Lo sprovveduto ottimista, può
anche credere, o fingere di credere (se è in malafede), che costituire una ULSS unica
bellunese si possa tradurre in un mantenimento degli standard di qualità
sociosanitaria in provincia. Ebbene, è esattamente il contrario.
Chiunque abbia un minimo di senso della realtà non può che aspettarsi da una ulteriore fusione di ULSS un
graduale, deciso, insesorabile peggioramento delle cose, e cioè il
raddoppiamento dei tempi di attesa per gli esami e per i ricoveri, lo
scadimento qualitativo dei servizi di ospitalità, e un depauperamento irreversibile e generale delle risorse professionali...
Perchè? Perchè è esattamente così che è andata dopo la soppressione
delle ULSS dell'alta provincia, la "1" e la "2" di una volta, confluite da diversi anni fa
nell'ULSS 1 di Belluno. Perchè ormai i fatti parlano chiaro e dimostrano che oggi in quelle zone va in scena
la smobilitazione della sanità pubblica.
Perchè anche
per Feltre le cose non andrebbero in modo diverso: se la ULSS n. 2 venisse
soppressa; pezzo per pezzo l'ospedale feltrino verrebbe smontato e, nella
migliore delle ipotesi, ridotto ad un puro contenitore di
accessori, di servizi magari a pagamento, tanto per far cassa.
A Belluno
invece l'ospedale verrebbe stipato fino all'inverosimile per contenere tutta la sanità
"necessaria" (ma solo la necessaria), così da saturare i servizi e da
obbligare la gente a rivolgersi ai centri medici e alle cliniche
private, e ovviamente ad emigrare fuori provincia.
E' solo questo, in fondo, il vero risparmio voluto e cercato da chi ci governa, non certo la riduzione di un qualche stipendio di direttore generale.
Ma a chi gioverebbe uno siffatto scenario? Ai bellunesi no di certo, perchè sarebbero costretti a sgomitare per un posto letto o per un esame urgente, e
a farlo nel loro vecchio ospedale; ai feltrini nemmeno visto che essi perderebbero il loro prezioso ospedale e la loro sanità; e neppure agli agordini o
ai cadorini potrebbe giovare, trovandosi loro più degli altri, a
contendere i servizi con utenti ben più vicini ai servizi e numerosi e a doverlo fare da lontano.
Insomma, a nessuno gioverebbe se non alla sanità privata, e se davvero fosse un bel risparmio per le casse regionali, lo sarebbe ad un caro prezzo per noialtri!
Michele Balen
17 gennaio 2012
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mercoledì 7 settembre 2016
martedì 3 febbraio 2015
ULSS unica: un no ponderato
26 gennaio 2011 alle ore 17.55
La domanda potrebbe essere questa: dopo la soppressione dell'ULSS n. 2 (che sarebbe in tutto simile a quella già sperimentata con le ULSS agordina e cadorina accorpate a suo tempo in quella di Belluno) che scenario avremmo davanti agli occhi?
Certamente avremmo meno primari, dal che consegue inevitabilmente, a qualche ora, meno reparti e meno posti letto, e meno servizi, sia nel complesso dell'ULSS provinciale, sia soprattutto a Feltre, che diverrebbe l'anello debole del sistema. Meno reparti e meno servizi sono poi anche una minor occupazione, nonchè una minor qualità delle prestazioni. Lo scenario sarebbe un gorgo insomma, senza risalita.
Se qualcuno, a buona ragione, potesse smentire questo triste scenario, e se lo potesse fare con cognizione di causa, io ne sarei più che lieto.
In quel caso io stesso proporrei di istituire un'ULSS unica veneta, che vada da Rovigo a Cortina e da Caorle a Verona.
Dalle ultime cosiddette 'razionalizzazioni' e dagli ultimi cosiddetti 'riordini' nel settore pubblico che cosa abbiamo imparato? Che le scuole sono andate migliorando con la soppressione dei plessi e con la riduzione delle classi e degli orari? Che le ferrovie, tolte le corse e chiuse le piccole stazioni, sono diventate meno costose e più puntuali e pulite di prima? Che le poste razionalizzate, sono decisamente migliorate sotto ogni aspetto? Abbiamo imparato che da quando la pretura di Feltre è stata soppressa è diventato più celere l'iter delle cause?
Il no all'ULSS unica bellunese non è un no 'a priori', ideologico, anzi! Ideologico è piuttosto insistere così, a priori, sulla strada dell'unire ad ogni costo.
De profundis per la sanità feltrina?
25 gennaio 2012 alle ore 17.17
Pare che per salvare la sanità della montagna veneta non ci sia altro da fare che costituire una unica ULSS provinciale con sede a Belluno, un'ULSS gigantesca, spropositata, di sessantanove comuni, estesa per ben 3.678 km² e abitata da circa 213.500 persone, più o meno sparpagliate fra le valli e le vallate.
L'attacco viene dai media locali, viene dai sostenitori del risparmio sulla sanità (si vede che per loro è meglio risparmiare sulla salute che sulle rotonde stradali); l'attacco viene da chi vuole avocare tutta la sanità provinciale all'ULSS numero 1 (che ovviamente fa rima con Belluno).
L’U.L.S.S. n. 1 fu costituita dalla L.R. 14/9/1994 n. 56 (con decorrenza effettiva dal 1 gennaio 1995) accorpando le tre Unità precedenti: l'ULSS n. 1 del Cadore con sede a Pieve di Cadore, la n. 2 Agordina con sede ad Agordo e la n. 3 detta “Bellunese - Alpago - Zoldano” con sede a Belluno.
A distanza di meno di vent'anni come stanno le zone del Cadore e dell'Agordino in fatto di sanità? Sono soddisfatti i cittadini? Sono migliorati i servizi? E l'ULSS di Belluno è a posto coi suoi conti? Gode davvero di ottima salute?
Stando alle teorie degli unificatori oggi Feltre dovrebbe invidiare la prosperità di quelle zone, l'efficienza dei servizi, l'efficacia degli interventi. E l'Ulss di Belluno dovrebbe apparire forte e inossidabile. Ma allora perché i cadorini e gli agordini vanno protestando a Venezia? Ma allora perché Belluno dovrebbe aver bisogno dell'Ulss feltrina per stare in piedi?
Dispiace forse a costoro che Feltre ancora non goda appieno dello status vantaggioso di accorpati?
Io credo che i fatti abbiano ormai ampiamente dimostrato che cosa voglia dire nella concreta realtà 'unificazione delle ULSS': altro non è che un danno per tutti.
Ora, può anche darsi che chi propugna la chiusura dell'ULSS di Feltre abbia in mente di salvare Belluno da certi suoi disagi scaricandoli sul Feltrino, ma è più che legittimo dubitare che pensi seriamente al bene dei feltrini e dei bellunesi stessi.
Se ne ricordino bene i feltrini quando sarà loro chiesto, come sempre, di dichiararsi uniti a questa napoleonica provincia di Belluno. Si ricordino che da Belluno s'è alzata più di una voce per chiedere il trasferimento della sede universitaria da Feltre a quella città, coi risultati che poi si sono visti. Si ricordino che da Belluno s'è alzata più di una voce per chiedere la fine della Ulss feltrina.
Chi crede che questa terra debba poter diventare un giorno una provincia dolomitica autonoma sappia fin da subito che ragionare in termini di castrazione del Feltrino, al fine di difendere a priori i vantaggi del capoluogo, è minare la basi stesse di ogni futura concordia. La concordia, infatti, non si costruisce mai coi soprusi. Né è giusto e corretto scaricare ogni frustrazione di un capoluogo sui territori della sua provincia.
ULSS unica...Un problema (anche) di democrazia
27 gennaio 2011 alle ore 13.13
Non tutti sono daccordo ad istituire una ULSS unica in Provincia di Belluno,
né con le parole né coi fatti, né a destra né a sinistra, e per fortuna! Ma c'è chi la vuole. C'è chi vorrebbe 'garrottare' la sanità feltrina, ed è più che altro chi non vede, o non vuole o non riesce a vedere una cosa che invece è sotto gli occhi di tutti, se solo li si tiene aperti, vale a dire la decadenza del cosiddetto 'pubblico' e dello stato sociale in tutta Italia. Ed è l'agonia della montagna veneta.
Il problema però è più ampio e capitale di quanto non possa sembrare a prima vista.
Dietro l'ipotizzata soppressione dell'ULSS feltrina aleggia una sorta di fumus ideologico, di sottopensiero latente, di impeto ideale pragmatista e machiavellico. Un impeto di antidemocrazia, potremmo dire, visto che da più parti si suggerisce (ben si intende più o meno apertamente) che un politico virtuoso, un amministratore bravo e coraggioso, è colui che non tien conto del consenso popolare, che agisce fregandosene bellamente dei voti e del patto con gli elettori.
Seguendo il filo rosso di questo pensiero pragmatista, di questa specie di realpolitik del postmoderno, si può beatamente sacrificare la sanità feltrina in barba agli elettori. E' la gloria dell'antipopolarità, del "Vi prometto sudore, lacrime, sangue" alla Winston Churchill. Ed è la moda del momento.
Così la volontà dei feltrini, come quella di ogni altro elettorato, è poca cosa, il senso del bene pubblico diventa relativo e dipendente dai pensieri solitari del politico. E di quattro ULSS dolomitiche se posson fare due, e poi magari una e poi, forse chissà, più nessuna.
Lacrime e sangue, appunto. E giù gli applausi.
ULSS Unica Bellunese?
25 gennaio 2011 alle ore 9.50
L'ottimista svampito o chi è in malafede possono anche credere, o fingere di credere, che l'ULSS unica bellunese voglia dire mantenimento degli standard di qualità sociosanitaria in provincia. Al contrario, chiunque abbia un minimo di senso della realtà non può che aspettarsi un graduale, deciso, inesorabile peggioramento delle cose: un raddoppiamento dei tempi di attesa per gli esami e i ricoveri, uno scadimento dei servizi di ospitalità, un depauperamento delle risorse professionali...
Perché? Ecco lo scenario che ci si deve aspettare: a pezzo a pezzo l'ospedale di Feltre sarà smontato o, nella migliore delle ipotesi, ridotto ad un vasto contenitore di accessori, mentre a Belluno sarà stipata per sopravvivenza la vera sanità, quella necessaria.
E' questo il vero risparmio cercato, non lo stipendio di qualche dirigente.
Così a Feltre tutto sarà svuotato e a Belluno tutto sarà stipato, saturato fino all'inverosimile, con gran danno di chiunque, anche dei bellunesi ddel capluogo, e anche degli amici del Primiero.
Capirai che risparmio per le casse regionali!
Chissà, mi chiedo, se si affacceranno sulla scena nuovi soggetti privati, cliniche e società mediche pronte a lucrare come le iene sulla cadavere del servizio pubblico?
Comunque i feltrini sembrano stanchi dopo due secoli di assedio e si stanno rassegnando alla china, a diventare dei paesani senza né arte né parte; i bellunesi, per parte, loro ostentano una certa indifferenza per la faccenda, se non addirittura una vena di blanda soddisfazione.
Uno sguardo lo darei adesso alpartito dei responsabili, quello di coloro i quali si tagliano le mani da soli pur di poterlo fare da.... protagonisti, di coloro i quali si mutilano in modo autarchico, con serietà, oculatezza e compunzione, certo: per non lasciare che siano gli altri a tagliarli a pezzi. "Suvvia" - dicono - "siamo tutti adulti e reponsabili, castriamoci da soli! Qualcuno ha detto loro che in tempo di crisi avere due mani è un lusso... , e loro, manco a dirlo, zac... se le tagliano da soli.
domenica 25 gennaio 2015
la conferenza dei sindaci sulle schede di dotazione ospedaliera
10 luglio 2013
L'Esecutivo della Conferenza sta esaminando la proposta di adeguamento delle schede di dotazione ospedaliera delle strutture pubbliche e private accrediate e di definizione delle schede di dotazione territoriale delle unità organizzative dei servizi e delle strutture di ricovero intermedie, come contenute nella DGR 68/CR trasmessa all'esame della V^ Commissione consiliare ed alla Conferenza regionale permanente per la programmazione sanitaria e socisanitaria, per l'espressione del parere previsto.
Esprime soddisfazione per il lavoro svolto dalle Direzioni strategiche dell'Ulss e dal Consigliere regionale del feltrino, Dario Bond, che ha visto confermare ed in alcuni servizi e settori ampliare, consistenza, dotazione, ruolo e qualità del presidio ospedaliero di Feltre e di quello di Lamon.
Sta analizzando con la Direzione strategica dell'Ulss la definizione dell'associazionismo medico come presidio della rete territoriale nonché la dotazione delle nuove previsioni di strutture di ricovero intermedie.
Una riunione dell'Esecutivo di prossima convocazione sarà dedicata proprio all'analisi di tali tematiche ed alle prospettive per la nostra Ulss ed è prevista una successiva riunione di Conferenza per condividere valutazioni, giudizi e proposte.
Cordiali saluti
IL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA
Paolo Perenzin
la sanità che scivola...
31 gennaio 2014
Mi
preoccupa, e non poco, ciò che potrebbe succedere alla medicina di base
del nostro comune. Temo (in realtà ne sono convinto) che la nuova legge
finirà con lo sguarnire la pedemontana feltrina, e la montagna vera,
della presenza dei medici, con gravi disagi per la popolazione,
soprattutto anziana, e per i bambini. Non si può restare a guardare...
Mi
preoccupa, e non poco, ciò che potrebbe succedere alla medicina di base
del nostro comune. Temo (in realtà ne sono convinto) che la nuova legge
finirà con lo sguarnire la pedemontana feltrina, e la montagna vera,
della presenza dei medici, con gravi disagi per la popolazione,
soprattutto anziana, e per i bambini. Non si può restare a guardare...
pediatri di montagna
31 gennaio 2014 ·
"Chi ama la montagna le lascia i suoi pediatri!"
Dove terrebbe il suo ambulatorio il pediatra, secondo il nuovo modello organizzativo sociosanitario del territorio?
In fondovalle?
O potrà continuare a rimanere vicino ai bambini della pedemontana?
Servono garanzie serie.
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