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mercoledì 7 settembre 2016

Smobilita la sanità di montagna

Lo sprovveduto ottimista, può anche credere, o fingere di credere (se è in malafede), che costituire una ULSS unica bellunese si possa tradurre in un mantenimento degli standard di qualità sociosanitaria in provincia. Ebbene, è esattamente il contrario.
 

Chiunque abbia un minimo di senso della realtà non può che aspettarsi da una  ulteriore fusione di ULSS un graduale, deciso, insesorabile peggioramento delle cose, e cioè il raddoppiamento dei tempi di attesa per gli esami e per i ricoveri, lo scadimento qualitativo dei servizi di ospitalità, e un depauperamento irreversibile e generale delle risorse professionali...
 

Perchè? Perchè è esattamente così che è andata dopo la soppressione delle ULSS dell'alta provincia, la "1" e la "2" di una volta, confluite da diversi anni fa nell'ULSS 1 di Belluno. Perchè ormai i fatti parlano chiaro e dimostrano che oggi in quelle zone va in scena la smobilitazione della sanità pubblica.
Perchè anche per Feltre le cose non andrebbero in modo diverso: se la ULSS n. 2 venisse  soppressa; pezzo per pezzo l'ospedale feltrino verrebbe smontato e, nella migliore delle ipotesi, ridotto ad un puro contenitore di accessori, di servizi magari a pagamento, tanto per far cassa. 

A Belluno invece l'ospedale verrebbe stipato fino all'inverosimile per contenere tutta la sanità "necessaria" (ma solo la necessaria), così da saturare i servizi e da obbligare la gente a rivolgersi ai centri medici e alle cliniche private, e ovviamente ad emigrare fuori provincia.
E' solo questo, in fondo, il vero risparmio voluto e cercato da chi ci governa, non certo la riduzione di un qualche stipendio di direttore generale.

Ma a chi gioverebbe uno siffatto scenario? Ai bellunesi no di certo, perchè sarebbero costretti a sgomitare per un posto letto o per un esame urgente, e a farlo nel loro vecchio ospedale; ai feltrini nemmeno visto che essi perderebbero il loro prezioso ospedale e la loro sanità; e neppure agli agordini o ai cadorini potrebbe giovare, trovandosi loro più degli altri, a contendere i servizi con utenti ben più vicini ai servizi e numerosi e a doverlo fare da lontano.
Insomma, a nessuno gioverebbe se non alla sanità privata, e se davvero fosse un bel risparmio per le casse regionali, lo sarebbe ad un caro prezzo per noialtri!


Michele Balen 
17 gennaio 2012

domenica 11 ottobre 2015

L'ANCI Veneto sulle ULSS

Documento dell'ANCI regionale circa la riforma della sanità veneta.


Pdl 23 e proposte di modifica:
·        Si propone di nominare i 21 Direttori Generali per il triennio 2016-2018 (per le attuali ulss esistenti, per l'Azienda ospedaliera di Padova e di Verona e per lo IOV), di attivare l’Azienda zero in gennaio 2016, l'azienda Zero non deve avere compiti di Programmazione e Controllo che restano in carico alla Direzione Generale Sanità e Sociale, organo tecnico dell’assessorato alla Sanità e al Sociale nonché del consiglio Regionale, ma deve fungere da ente terzo di controllo, verifica e ideazione di strategie a supporto della direzione generale sanità e sociale e delle ULSS del Veneto (come precedentemente era Agenzia regionale socio sanitaria del veneto e come era proposto anche dal PDL n. 356 “istituzione del centro regionale per l’epidemiologia, la qualità e la sicurezza (CEQuaS)” .
Un organo terzo di controllo e verifica come strumento di garanzia, di correttezza e trasparenza delle azioni espressione di un buon governo.
·        Di individuare le nuove ulss secondo ambiti territoriali omogenei entro il 2016, di preparare le nuove schede delle nuove ulss nel primo semestre 2017 e    dare mandato ai direttori generali di integrare le ulss secondo il nuovo assetto con nomina a dicembre 2018 dei nuovi Direttori Generali.
·        Si propone, inoltre, di individuare un ambito territoriale adeguato attorno alle attuali aziende ospedaliere di Padova e Verona (circa 350-400.000 abitanti) riperimetrando così in linea di massima 2 ulss di ambito ottimale territoriale (in sintesi: 12 ulss con al centro un ospedale di rete, 2 Aziende ospedaliere con un territorio di riferimento e IOV).
·        Rispetto a quanto proposto nell'attuale Proposta di Legge n. 23 vi sarebbero una riduzione delle ulss esistenti dalle attuali 21 a 12 più azienda ospedaliera di Padova e di Verona e IOV.
·        Per quanto riguarda l'eliminazione del Direttore dei servizi sociali si fa presente che:
1. Nel PSSR approvato con la scorsa legislatura finalmente si è portata a compimento l'integrazione socio sanitaria, iniziata nel 1984, affidando al direttore di servizi sociali anche la funzione territoriale, ovvero il governo complessivo delle attività territoriali, che non sono solo quelle sociali, ma anche quelle sociosanitarie a rilevanza sociale (una tra tutte le cure palliative, che ad oggi rappresentano una delle sfide anche economiche più impegnative del sistema). Eliminare il Direttore dei Servizi Sociali, riaccorpando le sue funzioni al Direttore Sanitario, significa rimettere il focus sull'ospedale e l'ospedalizzazione, contro ogni evidenza, teoria e pratica, della necessità di fare dell'ospedale il luogo dell'acuzie e del territorio il luogo della presa in carico integrata dei problemi delle persone.
2. In una Regione la cui amministrazione rivendica quotidianamente il primato di eccellenza della sanità, una delle eccellenze è stata proprio l'integrazione socio sanitaria, che ha permesso lo sviluppo di una rete di servizi più vicini al cittadino, con il coinvolgimento tramite le Conferenze dei Sindaci dei comuni e delle Aziende Sanitarie. Oggi l'integrazione è un modello cui stanno puntando altre regioni. Eliminarla, soprattutto in un momento di difficoltà per i comuni a riprendersi le deleghe alla luce del patto di stabilità, significa minare alla base i servizi per i cittadini. Proprio perché Sanità non coincide con Ospedalizzazione. Quando si dice che questa riforma del sistema consentirà tagli della spesa senza tagli ai servizi, non si presta sufficiente attenzione ai servizi del territorio, che saranno necessariamente ridotti e tagliati.
Venendo meno la direzione dei servizi sociali (del quale non si capisce la ragione o i vantaggi economici finanziari) verrebbe meno la peculiarità propria del SSR veneto caratterizzato da una forte integrazione socio-sanitaria. Il ruolo della conferenza dei sindaci viene ad essere totalmente sminuito, il Comune verrebbe a versare dei contributi all’Azienda Ulss senza avere nessun controllo sull’operato e sui livelli di assistenza erogati ai propri cittadini. La figura del direttore dei servizi sociali deve essere mantenuta.

E’ inoltre opportuno elaborare un piano economico-finanziario che evidenzi gli effettivi e veri risparmi indotti da questa riforma sanitaria.





Il BARD sulle ULSS

 Una nota del BARD sull'ipotesi di unificazione delle ULSS 


ULSS UNICA BELLUNESE
“L'AZIENDA DOLOMITICA E' CONTRO IL TERRITORIO”

“La vogliono chiamare Usl Dolomitica, ma sarà un'operazione decisamente dannosa per il nostro territorio”. La nascita di un'unica azienda sanitaria nel Bellunese, nata dalla fusione delle due Ulss provinciali, sarà l'ennesimo colpo alla sanità di montagna: ne è sicuro il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti, che raccoglie lo sfogo dei sindaci dell'Ulss 2 Feltre.
“Il taglio della spesa pubblica è sempre più necessario, – commentano dal direttivo – ma non è certo riducendo ancora i servizi alla montagna che si risolvono i problemi del Veneto e dell'Italia. Con la sanità “modello Zaia”, salta l'integrazione ospedaliera con il territorio, si sgretola il pilastro dell'integrazione socio - sanitaria che nel nostro territorio ha generato tanta qualità. Si vuole seguire il modello lombardo, con le unità operative in pochi centri (già il piano sanitario del 2011 concentrava in pianura la maggioranza delle unità operative complesse, facendo perdere a Belluno 6 unita operative complesse e due strategiche a Feltre, con pochi tra sindaci e cittadini che si resero conto della discesa nella qualità e nella  quantità delle prestazioni): un modello che depotenzia il pubblico e lascia spazio al privato, minando il concetto di universalità della garanzia alla salute. Prevenzione, cura e riabilitazione non possono dipendere dal portafoglio del cittadino”.
“La sanità è un diritto universale e deve essere garantita parimenti in tutti i territori: il presidente Zaia non può pensare solo a Treviso e alla pianura. Per noi bellunesi, l'unica strada per continuare a vivere nei nostri paesi è guardare al nord, alle altre terre alpine, quelle simili a noi, che hanno i nostri problemi e sanno come affrontarli”.
“Si risparmia la spesa di un ufficio di direzione generale, ma si taglia anche la figura del direttore dei servizi sociali. - continuano dal Bard – Si perde tutta l'autonomia dei direttori generali, a favore di una grande azienda regionale, la famigerata Uls “zero”, dalla quale dipenderanno decisioni come quelle, fondamentali, sulle assunzioni, alla faccia dell'autonomia, del federalismo e delle specificità dei territori”.

“Siamo orgogliosi – concludono dal movimento – che tutti i sindaci del territorio dell'Ulss 2 abbiano deciso di alzare la testa, anche quelli che due anni e mezzo fa hanno bocciato i referendum per il passaggio di confine, non capendo il reale intento politico della consultazione. Se i sindaci scenderanno in piazza contro questa decisione, noi saremo con loro: lo abbiamo fatto sul Ponte Cadore, lo faremo anche a Feltre, Lamon o dove vorranno”.

Gianmario Dal Molin sulle Ulss

Una nota di Gianmario Dal Molin sull’ipotesi di unificazione delle Ulss 

Dopo la presentazione del DDL regionale sull’unificazione delle Ulss che vede cancellata l’autonomia sanitaria del Feltrino in nome di un discutibile accentramento provinciale, occorre iniziare una battaglia civile e democratica di sensibilizzazione su due fronti: quello interno dell’opinione pubblica, delle associazioni e delle istituzioni e quello nei confronti della Regione che ha sempre visto con un occhio di riguardo la specificità del Feltrino il cui ospedale, interregionale, serve anche il Primiero.
Se vi è un territorio nel quale aveva un senso la vecchia programmazione regionale per aree ottimali e non per aree vaste,  in vigore da trentacinque anni,  è proprio quello della montagna per il quale la dimensione provinciale, come due secoli di improvvida esperienza  istituzionale dimostrano,  è sempre stata  nefasta. La sanità è sino ad oggi uno degli ultimi ambiti nei quali questa dimensione di area ottimale dei servizi avente per cento il binomio “ospedale - territorio” è stata rispettata ed è sotto gli occhi di tutti cosa ha fatto il Feltrino in ambito ospedaliero e in quello dei servizi sociali rispetto al Bellunese per il quale tutto veniva offerto su un piatto d’argento in quanto capoluogo di provincia. Ho sempre sostenuto, e ne  sono tuttora convinto, che Belluno, città di servizi, e dunque tendenzialmente “parassitaria”,  non ha mai avuto e non avrà mai i requisiti storici, culturali e politici per ridare al territorio ciò che sistematicamente gli sottrae. E questo sotto ogni profilo, amministrativo, economico e financo religioso. La filosofia dell’Ulss di Feltre è sempre stata all’incontrario quella di prediligere il territorio, dal Trentino alla Val Belluno, a scapito talvolta degli stessi servizi feltrini.
In montagna e soprattutto in campo sanitario e sociale è necessaria una guida “ a catena corta” che monitorizzi incessantemente i bisogni del territorio e ne riferisca autorevolmente  in Regione.  La deresponsabilizzazione a tutti i livelli che ne deriverebbe nel caso di una unificazione bellunocentrica sarebbe fatale per il Feltrino, come lo è stata per alcuni versi per le soppresse unità sanitarie locali del Cadore e dell’Agordino. Il Feltrino è per sua stessa natura e storia un area di confine vastissima che di “dolomitico” ha ben poco e su di esso confluiscono tuttora, oltre al Primiero, alcune zone della Bassa Valsugana e dell’Alto Trevigiano al punto di dire che se area vasta veneta deve essere ....meglio Treviso, come già stanno facendo alcune organizzazioni imprenditoriali e sindacali!

Gianmario Dal Molin

Il Documento del Comitato Pro Ospedale di Feltre

Testo del documento redatto dal Comtato Pro Ospedale sottoscritto da oltre quaranta associazioni dei comuni del Feltrino e del Primiero.


Comitato Pro Ospedale
Presso Centro Sportivo Italiano - Viale Mazzini 8
Tel. 0439 81111 Fax 83530 e mail csi.feltre@libero.it
Feltre
                                                                                              Feltre, 20 luglio 2015

            Il Comitato Pro Ospedale di Feltre, riunito in data odierna per esaminare il progetto di legge regionale n. 23 sulla riorganizzazione della sanità del Veneto, esprime il proprio forte dissenso verso un’operazione che ne stravolgerebbe l’assetto, quale si è venuto a strutturare in maniera perfettamente consona con le sue realtà territoriali.
            Se nella presenta fase storica, l’imperativo per lo Stato è di eliminare gli sprechi, ciò non può diventare, a livello politico-amministrativo, un brutale esercizio di tagli indiscriminati dei servizi, soprattutto nel delicato campo socio-sanitario e soprattutto in zone difficili come la montagna.
* * *
            I punti del PDL che appaiono maggiormente critici sono i seguenti:
A)     Il superamento di fatto delle sinergie fra servizi sanitari, socio-sanitari e sociali, che da sempre ha caratterizzato il Veneto (e in particolare l’Ulss 2 di Feltre), cancellando  totalmente (almeno in questa fase) il ruolo degli enti locali e della conferenza dei sindaci.

B)      La eccessiva concentrazione di funzioni (e poteri) in capo alla cosiddetta “Azienda Zero” e al suo Direttore Generale. Essa appare bensì utile ai fini del coordinamento e della programmazione (massime in sede di verifica e controllo) e di razionalizzazione del provveditorato nella logica dei costi-standard, a patto però di alzare solide barriere anti-corruzione (la nomina da parte del D.G. del Collegio Sindacale non va certo in questo senso) e di condividere con le Aziende le procedure di selezione del personale medico.

C)      La drastica riduzione del numero delle Ulss, che scardina brutalmente il principio perfettamente funzionale alla realtà policentrica del Veneto, secondo il modello “Ospedale-Territorio” e di aree ottimali fortemente agganciate ad esso.

E’ alle conseguenze di quest’ultimo aspetto che il Feltrino si ribella più decisamente, reclamando la sopravvivenza della propria Azienda Sanitaria, non per mera rivendicazione dello status-quo, o per ragioni di tipo campanilistico,  ma perché sussistono ragioni ben precise per ritenere che da una fusione delle due Ulss provinciali non discenderebbe, a livello provinciale, un miglioramento dei servizi, ma un loro peggioramento.
                Rilevato preliminarmente come appaia anacronistico rifarsi ai confini delle vecchie province, destinate a sparire come istituzioni locali intermedie, rispondenti a logiche ottocentesche di delimitazione di aree omogenee; e come il dibattito politico suscitato dal PDL in questione produrrà certamente la cassazione di più di uno degli accorpamenti previsti, tre sono le ragioni del dissenso:
1)      L’Ulss di Feltre ha un bacino reale d’utenza che travalica, appunto, i confini provinciali, sia verso l’Alto Trevigiano che la parte orientale dell’Altopiano di Asiago, sia soprattutto verso il Trentino (l’ intero Primiero e parte dell’Alta Valsugana e del Tesino). E’ per tale ragione, del resto, che l’ultimo PSSR classificò l’ospedale di Feltre quale “presidio a valenza extra-regionale”.
2)      La sempre invocata ma mai concretizzata “specificità” della montagna, sancita dalla LR 25/14 con particolare riferimento al territorio della provincia di Belluno, dovrebbe suggerire un’applicazione, appunto, speciale dei criteri stabiliti per la pianura, costituendo motivo politicamente più che sufficiente per derogare, qui come presumibilmente altrove, dai principi adottati.
3)      Il concetto di area vasta a dimensione provinciale appare incongruo per una area vastissima come quella della montagna nel mente appare parimenti inapplicabile il concetto di struttura hub  per l’ospedale di Belluno, inidoneo sotto ogni profilo, (strutturale, demografico, professionale ecc.) a ricoprire tale ruolo, per sua stessa natura estendibile a poche grandi realtà ospedaliere regionali.
* * *
                L’occasione sembra invece propizia per ripensare l’articolazione territoriale del Veneto, dove accanto ai capoluoghi di provincia esistono altrettanti centri “secondari” che però organizzano attorno a sé porzioni ben riconoscibili di territorio, sufficientemente vaste da giustificare una nuova distribuzione di funzioni amministrative, partendo appunto dalla sanità. Ciò porrebbe la Regione Veneto all’avanguardia nell’applicazione della Legge Delrio di riforma degli enti locali, attualmente in posizione di stallo, razionalizzando l’attuale enorme divario fra un’area metropolitana “monstre” e una dispersione di micro-Comuni, privi di qualsiasi forza propulsiva.
                Per il Feltrino si tratterebbe in più di attivare intese con la vicina Provincia Autonoma di Trento, per una integrazione sanitaria crescente con i territori gravitanti sull’ospedale di Feltre.
                
     La giustificazione degli accorpamenti basata sul “risparmio” di figure apicali di direzione che ne seguirebbe, è facilmente confutabile. Ricorrendo ad una logica moderna di management aziendale, sarebbe sufficiente affidare ad uno staff ridotto la governance delle Aziende Sanitarie: uno staff composto cioè dal Direttore Generale, dal Direttore dell’ ospedale e dal Direttore del Distretto, dato che con l’istituzione dell’Azienda Zero vengono meno molte funzioni di direzione strategica e molte funzioni di tipo amministrativo e gestionale, intatta restando l’esigenza di un controllo quotidiano su strutture e servizi che all’interno di mega strutture come quelle delineate sarebbero fatalmente lasciate in balia di se  stesse.  Siccome una delle motivazioni maggiori strumentalmente esibite è quella della riduzione della spesa, questo modello permetterebbe di conseguire gli stessi risparmi, pur mantenendo in vita tutte e 21 le Ulss attuali. Si creerebbe così un modello virtuoso che – mutatis mutandis -  applica alla sanità regionale le antiche pratiche di governo della “Serenissima”, con un forte accentramento da un lato ed un altrettanto forte contrappeso periferico dall’altro.
* * *
                Il Comitato Pro Ospedale di Feltre, fortemente preoccupato per il futuro della sanità provinciale, auspica pertanto una mobilitazione degli Enti Locali e delle Associazioni operanti nel territorio, per portare avanti le istanze illustrate nel presente documento, in un rapporto dialettico rispettoso ma fermo fra cittadini e istituzioni.


giovedì 5 febbraio 2015

ULSS unica no (neppure a Feltre)

Rispondo a Giacomo Deon, presidente di Confartigianato Belluno, che dalla pagina web di Bellunopress-Dolomiti propone l'unificazione delle ULSS di Feltre e di Belluno, la cui sede amministrativa egli concederebbe a Feltre.

Egregio presidente, 
Lei metterebbe a Feltre la sede dell'ULSS unica provinciale, bontà sua, ma che cosa cambierebbe infine per la sanità reale, per i servizi sociosanitari ai cittadini? I difetti congeniti e inevitabili dell'ULSS unica non sarebbero forse gli stessi, non si avrebbe forse una graduale diminuzione dei servizi nel Feltrino, e una saturazione di quelli del Bellunese con file inusitate, e una crescente marginalizzazione del Cadore e dell'Agordino?

Perchè prevedere un calo qualitativo e quantitativo dei servizi?

Perchè è questo che ci ha mostrato l'annessione già avvanuta delle ULSS del Cadore e dell'Agordino a quella bellunese. E perchè è questo il vero risparmio che si vorrebbe raggiungere, e non certo la diminuzione di qualche semplice stipendio dirigenziale o impiegatizio, per alto che sia.

E perchè i servizi calarebbero proprio sul Feltrino? Perchè il Feltrino è un territorio decentrato rispetto alla provincia di Belluno (che è stata assemblata da Napoleone appunto attorno alla città di Belluno). Va da sè che la periferia debba perdere di peso.
L'amministrazione unica, per sua stessa natura, sarebbe portata a sacrificare i servizi sull'area feltrina, con buona pace dei santi propositi di chiunque e dei pezzi di formaggio tesi ad esca degli ingenui.


 L'unificazione "È’ un fatto organizzativo - Lei dice -  che renderà efficiente il sistema sanitario provinciale, da non confondere con i servizi e la rete degli ospedali che deve essere sempre più qualificata." E però questa sempre più qualificata rete di ospedali e di servizi come si garantirebbe? Da quale miracolosa virtù dovrebbe mai scaturire, dato che un solo apparato amministrativo sarebbe tutt'altro che più agile ed efficace?
"A chi giova il mantenimento di apparati?" lei chiede. E io Le dico giova ai territori che possono servirsi di quegli apparati per garantire i servizi. Ma Lei incalza: "A chi giova garantire, nonostante, tutto i livelli del servizio sanitario locale?" 
Ai malati, ecco a chi giova! Giova ai malati della provincia, e soprattutto ai meno abbienti. E scusate se è poco.

A margine del mio no all'unificazione delle ULSS voglio ricordare a chi mi legge, 
che il solo consiglio comunale di Agrigento è costato ben due milioni di euro in sei anni. Due milioni di Euro il solo Consiglio comunale e nell'arco di un mandato o poco più. 
Voglio ricordare a chi mi legge, che il Quirinale è costato, nel solo 2013, la bellezza di 352.606.518,00 euro.
E che lo stipendio di un assessore regionale calabrese, ancora nel 2012, contava la bella cifra di 10.729 euro netti al mese. 
E, infine, che un deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana porta a casa ogni mese più di 11.100.00 euro lordi, e li ritiene anche pochi.
Questa è l'Italia! E da Feltre e da Belluno si ha il coraggio di pretendere pure l'unificazione delle ULSS in nome della virtù...



Segue l'articolo

Una Ulss unica? Deon: “Sì, facciamola a Feltre”

feb 5th, 2015 | By | Category: Riflettore, Sanità 

Unire le ULSS di Belluno e Feltre? Giacomo Deon, presidente di Confartigianato Belluno, dice sì e anzi ne propone una sola a Feltre.
“È’ un fatto organizzativo – spiega così la Sua idea il presidente Deon – che renderà efficiente il sistema sanitario provinciale, da non confondere con i servizi e la rete degli ospedali che deve essere sempre più qualificata.
Lo abbiamo detto nella lettera aperta inviata nelle scorse settimane alla presidente della Provincia, Daniela Larese Filon, ora c’è lo ridice la Regione. E’questo il momento di decidere – prosegue Giacomo Deon – di fronte ai tagli di bilancio i Bellunesi non possono far finta di niente e nascondere la testa sotto la sabbia.
A chi giova il mantenimento di apparati ? A chi giova garantire, nonostante, tutto i livelli del servizio sanitario locale ?
Bellunesi, decidiamo – è l’invito di Deon – se le istituzioni locali non lo fanno, troviamo altre forme: gli Stati generali come da molto tempo come Associazione stiamo proponendo di organizzare”.

martedì 3 febbraio 2015

ULSS unica: un no ponderato


26 gennaio 2011 alle ore 17.55

Il no all'ULSS unica bellunese  non è un 'no a priori'... è un no ragionato, ponderato.
La domanda potrebbe essere questa: dopo la soppressione dell'ULSS n. 2 (che sarebbe in tutto simile a quella già sperimentata con le ULSS agordina e cadorina accorpate a suo tempo in quella di Belluno) che scenario avremmo davanti agli occhi?
Certamente avremmo meno primari, dal che consegue  inevitabilmente, a qualche ora, meno reparti e meno posti letto, e meno servizi, sia nel complesso dell'ULSS provinciale, sia soprattutto a Feltre, che diverrebbe l'anello debole del sistema. Meno reparti e meno servizi sono poi anche una minor occupazione, nonchè una minor qualità delle prestazioni. Lo scenario sarebbe un gorgo insomma, senza risalita.
Se qualcuno, a buona ragione, potesse smentire questo triste scenario, e se lo potesse fare con cognizione di causa, io ne sarei più che lieto.
In quel caso io stesso proporrei di istituire un'ULSS unica veneta, che vada da Rovigo a Cortina e da Caorle a Verona.
 
Dalle ultime cosiddette 'razionalizzazioni' e dagli ultimi cosiddetti 'riordini' nel settore pubblico che cosa abbiamo imparato? Che le scuole sono andate migliorando con la soppressione dei plessi e con la riduzione delle classi e degli orari? Che le ferrovie, tolte le corse e chiuse le piccole stazioni, sono diventate meno costose e più puntuali e pulite di prima? Che le poste razionalizzate, sono decisamente migliorate sotto ogni aspetto? Abbiamo imparato che da quando la pretura di Feltre è stata soppressa è diventato più celere l'iter delle cause?

Il no all'ULSS unica bellunese non è un no 'a priori', ideologico, anzi! Ideologico è piuttosto insistere così, a priori, sulla strada dell'unire ad ogni costo.

De profundis per la sanità feltrina?


25 gennaio 2012 alle ore 17.17

E' in corso un attacco massiccio contro l'ULSS di Feltre. 
Pare che per salvare la sanità della montagna veneta non ci sia altro da fare che costituire una unica ULSS provinciale con sede a Belluno, un'ULSS gigantesca, spropositata, di sessantanove comuni, estesa per ben 3.678 km² e abitata da circa 213.500 persone, più o meno sparpagliate fra le valli e le vallate.

L'attacco viene dai media locali, viene dai sostenitori del risparmio sulla sanità (si vede che per loro è meglio risparmiare sulla salute che sulle rotonde stradali); l'attacco viene da chi vuole avocare tutta la sanità provinciale all'ULSS numero 1 (che ovviamente fa rima con Belluno).


L’U.L.S.S. n. 1 fu costituita dalla L.R. 14/9/1994 n. 56 (con decorrenza effettiva dal 1 gennaio 1995) accorpando le tre Unità precedenti: l'ULSS n. 1 del Cadore con sede a Pieve di Cadore, la  n. 2 Agordina con sede ad Agordo e la n. 3 detta “Bellunese - Alpago - Zoldano” con sede a Belluno. 
A distanza di meno di vent'anni come stanno le zone del Cadore e dell'Agordino in fatto di sanità? Sono soddisfatti i cittadini? Sono migliorati i servizi? E l'ULSS di Belluno è a posto coi suoi conti? Gode davvero di ottima salute?

Stando alle teorie degli unificatori oggi Feltre dovrebbe invidiare la prosperità di quelle zone, l'efficienza dei servizi, l'efficacia degli interventi. E l'Ulss di Belluno dovrebbe apparire forte e inossidabile. Ma allora perché i cadorini e gli agordini vanno  protestando a Venezia? Ma allora perché Belluno dovrebbe aver bisogno dell'Ulss feltrina per stare in piedi?

Dispiace forse a costoro che Feltre ancora non goda appieno dello status vantaggioso di accorpati

Io credo che i fatti abbiano ormai ampiamente dimostrato che cosa voglia dire nella concreta realtà 'unificazione delle ULSS': altro non è che un danno per tutti. 
Ora, può anche darsi che chi propugna la chiusura dell'ULSS di Feltre abbia in mente di salvare Belluno da certi suoi disagi scaricandoli sul Feltrino, ma è più che legittimo dubitare che pensi seriamente al bene dei feltrini e dei bellunesi stessi.


Se ne ricordino bene i feltrini quando sarà loro chiesto, come sempre, di dichiararsi uniti a questa napoleonica provincia di Belluno. Si ricordino che da Belluno s'è alzata più di una voce per chiedere il trasferimento della sede universitaria da Feltre a quella città, coi risultati che poi si sono visti. Si ricordino che da Belluno s'è alzata più di una voce per chiedere la fine della Ulss feltrina.


Chi crede che questa terra debba poter diventare un giorno una provincia dolomitica autonoma sappia fin da subito che ragionare in termini di castrazione del Feltrino, al fine di difendere a priori i vantaggi del capoluogo, è minare la basi stesse di ogni futura concordia. La concordia, infatti, non si costruisce mai coi soprusi. Né è giusto e corretto scaricare ogni frustrazione di un capoluogo sui territori della sua provincia.

ULSS unica...Un problema (anche) di democrazia



27 gennaio 2011 alle ore 13.13

Non tutti sono daccordo ad istituire una ULSS unica in Provincia di Belluno, né con le parole né coi fatti, né a destra né a sinistra, e per fortuna!
Ma c'è chi la vuole. C'è chi vorrebbe 'garrottare' la sanità feltrina, ed è più che altro chi non vede, o non vuole o non riesce a vedere una cosa che invece è sotto gli occhi di tutti, se solo li si tiene aperti, vale a dire la decadenza del cosiddetto 'pubblico' e dello stato sociale in tutta Italia. Ed è l'agonia della montagna veneta.

Il problema però è più ampio e capitale di quanto non possa sembrare a prima vista. 
Dietro l'ipotizzata soppressione dell'ULSS feltrina aleggia una sorta di fumus ideologico, di sottopensiero latente, di impeto ideale pragmatista e machiavellico. Un impeto di antidemocrazia, potremmo dire, visto che da più parti si suggerisce (ben si intende più o meno apertamente) che un politico virtuoso, un amministratore bravo e coraggioso, è colui che non tien conto del consenso popolare, che agisce fregandosene bellamente dei voti e del patto con gli elettori.

Seguendo il filo rosso di questo pensiero pragmatista, di questa specie di realpolitik del postmoderno, si può beatamente sacrificare la sanità feltrina in barba agli elettori. E' la gloria dell'antipopolarità, del "Vi prometto sudore, lacrime, sangue" alla Winston Churchill. Ed è la moda del momento.

Così la volontà dei feltrini, come quella di ogni altro elettorato, è poca cosa, il senso del bene pubblico diventa relativo e dipendente dai pensieri solitari del politico. E di quattro ULSS dolomitiche se posson fare due, e poi magari una e poi, forse chissà, più nessuna. 
Lacrime e sangue, appunto. E giù gli applausi.

ULSS Unica Bellunese?


25 gennaio 2011 alle ore 9.50

Il mio problema adesso è l'ULSS unica provinciale a Belluno.
L'ottimista svampito o chi è in malafede possono anche credere, o fingere di credere, che l'ULSS unica bellunese voglia dire mantenimento degli standard di qualità sociosanitaria in provincia. Al contrario, chiunque abbia un minimo di senso della realtà non può che aspettarsi un graduale, deciso, inesorabile peggioramento delle cose: un raddoppiamento dei tempi di attesa per gli esami e i ricoveri, uno scadimento dei servizi di ospitalità, un depauperamento delle risorse professionali...

Perché? Ecco lo scenario che ci si deve aspettare: a pezzo a pezzo l'ospedale di Feltre sarà smontato o, nella migliore delle ipotesi, ridotto ad un vasto contenitore di accessori, mentre a Belluno sarà stipata per sopravvivenza la vera sanità, quella necessaria. 

E' questo il vero risparmio cercato, non lo stipendio di qualche dirigente.

Così a Feltre tutto sarà svuotato e a Belluno tutto sarà stipato, saturato fino all'inverosimile, con gran danno di chiunque, anche dei bellunesi ddel capluogo, e anche degli amici del Primiero. 
Capirai che risparmio per le casse regionali!

Chissà, mi chiedo, se si affacceranno sulla scena nuovi soggetti privati, cliniche e società mediche pronte a lucrare come le iene sulla cadavere del servizio pubblico?

Comunque i feltrini sembrano stanchi dopo due secoli di assedio e si stanno rassegnando alla china, a diventare dei paesani senza né arte né parte; i bellunesi, per parte, loro ostentano una certa indifferenza per la faccenda, se non addirittura una vena di blanda soddisfazione.

Uno sguardo lo darei adesso alpartito dei responsabili, quello di coloro i quali si tagliano le mani da soli pur di poterlo fare da.... protagonisti, di coloro i quali si mutilano in modo autarchico, con serietà, oculatezza e compunzione, certo: per non lasciare che siano gli altri a tagliarli a pezzi. "Suvvia" - dicono - "siamo tutti adulti e reponsabili, castriamoci da soli! Qualcuno ha detto loro che in tempo di crisi avere due mani è un lusso... , e loro, manco a dirlo, zac... se le tagliano da soli.

domenica 25 gennaio 2015

la conferenza dei sindaci sulle schede di dotazione ospedaliera

10 luglio 2013
L'Esecutivo della Conferenza sta esaminando la proposta di adeguamento delle schede di dotazione ospedaliera delle strutture pubbliche e private accrediate e di definizione delle schede di dotazione territoriale delle unità organizzative dei servizi e delle strutture di ricovero intermedie, come contenute nella DGR 68/CR trasmessa all'esame della V^ Commissione consiliare ed alla Conferenza regionale permanente per la programmazione sanitaria e socisanitaria, per l'espressione del parere previsto.

 Esprime soddisfazione per il lavoro svolto dalle Direzioni strategiche dell'Ulss e dal Consigliere regionale del feltrino, Dario Bond, che ha visto confermare ed in alcuni servizi e settori ampliare, consistenza, dotazione, ruolo e qualità del presidio ospedaliero di Feltre e di quello di Lamon.

 Sta analizzando con la Direzione strategica dell'Ulss la definizione dell'associazionismo medico come presidio della rete territoriale nonché la dotazione delle nuove previsioni di strutture di ricovero intermedie.

Una riunione dell'Esecutivo di prossima convocazione sarà dedicata proprio all'analisi di tali tematiche ed alle prospettive per la nostra Ulss ed è prevista una successiva riunione di Conferenza per condividere valutazioni, giudizi e proposte.

 Cordiali saluti

IL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA
Paolo Perenzin

la sanità che scivola...

31 gennaio 2014




Mi preoccupa, e non poco, ciò che potrebbe succedere alla medicina di base del nostro comune. Temo (in realtà ne sono convinto) che la nuova legge finirà con lo sguarnire la pedemontana feltrina, e la montagna vera, della presenza dei medici, con gravi disagi per la popolazione, soprattutto anziana, e per i bambini. Non si può restare a guardare...

pediatri di montagna

31 gennaio 2014 · 


"Chi ama la montagna le lascia i suoi pediatri!"

 Dove terrebbe il suo ambulatorio il pediatra, secondo il nuovo modello organizzativo sociosanitario del territorio? 
In fondovalle? 
O potrà continuare a rimanere vicino ai bambini della pedemontana?
Servono garanzie serie.

martedì 6 gennaio 2015

La medicina di base sta per cambiare...

 31 gennaio 2014 alle ore 13.11


Legge regionale 29 giugno 2012, n. 23 (BUR n. 53/2012)
NORME IN MATERIA DI PROGRAMMAZIONE SOCIO SANITARIA E APPROVAZIONE
DEL PIANO SOCIO-SANITARIO REGIONALE 2012-2016


Estratto
ALLEGATO A

art. 3. GLI AMBITI DELLAPROGRAMMAZIONE
[…]
3.1.2 Modelli organizzativi dell’assistenzaterritoriale
L’area della cronicità, in progressiva crescita, è senza dubbio il tema meritevole di maggiori attenzioni sia in considerazione degli impatti sulla qualità e sulla continuità dell’assistenza erogata, sia in quanto assorbe più della metà del fabbisogno di servizi e di risorse. Si avverte, perciò, l’esigenza di definire nuovi modelli assistenziali caratterizzati da un approccio multidisciplinare ed interdisciplinare, in grado di porre in essere meccanismi di integrazione delle prestazioni sanitarie e sociali territoriali ed ospedaliere, favorendo la continuità delle cure e ricorrendo a misure assistenziali ed organizzative di chiara evidenza scientifica ed efficacia.
Per la gestione di questa priorità il sistema veneto si orienta verso un modello di assistenza integrato, le cui dimensioni strategiche sono:
1. l’organizzazione in team multiprofessionali composti da vari professionisti sanitari e sociali, strutturata su una chiara divisione del lavoro, fondata sulla pianificazione delle attività e del follow up, garantendo l’integrazione attraverso l’implementazione di appositi PDTA;
2. l’individuazione di un case manager all’interno del team multiprofessionale che prenda in carico l’assistito e proattivamente lo segua, ne verifichi i progressi, coordini gli interventi fra i vari attori, funga da interfaccia con il medico di famiglia e gli specialisti;
3. il supporto all’autocura attraverso cui il paziente diventa il protagonista attivo dei processi assistenziali, coinvolgendo e responsabilizzando il cittadino nelle decisioni che attengono alla propria salute;
4. il supporto sistematico ai professionisti nelle decisioni assistenziali anche attraverso il potenziamento dei sistemi informativi in grado di seguire il cittadino nel suo percorso assistenziale e nel contatto con tutti i servizi socio-sanitari del Distretto;
5. l’adozione di linee guida basate sull’evidenza ed il potenziamento della formazione continua che rappresentano per il team gli strumenti necessari per fornire un’assistenza ottimale ai pazienti cronici;
6. il coinvolgimento attivo delle risorse della comunità, stabilendo solidi collegamenti fra organizzazioni sanitarie e comunità locali attraverso programmi di partecipazione (es. la messa a disposizione di strutture, ecc.);
7. la sperimentazione di modelli di intervento e di presa in carico multiprofessionali che avvalorino l’efficacia dell’approccio integrato biopsicosociale alla persona.

Nella gestione integrata della cronicità il medico/pediatra di famiglia rappresenta il principale referente e corresponsabile della presa in carico, in grado di svolgere la funzione di accompagnamento dei pazienti, con l’obiettivo di conseguire la migliore adesione ai percorsi assistenziali, nel pieno coinvolgimento dei pazienti stessi. Questo approccio presuppone una medicina di famiglia organizzata e coadiuvata da personale infermieristico, di supporto ed amministrativo, una collaborazione funzionale con gli specialisti territoriali ed ospedalieri, la messa a punto di un sistema informativo integrato.
In particolare rappresentano elementi indispensabili per una corretta edefficace presa in carico:
- la formalizzazione di PDTA,
- la compilazione dei registri di patologia,
- la tracciabilità del percorso assistenziale,
- la programmazione del follow up,
- l’implementazione di percorsi di audit su obiettivi ed indicatori di outcome condivisi.

Per rendere operativo il modello di presa in carico della cronicità è necessario implementare in modo diffuso su tutto il territorio regionale le Medicine di Gruppo Integrate, forme associative più evolute, esito del perfezionamento e consolidamento dei processi di sperimentazione avviati nel corso degli anni.
Si tratta cioè di radicare stabilmente un modello organizzativo che propone una rimodulazione dell’offerta assistenziale non solo in termini di accessibilità (ampliamento degli orari di apertura degli studi medici), ma anche rispetto al conseguimento di specifici obiettivi di salute.
Le caratteristiche peculiari delle Medicine di Gruppo Integrate sono:
- di essere organizzazioni fondate su un team multiprofessionale e multidisciplinare, strutturate sulla definizione dei problemi a cui il team stesso deve garantire una risposta. L’integrazione professionale comprende medici di famiglia, avviando forme assistenziali con personale medico dipendente, o con strutture private accreditate, operanti in una sede diriferimento, specialisti ambulatoriali interni ed ospedalieri, medici di continuità assistenziale, infermieri, operatori socio-sanitari, assistenti sociali, psicologi;
- di rappresentare nodi della rete territoriale, centrati sulla persona, orientati sulla famiglia, inseriti nella Comunità;
- di gestire la presa in carico dei bisogni socio-sanitari di una definita Comunità;
- di garantire la continuità dell’assistenza nelle sue diverse accezioni (gestionale, informativa, relazionale), assicurando una risposta certa all’assistito nell’arco delle 24 ore, anche attraverso forme di raccordo tra Ospedale-Territorio e con gli altri nodi della rete territoriale;
- di realizzare programmi di prevenzione, erogare prestazioni per il paziente acuto e gestire il paziente cronico, ampliando il ruolo del personale infermieristico nella gestione della cronicità e nelle iniziative promozionali sugli stili di vita;
- di implementare PDTA, basati sull’evidenza scientifica e definiti su protocolli condivisi con tutti gli attori coinvolti, sviluppando la collaborazione consulenziale dello specialista al medico di famiglia, anche tramite il teleconsulto;
- di garantire i LEA, attraverso obiettivi di salute misurabili con indicatori di outcome clinico ed organizzativo da definire attraverso i Patti aziendali, finalizzando al meglio le diverse professionalità e valorizzandone il ruolo;
- di essere impegnati nell’integrazione informativa/informatica sia a livello orizzontale (tra i componenti del team) sia a livello verticale (con l’Azienda ULSS), implementando un sistema informativo integrato in cui i medici di famiglia alimentano ed utilizzano in modo professionale la cartella informatizzata, supportati da collegamenti con il sistema informativo aziendale nell’accesso alla documentazione sanitaria;
- di integrare le analisi epidemiologiche anche ai fini di valutare il case mix della propria popolazione assistita e di supportare l’implementazione di audit interni (tra pari e con le componenti aziendali) e di audit civici, coinvolgendo la Comunità.

Nell’assistenza pediatrica potranno essere sperimentati modelli organizzativi alternativi per garantire il collegamento con il secondo ed il terzo livello assistenziale, nell’ottica di integrare pienamente il pediatra di famiglia nel Distretto e di trattenere i pazienti nell’ambito dell’assistenza territoriale,riducendo gli indici di ospedalizzazione. In particolare si prevede l’estensione dell’attività ambulatoriale nell’arco orario 8.00-20.00, 7 giorni su 7, e l’erogazione di prestazioni ambulatoriali e domiciliari, anche attraverso l’utilizzo di personale medico dipendente o di strutture private accreditate. Questo modello intende configurarsi come un nodo della rete territoriale rivolto ad un bacino di popolazione definito (es. ambito distrettuale), ad accesso libero, sebbene filtrato attraverso una centrale operativa che garantisca la ricezione delle istanze ed il costante collegamento con i pediatri per assicurare la continuità dell’assistenza.
L’estensione delle Medicine di Gruppo Integrate vuole garantire l’uniformità assistenziale a tutti gli assistiti del Veneto e superare differenze territoriali ed organizzative. La sostenibilità economica resta, peraltro, il cardine per sviluppare questi nuovi modelli organizzativi.
Più in generale sarà necessario prevedere una maggiore omogeneizzazione dei Patti aziendali con la Medicina Convenzionata, con riferimento ai contenuti e dai relativi sistemi premianti, ferme restando le specificità territoriali. Ciò presuppone l’avvio di un’azione strutturata di coordinamento regionale in grado di definire criteri uniformi di individuazione degli obiettivi, sia assistenziali che economici, nella prospettiva di garantirne l’autosostenibilità attraverso l’appropriatezza prescrittiva.
Sono, infine, auspicabili a livello locale, accordi con le Amministrazioni Locali e con altre istituzioni pubbliche e private per favorire la messa a disposizione di strutture che permettano la realizzazione di questi modelli organizzativi.

http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2012/12lr0023.html

Il ritiro dei referti sanitari

 3 marzo 2014 alle ore 11.55

L'ULSS di Feltre ora fa ritirare i risultati delle analisi e degli esami specialistici tramite il computer.
Ciò può essere difficoltoso per tutte quelle persone che non sono dotate dei mezzi informatici o che non hanno le conoscenze necessarie per usarli.
Perciò raccomando a tutti i coloro che sono in grado di farlo di voler aiutare chi non non lo è.

Nel comune di Cesio per ora sono attivi due punti di supporto
1) presso la parafarmacia di Busche
2) presso la Casa di Riposo

Per aiutare a capire come si fa, riporto alcune notizie che ho tratto dal sito dell'ULSS feltrina, sperando di fare cosa utile e gradita ai cittadini.


SCARICARE REFERTI VIA INTERNET
*andare su -->  https://www.ulssfeltre.veneto.it/TaleteCittadini/login.jsf

I referti di Laboratorio Analisi, Istologia e Centro trasfusionale sono scaricabili esclusivamente in formato digitale
:

    al momento dell'accettazione sarà consegnato un foglio informativo con il "CODICE DI ACCESSO" che servirà per accedere al "RITIRO REFERTI ONLINE”; (DA NON PERDERE!)
    è possibile la trasmissione del referto per posta a domicilio, su esplicita richiesta e con costi a carico dell’utente; [€ 3,50]
    il referto non può essere visualizzato quando sono scaduti i 45 giorni dalla data di refertazione;
    il mancato ritiro referto comporta il pagamento per intero della prestazione eseguita, anche se esenti.

Presso
Parafarmacia di Busche:
dal martedì al venerdì
 8.30 - 12.30
15.30 - 19.00

Centro Servizi "Don Rostirolla" (segreteria Casa di Riposo)
il mercoledì
16.00 - 17.00
il sabato
15.00 - 16.00

Referti non scaricabili via internetNon sono scaricabili via internet i referti degli
  
  esami eseguiti in Libera professione
    esami refertati da altre Strutture pubbliche
    esami eseguiti in Assistenza domiciliare
    esami eseguiti presso il Punto Prelievo del Centro servizi (Casa di riposo) di Cesiomaggiore

Questi referti possono essere ritirati dai diretti interessati o da persona delegata
presso la sede del
Centro Unico Prenotazioni (CUP), Padiglione Guarnieri dell’Ospedale di Feltre
dal lunedì al venerdì
dalle ore 15.00 alle ore 17.00.

I referti degli esami eseguiti in assistenza domiciliare possono essere ritirati dai diretti interessati o da persona delegata, presso: ... ?

Referti di Radiologia
I referti di Radiologia possono essere ritirati presso lo sportello del Servizio di Radiologia dell'Ospedale di Feltre.

N.B.

1) I referti possono essere ritirati da persona delegata, compilando e firmando la delega presente nel talloncino rilasciato al momento dell'accettazione ed allegando la fotocopia del documento d’identità del titolare del referto.

2) *Il computer deve avere queste caratteristiche:
    WindowsXP (o versioni superiori) oppure Linux
    Internet Explorer 7 (o versioni superiori) oppure Firefox (nella sua versione più recente) con "supporto    javascript" abilitato
    Un software per la lettura di file PDF (consigliato Acrobat Reader)