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martedì 1 marzo 2016

Buona scuola, cattivi pensieri

Un articolo importante dedicato alla Mala Scuola di Renzi e agli abusi e stanno minando la democrazia e il futuro.
  

Verso il referendum. La Buona Scuola è anche una Scuola Legittima? Mettiamo in fila i sospetti, i dubbi di legittimità che ci attraversano già a prima lettura

14 Febbraio 2016 | di Michele Ainis *


La Buona Scuola è anche una Scuola Legittima? C’è insomma un vizio di legittimità costituzionale sotto la virtù di cui s’ammanta, fin dal suo nome di battesimo, la riforma congegnata dal governo? Impossibile rispondere in modo perentorio, perché l’incostituzionalità delle leggi rimane un sospetto, fin quando la Consulta non la dichiari con una specifica sentenza. Però possiamo mettere in fila i sospetti, i dubbi di legittimità che ci attraversano già a prima lettura.
Dubbi formali, innanzitutto. Che in questo caso pesano come una trave, perché la democrazia – come ci ha insegnato Hans Kelsen – è essenzialmente una modalità procedurale. E perché la forma è garanzia di libertà, diceva Calamandrei. Ma è una forma deforme, quella con cui il legislatore italiano confeziona i suoi provvedimenti. Dal «Cresci Italia» di Monti (decreto legge n. 1 del 2012: quell’anno l’Italia continuò a decrescere) alla «Buona Scuola» di Renzi, i nostri governanti meriterebbero un’incriminazione per truffa delle etichette, reato punito dal codice penale. Anche perché non è affatto fortuita l’assonanza fra leale e legale. Non a caso il tribunale costituzionale, in oltre 500 decisioni, ha evocato il principio dell’affidamento, della reciproca fiducia cui devono improntarsi i rapporti fra le istituzioni e i cittadini.

Secondo dubbio formale: la quantità di deleghe che la legge n. 107 del 2015 elargisce nei confronti del governo. Il comma 181 ne detta i principi e i criteri direttivi, come impone l’art. 76 della Costituzione; sennonché talvolta queste linee guida appaiono sin troppo sfumate, ambigue, reticenti. È il caso, per esempio, della delega ad accorpare in un futuro testo unico le disposizioni vigenti sulla scuola, autorizzandolo però ad apportarvi «modifiche innovative» per garantirne la coerenza: una delega in bianco, né più né meno.

Terzo dubbio formale: il maxiemendamento dal quale discende, come un frutto dal seme, la riforma della scuola. Rinverdendo così una prassi deteriore che i costituzionalisti denunziano da tempo, e su cui la Consulta farebbe bene ad accendere il rosso del semaforo. Perché tale prassi consuma una frode in danno dell’art. 72 della Costituzione: le leggi s’approvano «articolo per articolo», ma ogni articolo dovrebbe esporre un unico oggetto, un’unica materia. Perché in caso contrario viene confiscata la libertà di voto dei parlamentari, costretti ad esprimere un «sì» o un «no» in blocco, senza separare il loglio dal grano. E perché il risultato finale non è una legge, bensì un elenco del telefono, oltretutto scritto in ostrogoto: un solo articolo, 212 commi che ti fanno ammalare di commite.

E nel merito? Sulla legge n. 107 sono piovute, fin dalla sua gestazione in Parlamento, accuse d’ogni sorta. Talora pretestuose, quantomeno sul piano della legittimità costituzionale. È il caso dell’alternanza scuola-lavoro, che Alberto Lucarelli (nel suo blog sul Fatto quotidiano) giudica in contrasto con il diritto allo studio. E gli stage che le università italiane propongono da anni ai loro studenti, sono anch’essi incostituzionali? Attenzione a non trasformare il diritto allo studio nel dovere alla disoccupazione. È il caso, per fare un altro esempio, del Comitato per la valutazione dei docenti. Ne fanno parte un rappresentante dei genitori e uno degli studenti, e ciò secondo alcuni offenderebbe la libertà d’insegnamento. Che tuttavia non coincide con l’insindacabilità di cui godono i parlamentari, non è un ombrello da aprire in tribunale. D’altronde pure all’università gli studenti giudicano i loro professori, compilando una scheda di valutazione.

Rimangono però altre due obiezioni, e non di poco conto. In primo luogo circa il finanziamento agli istituti scolastici privati (il buono scuola), vietato dall’art. 33 della Costituzione: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». Un divieto che il nostro legislatore si è messo sotto i tacchi fin dalla legge n. 62 del 2000, firmata dal governo D’Alema; ma nel diritto la recidiva è un’aggravante, non un’attenuante. In secondo luogo, c’è il punto più controverso della Buona Scuola: i poteri del dirigente scolastico. Che gestirà l’organico, assegnando le cattedre ai docenti; li premierà a sua discrezione con un bonus in denaro; formerà la sua squadra di governo scegliendo i docenti da promuovere al rango di ministro.

Insomma, un presidenzialismo nemmeno tanto mascherato; ma senza l’impeachment con cui il Congresso americano può licenziare Obama. Da qui i sospetti d’incostituzionalità, perché il principio democratico – che l’art. 1 della Carta pone a fondamento della nostra convivenza – vale per ogni istituzione pubblica, non solo per le assemblee legislative. E perché la scuola non è un’azienda, perché i docenti dipendono dallo Stato anziché da un manager privato, perché la loro libertà d’insegnamento si svuoterebbe come un uovo se un capoccia potesse dispensare premi e castighi in base a fedeltà politiche, o più semplicemente culturali. «Io non vivo, che per scrivere dei canti» diceva un verso di Béranger, poeta popolare francese vissuto al tempo della Restaurazione «ma se voi, Monsignore, mi togliete il posto, scriverò dei canti per vivere». Ecco, auguriamoci che nella scuola italiana sia ancora possibile cantare.


Professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’ Università degli Studi di Roma III, editorialista de “ Il Corriere della sera” e de “ L’ Espresso”

tratto da http://www.gildaprofessionedocente.it/news/dettaglio.php?id=433

giovedì 12 febbraio 2015

L'ira del sindaco di Lampedusa

"L'ira del sindaco di Lampedusa" è il titolo dell'intervista di Mauro Pigozzo a Giusi Nicolini sul Corriere del Veneto di oggi. 
Giusi Nicolini sindaco modello
Giusi Nicolini dalla sua bella Lampedusa spara contro i sindaci del Veneto: «Basta uscire ciniche ed egoiste, al nord solo il 6% dei profughi»

La candidata al premio Miglior sindaco del mondo 2014 è forse un po' provata dai più recenti fallimenti di Triton, l'operazione europea che ripropone la vecchia politica dell'Africa in Giardino. Come spiegare altrimenti lo sproloquio pontificale della Giusi? 
Uno sproloquio, sì, ma che le frutta non pochi apprezzamenti visto che ha ricevuto anche quello (da lei vantato su Face book) della massoneria italiana. Stefano Bisi, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, nel conferirle l'onorificenza massonica ‘Galileo Galilei’ l'avrebbe definita: "una donna coraggiosa, che fa con naturalezza un gesto che altri non fanno: non respinge nessuno" e l'avrebbe pure chiamata "simbolo di pace". Un po' come la colomba di Picasso, il che ci strappa un bel sorriso.

Tornando allo sproloquio della Nicolini. Il sindaco lampedusano in odore di laica santità tiene cattedra ai sindaci del Veneto, me compreso. Alza l'indice e, ammaestrando le folle, dice dei colleghi del Nordest: «Non devono guardarci come un pericolo, noi siamo quelli che salvano le vite. Ma a loro dico anche che è drammatico il dato secondo il quale dei 160.000 profughi arrivati nel 2014 solo il 6% è stato ospitato nelle regioni del Nord Italia».
Fin troppo ricordare alla beata Nicolini da Lampedusa che le regioni del nord, quelle che lei sta sbacchettando, da più di un secolo sono impegnate senza sosta nel mantenere le loro consorelle meridionali. Consorelle sprecone e fisiologicamente in rosso, come la sua bella Sicilia che, per esempio, ha uno statuto più che speciale e ha deputati regionali strapagati (da 11.100.00 € lordi al mese) al posto dei normali consiglieri. E ancora che ad oggi è il nord "xenofobo ed egoista" che ospita il maggior numero di stranieri in Italia, e non il sud, non la Sicilia, come vorrebbe farci credere. 

La quasi miglior sindaco del mondo prosegue il suo sermone ai discepoli del Veneto: «Serve migliorare l'accoglienza, aprire le porte. E sono sicura che se ci fossero tre o quattro nigeriani o senegalesi in più per Comune veneto, ciò rappresenterebbe una ricchezza più che un problema»
"Ma certo", dice un sindaco veneto (non io) "avere un "tre o quattro nigeriani" come John Paul Boi, è una ricchezza, ma avere "tre o quattro... ghanesi" come il mitico Adam Kabobo l'uomo dal piccone facile che tipo di ricchezza è?" 
Comunque la beata Nicolini si dice "sicura" che i profughi e i clandestini sono una ricchezza, tanto che mi viene di farle sottoscrivere di suo pugno o a nome dei suoi cittadini, un assegno da un milione di euro per ciascun profugo che dovesse arrivare nel mio comune, un milione di euro come garanzia per i miei elettori, casomai si dovesse scoprire un domani che la ricchezza ospitata è del tipo Kabobo e non di quello John Paul Boi.
Ma poi, se la Nicolini è così tanto convinta di questa ricchezza, perché mai noi del nord, così poco generosi e ospitali, dovremmo sottrarla alla bella e solare Sicilia, alla sua dolce Lampedusa?

E per accogliere e ospitare i clandestini e i profughi veri (ce ne sono!) o fasulli che siano, signora Nicolini, che si fa? «Apriamo le caserme e gli immobili pubblici che oggi sono chiusi...» dice la guru dei sindaci ospitali.
Eh già, pensa che bello: creiamo fortezze, concediamo palazzi, facciamo dei "campi di concentramento o dei ghetti, diamole alle cooperative che gestiscono in modo assai discutibile la cosiddetta accoglienza, e non diamo una casa ai residenti che la cercano da una vita, né agli italiani né agli stranieri residenti. E che sarà mai?

Poi dice ancora:
«Sono contraria ai grandi centri di raccolta, invece accogliamo i profughi in piccole comunità dove possano integrarsi nei paesi» 
E' poesia allo stato puro! E' un piacere stare a sentirla: "accogliamo" ... "piccole comunità" ... "integrarsi nei paesi". Certe parole sembrano violini... 
Quasi quasi ti dimentichi, in questo autentico concerto di buoni sentimenti, tu piccolo e gretto sindaco della montagna veneta, che per i tuoi cittadini la sanità sta diventando sempre più cara (tanto che temi che fra un po' non se la potranno più permettere), e che non sai come aiutare chi ha da pagare le bollette e non ha soldi per farlo (italiano o straniero che sia non importa), o chi non ha più un posto di lavoro (italiano o straniero che sia), e che non sai come integrare le rette per le case di riposo o per le comunità dei minori.... 
La simpatica, generosa Nicolini ti mostra la Via, e tu quasi ti dimentichi che ai tuoi cittadini quella via, così lastricata di ottime intenzioni, verrebbe a costare la camicia e ben di più.

«E' impossibile fermare gli arrivi» dice ancora la papessa lampedusana, e ci conferma che l'Africa intera secondo lei è destinata dal Fato e dai Numi a scalzare gli italiani ottusi dalla terra dei padri. Largo all'Africa che arriva! 
Ma perché? La migrazione non è una fortuna per chi migra. E' piuttosto uno strappo con la propria vita. E' un impoverimento per la sua terra, ed è fonte di disagio anche per le popolazioni ospitanti. Insomma perché favorire la migrazione di massa invece dei meno onerosi progetti di sviluppo? 

Arriva poi il delirio più bello della Nicolini. Dice, sempre  col dito alzato del profeta:
«Registriamo uscite ciniche e egoistiche come quelle di Zaia o del sindaco di Padova Massimo Bitonci. Ma non hanno legittimità etica e politica, quei due dovrebbero fare un altro mestiere. La politica si occupa degli altri, è negazione dell'egoismo.»
Impossibile non fare, alla maestrina di Lampedusa, una critica un po' più diretta. Signor sindaco, guardi che le manca totalmente l'ABC della democrazia. Come sindaco Lei dovrebbe sapere che sia Zaia sia Bitonci sono stati eletti con libere elezioni democratiche, come Lei, e che pertanto come Lei sono l'espressione libera e democratica di un certo elettorato. Saprà, si spera, che i rappresentanti democratici di un elettorato hanno piena legittimità etica e politica. Certo, se Lei, sindaco Nicolini,  non avesse ben chiaro (come sembra) neppure il concetto di democrazia, forse  Lei stessa dovrebbe cambiar mestiere, e non i veneti. La politica è occuparsi degli altri, Lei dice, certo che lo è, ma è prima di tutto "occuparsi dei propri elettori", e non "di tutti gli altri...a spese dei propri elettori".

La Nostra prosegue mostrando la sua vena più acida:
«L'Italia è più Lampedusa che Padova.»
«Atteggiamenti come questi (di Zaia e di Bitonci) minano la solidarietà interna ad un Paese e la sua dignità. Il razzismo e la xenofobia sono patologie, e io mi arrabbio da lampedusana perchè sono esclusa dalla loro visione di Paese, dalla loro idea di comunità. Andiamo in Europa a dire che il Mediterraneo è una risorsa per tutti non possiamo erigere confini interni.»
Già, la "sua" Italia, l'Italia della Nicolini, è più Lampedusa che Padova, e a ben guardare, per come vanno le cose in questo Paese un po' da sempre, c'è davvero da crederle. C'è da credere che non sia il Nordest, lavoratore e responsabile, ma la simpatica e caliente Sicilia del Gattopardo, il modello italiano più rappresentativo. Il che suggerirebbe ai veneti, come sostiene Zaia, il fatto di uscire al più presto da una siffatta italianità, nella quale essi sono dei veri e propri "fuoriposto".

"Andiamo in Europa a dire che il Mediterraneo è una risorsa per tutti, non possiamo erigere confini interni." dice infine la fantastica  politica lampedusana. E anche qui lei ha ragione: smettiamola di dire che il Mediterraneo è una risorsa per tutti! Smettiamola, e dedichiamoci piuttosto a salvare la nostra terra settentrionale, che sarà pure egoista e xenofoba (come dice lei), ma che se non si rialza non potrà più mantenere né Lampedusa, generosa santa isola della Nicolini, né la Sicilia coi suoi generosissimi xenofili abitanti, né, infine, tutti i profughi che la massonica Nicolini vorrà attirare ed ospitare nei prossimi vent'anni a casa... nostra.

Quanto a me, lungi dall'ambire al titolo di miglior sindaco del mondo o dal desiderare riconoscimenti massonici di alcun tipo, mi accontento di difendere dalle grinfie dei "generosi-coi-soldi-degli-altri", i miei bravi cittadini.

domenica 1 febbraio 2015

Provenienza dei Presidenti della Repubblica.

Dev'esserci qualcosa nell'aria dell'Adriatico che nuoce alla carica di Presidente. #‎PresidenteRepubblica‬



I dodici Presidenti della Repubblica Italiana provengono tutti da tre soli stati storici: il Regno di Sardegna, il Granducato di Toscana e il Regno delle Due Sicilie.


A chi interessasse la provenienza dei prefetti ecco uno specchietto. http://vistadacesio.blogspot.it/2015/02/da-dove-vengono-i-prefetti.html

martedì 27 gennaio 2015

riavviare la coscienza democratica

 13 agosto 2014

Lascerei stare le categorie di "destra" e di "sinistra" che, a quanto pare, oggi non sono più in grado di sostenere un ruolo semantico adeguato; guarderei piuttosto agli intenti dichiarati e soprattutto alle azioni, agli atti compiuti da una parte piuttosto che dall'altra. E mi farei delle domande. Può il nostro Governo continuare una politica scellerata come quella di "Mare Nostrum", nascondendo le tante sue nefandezze dietro il mignolo di un'Europa distratta ed egoista? Può il governo continare a foraggiare i clandestini e nel contempo a tagliare i fondi per la sanità, per il sociale, per la scuola, per gli enti locali, per i trasporti e le infrastrutture, e può, soprattutto, tagliare le risorse al nord per continuare a versare bellamente fiumi di denaro nelle casse delle Regioni più dissennate, dei comuni e dei territori più malgovernati e corrotti? A chi va bene questa politica neocentralista e antidemocratica che sta svilendo sempre più il voto degli elettori (facendosene beatamente beffa), che sta togliendo competenze e risorse ai territori (ma non a tutti e non si sa il perchè), e che preserva e arricchisce, al contrario, il gran palazzo romano, che della corruzione è madre e padre insieme.
 

Mi do risposte sconsolate, al limite del cinismo, e alla fine dico che si deve cominciare a punire, pollice  verso e voto diverso, chi ha fritto e rifritto sempre la stessa aria: i burattini e i burattinai della politica italiana. 
E invece... è mai possibile che alle ultime europee sia stato il nostro Paese l'unico ad esprimere un plauso addirittura a chi ci fa stare supini nei confronti dei poteri forti dell'europa monetaria?
Purtroppo sì che è possibile.
E allora la prima cosa da fare è riavviare la coscienza democratica che s'è perduta, e rifondarla quasi da zero, ma riavviarla e rifondarla fuori (e sottolineo "fuori") da quella sterile retorica della democrazia che, dal dopoguerra ad oggi,  da lassù, dai livelli più alti dello stato, ci sta letteralmente menando per il naso.

la specificità votata

Palazzo Ferro Fini Venezia

Mercoledì 30 luglio 2014 Palazzo Ferro Fini Venezia 



Cos'è accaduto oggi a Venezia, in Consiglio Regionale? 
E' accaduto che c'è stata una svolta epocale nella politica regionale. 
E' accaduto che la Regione Veneto ha saputo pensare ai suoi territori montani in modo organicamente e definitivamente amico e democratico. 
Un fatto storico!
 
Restano ora da capire i dettagli del testo che è stato licenziato ier sera dall'aula e soprattutto da capirne la reale portata futura. 

Resta da capire se i tempi (che saranno lunghi) per attuare il trasferimento delle funzioni e delle risorse si riveleranno alla fin fine così tanto lunghi da vanificare lo sforzo fin qua compiuto dai consiglieri Dario Bond, Matteo Toscani, Sergio Reolon, che hanno, diciamolo, lavorato bene e con coscienza.
 
E' un punto di arrivo e, come sempre, non è che un punto di partenza.

Così va la storia, così va il mondo...

Il mirino dello sdegno

9 giugno 2014 

A facilitare la demolizione delle Regioni, delle Province e di ogni altro ente di partecipazione democratica e di governo autonomo del territorio, a facilitare cioè il lavoro dei neocentralisti che, per difendere i "palazzi romani", distruggono ogni altro pur piccolo palazzo d'intorno, ci si mette la corruzione di tanta, troppa gente. 

Ma non è che la corruzione non ci sia anche nella "cittadella romana" dal potere, non è che lo stato centrale sia rimasto un incorrotto, anzi! E' di certo il vero centro della corruzione che ci pervade, e tuttavia quella cittadella palatina ha il comando dei massmedia e della terrena giustizia, può orientare il mirino dello sdegno pubblico su chi vuole, e  mostrare le pecche altrui per distogliere  lo sdegno e lo sguardo dalle sue.

Aiutateci ad aiutare.

 16 aprile 2014


Signor Presidente della Repubblica, Signori del Parlamento e del Governo, Signori dell'alta finanza internazionale, e voi, oscuri numi dell'Unione Europea, lo sapete che cosa si prova a ricevere in ufficio mamme e papà disperati, rimasti senza lavoro, senza stipendio, col mondo che gli crolla addosso, con le bollette da pagare, e la spesa da fare, e coi bambini da far crescere e... le tasche vuote? Lo sapete cosa si prova?
Io lo so. Impotenza, si prova, e un magone grande come una casa.
Mettete l'Uomo sopra il denaro, ve lo chiedo in ginocchio! Aiutateci ad aiutare.

domenica 25 gennaio 2015

Quote in multicolor

Ho consultato l'oracolo di Delfi: nel 2050 ci saranno le quote rosa per le donne, verdi per i giovani, argento per gli anziani, le quote cangianti per i trans e a scacchi per le diverse etnie, quelle gialle per chi viene dalla Cina, oro per chi dimostra di avere un reddito annuo superiore ai 60.000 euro. 
Poi ci sarà lo sbarramento elettorale al 30% per permettere una maggiore governabilità. 
Ci sarà un solo collegio elettorale per Regione, che potrà eleggere da uno a tre deputati. 
Le Province saranno abolite e i Comuni non potranno avere meno di 40.000 abitanti.

La discesa positiva di Delrio

"Siamo in una discesa positiva del nostro rapporto deficit-pil." 
(Graziano Delrio)

Del Senato e del castello di sabbia

Il castello si disfa!
Non ho capito se il popolo italiano voglia abdicare al suo ruolo di sovrano della Repubblica, se sia stufato di quel po' di democrazia che ha avuto fin ora.
Una piccola nota esemplare sul Senato voluto da Renzi: il sindaco del capoluogo di provincia avrà una poltrona garantita in Senato.
Va da sè che i soli cittadini del capoluogo avranno, per mero diritto di residenza, la facoltà di eleggere un senatore e di farsi rappresentare in quel ramo del parlamento; e va da sè che tutti gli altri cittadini saranno di 'serie B'.
A che titolo il sindaco di un comune dovrebbe poter rappresentare gli interessi dei cittadini di altri comuni?
E se il sindaco del capoluogo fosse l'unico della provincia ad essere di quel tal "colore"?
E se le province venissero abolite (anche nella Costituzione) come vuole lo stesso Renzi, di quale capoluogo si parlerebbe?

meno deputati stessi costi?




Qui si parla di riduzione dei rappresentanti del popolo. Se i deputati saranno di meno, ma la Camera nel suo complesso costerà uguale, c'è una perdita di rappresentatività, e nessun guadagno. Meno slogan è più matematica signori!


venerdì 23 gennaio 2015

La missione della Provincia

Io credo che ormai sia più saggio investire sulla dimensione delle Unioni Montane e quella di  aggregazioni istituzionali a geografia variabile, istituzioni in cui i comuni possano riassociare le proprie funzioni secondo schemi veramente razionali ed assetti davvero ottimali. 
Vanno tolti invece alcuni confini, come quello che separa le province di Belluno e di Treviso, che limitano la libertà dei comuni , come Segusino, che decidono di migliorare le proprie condizioni aderendo ad Unioni Montane di altri territori che magari non sono compresi nella loro stessa provincia. 
O come quello (terribile) che separa il Feltrino dal Primiero e dalla Valsugana e che impedisce di fatto la splendida interazione fra le tre realtà che ad oggi non si può fa altro che immaginare.

La Provincia di Belluno, come ogni altra provincia italiana, ha oggi l'aspetto di un ente "incapace", dimezzato.
Ho più volte ribadito ai sindaci e alla stampa locale come l'unica prospettiva che io ritenga immaginabile e proponibile per la nuova Provincia di Belluno sia quella di essere un ente "politico", con la missione importante di esprimere una forte e decisa rappresentanza delle varie comunità del territorio. E con l'obiettivo di ottenere per esse la massima autonomia amministrativa, su modello trentino. Autonomia da attribuirsi, nel nostro caso, ai comuni, più che alla Provincia in sè, col vincolo che essi la esercitino in modo associato secondo il principio dell'ambito ottimale che sopra ho evocato.

sabato 17 gennaio 2015

Dodici milioni che scottano.

Dodici milioni di Euro.
E' la cifra pagata, secondo fonti arabe tutt'altro che ignorabili, ai ribelli islamisti siriani per la liberazione di Greta Ramelli e di Vanessa Marzullo, le due sostenitrici italiane di Al Nusra.

Si affretta la stampa filogovernativa a mettere in discussione la cifra, non riuscendo tuttavia a dimostrarne l'inesattezza, e dovendo ammettere piuttosto che si deve parlare in ogni caso di "svariati milioni di euro". Non riuscendo (o non  volendo), invece, strappare al governo la cifra reale, conti alla mano, di ciò che ha veramente elargito ai miliziani in cambio delle due attiviste. Alla faccia della cronaca veritiera e della trasparenza in bilancio!
Il padre di Vanessa dice: "non c'è nulla per cui scusarsi". Beh, veda lui!

Dodici milioni di Euro però è la cifra che manca alla Provincia di Belluno per poter espletare le sue competenze sulle strade provinciali, cioè per pagare Veneto Strade che di esse cura la manutenzione.

Dodici milioni di Euro è anche ventitre (23) volte la cifra che sta ricevendo annualmente  dallo stato il Comune di Cesiomaggiore (BL), cifra che al 2014 è stata abbassata ad appena 516.194.03 €. Quei dodici milioni del riscatto sono, cioè, ben ventitre anni di finanziamenti statali a Cesiomaggiore.

Dodici milioni di Euro è anche la bellezza di novemiladuecentotrenta (9230,77) stipendi di comuni lavoratori italiani, visto che l'ISTAT calcola intorno ai 1300.00 euro al mese il reddito medio degli italiani. Si possono pagare allora, con dodici milioni di euro, ben 9231 mesi di lavoro, pari a 710 anni. E 710 anni di lavoro possono valere per esempio, 36 anni di stipendio medio per venti lavoratori italiani. In altre parole: dodici milioni di euro sono il valore stipendiale di una vita lavorativa di venti persone.  

Dodici milioni di Euro possono salvare molte vite.
Scrive savethechildren.it 
"Oltre 500 bambini al giorno perdono la vita a causa del morbillo. Nonostante il rimedio contro questa malattia sia sicuro e a basso costo, nei paesi a basso reddito i vaccini sono inaccessibili per tanti bambini. Bastano 15 € per acquistare 100 vaccini per altrettanti bambini."
Vogliamo toglierci la curiosità di sapere quante dosi di vaccino da 15 € il centinaio, si possono comprare con 12 milioni di euro? Ebbene, sono 80.000.000, e sono buone per salvare 80.000.000 bambini da un morbillo letale.

Dodici milioni di Euro, o comunque "svariati milioni" (come dice chi minimizza), stanno adesso nelle mani di uomini armati, assetati di sangue. Di ribelli che, a torto o a ragione, impiegheranno quei soldi, che sanno di lavoro italiano, per acquistare cibo, certo, e medicine, ma soprattutto divise, carburante e ... armi: armi per la guerra. E quelle armi, comprate col riscatto delle due ragazze, a qualche ora faranno il loro sporco lavoro: uccideranno, a torto o a ragione, i colpevoli e gli innocenti, gli uomini cattivi e quelli  buoni, i soldati regolari, i poliziotti e i criminali di guerra, le donne e i bambini...
Leggeremo la cronache di quei massacri siriani, le cronache delle violenze quotidiane e potremo dire anche noi, che in quei massacri, che in quelle violenze ci abbiamo messo la nostra parte, una parte  da dodici milioni di euro. Quei dodici milioni che scottano.

Viva la causa di Greta e di Vanessa!


Calo dei traasferimeti statali al Comune di Cesiomaggiore

Eccoci arrivati al capolinea del discorso: soldi per Cesiomaggiore non ce ne sono, soldi per la Provincia di Belluno non ce ne sono, soldi per la sanità dei veneti non ce ne sono... 
Ce ne sono sempre di soldi, invece, per cavare dai guai gli incoscienti, per salvare gli amici delle cause sbagliate.

venerdì 16 gennaio 2015

Sulla discesa dei sindaci a Roma per l'IMU agricolo


Cosa si dice della discesa dei sindaci a Roma dell'incontro con il Ministro Lnzetta a proposito di IMU sui terreni agricoli di Montagna?
E se il governo sospendesse la riscossione dell'imposta dai contribuienti, ma mantenesse nel contempo i tagli già effettuati sui bilanci comunali in ragione di detta riscossione? Quale sarebbe l'impatto finale per i comuni? 
Sarebbe disastroso soprattutto se sommato alla già annunciata diminuzione dei trasferimenti statali dovuta al cosiddetto contenimento della spesa pubblica. 


Questo è lo specchietto dei tagli già effettuati per i soli comuni dela Unione Montana Feltrina


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 L'Eco di Bergamo:  

«Via l’Imu dai terreni di montagna»500 sindaci a Roma: moderato ottimismo 

"Il 26 gennaio è l’ultima data utile per il pagamento dell’Imu sui terreni agricoli dei Comuni sotto i 600 metri di altitudine.
Un «pasticcione» contro cui 500 sindaci italiani sono andati a Roma portando la montagna dentro il palazzo del governo. C’erano anche il bergamasco Carlo Personeni, presidente di Federbim, e Alberto Mazzoleni, sindaco di Taleggio, presidente della Comunità montana Valle Brembana e coordinatore delle 23 Comunità montane della Lombardia"


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 Corriere della Sera: 

Protesta dei sindaci montani contro Imu agricola e stangata sui pellet

Negli uffici di via Campo Marzio la mobilitazione a cui hanno partecipato gli amministratori di 300 comuni
ROMA - Sono circa 300 i sindaci da tutta Italia c
he hanno pacificamente invaso gli uffici della Camera di via di Campo Marzio, per partecipare alla mobilitazione organizzata per il 12 gennaio dall’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, in collaborazione con Anci, Upi e Uncem. L’obiettivo dell’iniziativa sottoporre a Governo e Parlamento le richieste degli amministratori montani, colpiti da una serie di provvedimenti che stanno mettendo a serio rischio la tenuta del sistema: dall’Imu sui terreni agricoli all’aumento dell’Iva sul pellet dal 10 al 22 per cento, misure che possono avere impatti economici pesanti sulle microeconomie rurali.




ABBIAMO FINANZIATO LA GUERRA?

«Dodici milioni di Euro è la cifra che manca alla Provincia di Belluno per pagare la manutenzione delle strade.» vedi: (1)


Si parla in queste ore di un riscatto di 12 milioni di Euro, sarebbero quelli pagati ai rapitori delle due giovani italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, in cambio della loro restituzione.
Prima era il momento del silenzio perchè la Farnesina aveva imposto "il massimo riserbo" durante tutta la fase delle trattative. Adesso è il momento della gioia perchè le ragazze sono tornate a casa. Io sto aspettando che arrivi anche il fatidico momento della verità, quello in cui si spiega qualcosa agli italiani su quei dodici milioni versati. Perchè, a liberazione avvenuta, quel riserbo prima giustamente preteso dal governo, si trasforma ora in una purissima e inaccettabile reticenza.
Vorrei ricordare, infatti, al nostro governo e al parlamento che quei milioni di euro di cui si sta parlando sono senza alcun dubbio di proprietà dei cittadini italiani, e che la trasparenza nell'uso del denaro pubblico è, per lo stato, non diversamente dagli enti locali, un preciso dovere morale.

Le due ragazze erano "cooperanti", lo erano nell'ambito del loro progetto "Assistenza sanitaria in Siria - horryaty". Ma, erano "cooperanti", come si dice, anche nel senso di "attive sostenitrici dei ribelli siriani"? Questa è una voce insistente che circola nei media, ed è una voce ben motivata visti i profili FB delle due. Non è mica una cosa di secondaria importanza quella di sapere per quale causa i cooperanti stanno cooperando; non lo è soprattutto quando la causa potrebbe essere più politica che umanitaria, più legata al terrorismo e alla guerriglia che non alla pace e all'assitenza per i poveri. E non una cosa di secondaria importanza soprattutto quando per liberare i "cooperanti di non si sa ben che cosa" ci vogliono decine di milioni di euro che sono euro dei cittadini italiani. 
Non so se le due ragazze in questione fossero davvero delle simpatizzanti di un qualche cattivo soggetto siriano (come è stato detto), so tuttavia che un po' di chiarezza su questo punto il nostro governo la dovrebbe dare, e che ciò sarebbe una gran cosa per la politica malata di scarsa trasparenza.
Che cosa impedirebbe, infatti, a un'organizzazione politico militare belligerante, ad un branco di terroristi senza scrupoli, di ottenere la collaborazione di qualche bella giovinetta italiana, idealista al punto giusto, affascinabile, esaltata, e di simulare con essa un rapimento volto a finanziare coi soldi, sempre certi e disponibili degli italiani, le imprese più cruente?

Detto ciò. Che accadrà adesso di quei presunti dodici milioni di euro sottatti dal bilancio dello stato e dati brevi manu ai rapitori? Saranno spesi in medicinali, in cibo, in vestiti o diventeranno piuttosto delle mine antiuomo, delle divise, delle mitragliette, o delle bombe, o dei blindati? Salveranno delle vite innocenti o causeranno piuttosto altri morti e a migliaia?
Greta e Vanessa
A noi la liberazione delle due fanciulle è costata, si dice, ben 12 milioni di euro, resi disponibili da ulteriori tagli alla spesa pubblica di pari valore (meno sanità, meno scuola, meno servizi, meno assistenza sociale... meno qualcosa da qualche parte), ai siriani la liberazione delle stesse che cosa costerà? Quanti morti, quanti feriti, quanto dolore dovranno sopportare i siriani innocenti a causa dell'impiego bellico di quei 12 milioni?

domenica 11 gennaio 2015

Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.

Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?
In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?
Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri.
Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.
Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.
Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.
E prima che nel sangue, nel ridicolo .

Platone – La Repubblica Cap. VIII, Atene 370 A.C.

martedì 6 gennaio 2015

la specificità in Regione

31 luglio 2014

Cos'è accaduto ieri a Venezia, in Consiglio Regionale? E' accaduto che c'è stata una svolta epocale nella politica regionale. E' accaduto che la Regione Veneto ha saputo pensare ai suoi territori montani in modo organicamente e definitivamente amico e democratico. Un fatto storico!
Restano ora da capire i dettagli del testo che è stato licenziato ier sera dall'aula e soprattutto da capirne la reale portata futura. Resta da capire se i tempi (che sono lunghi) previsti per il trasferimento delle funzioni e delle risorse si riveleranno alla fine tanto lunghi da vanificare lo sforzo fin qui compiuto dai consiglieri Dario Bond (Pagina ufficiale), Matteo Toscani, Sergio Reolon, che hanno, bisgona dirlo, lavorato bene e con coscienza.
E' un punto di arrivo e, come sempre, è anche e soprattutto un punto di partenza, così va la storia da che mondo è mondo..

L'unità nazionale

12 agosto 2014

 Provincia di Belluno prossima ventura.

L'unità nazionale non si fonda sulla cassa per il mezzogiorno, o sulle autonomie speciali riservate, o sull'imigrazione selvaggia e incontrollata, o sullo spreco di certi territori e il sudore di altri.
L'unità si fonda semmai sull'equità e sulla giustizia, fra terra e terra, cittadini e cittadini. Ma è roba rara purtroppo in questa penisola.

mare lorum

 13 agosto 2014

Lascerei stare le categorie della "destra" e della "sinistra" che, a quanto pare, oggi non sono più in grado di sostenere un ruolo semantico adeguato. Guarderei piuttosto agli intenti dichiarati e soprattutto alle azioni tenute o, meglio, agli atti compiuti. E allora, può il nostro Governo continuare la scellerata politica di "Mare Nostrum" nascondendo le nefandezze dietro il mignolo di un'Europa distratta ed egoista? Può il governo continare a foraggiare i clandestini e nel contempo a tagliare i fondi per la sanità, per il sociale, per la scuola, per gli enti locali, per i trasporti e le infrastrutture, e soprattutto a tagliare le risorse al nord per continuare a versare bellamente fiumi di denaro nelle casse delle Regioni più dissennate, dei comuni e dei territori più malgovernati e corrotti? A chi va bene una politica neocentralista e antidemocratica che sta svilendo sempre più il voto degli elettori (facendosene beffe) che sta togliendo competenze e risorse ai territori (ma non a tutti)? E che preserva e arricchisce cal contrario il gran palazzo romano, che della corruzione è padre e madre insieme.
Io credo che si debba punire col voto avverso chi ha fritto e rifritto l'aria. Possibile che il nostro Paese sia l'unico che ha espresso col voto delle europee addirittura un plauso a chi ci fa stare supini nei confronti dei poteri forti dell'europa monetaria?
La prima cosa da fare è riavviare la coscienza democratica che s'è perduta e che va rifondata quasi da zero. Fuori (e sottolineo "fuori") dalla sterile retorica democraticistica di chi, dal dopoguerra ad oggi, ci sta menando per il naso stando lassù, ai livelli più alti dello stato.

le riforme

16 agosto 2014

 "Le riforme", "le riforme"... certo che bisogna fare "le riforme", magari non proprio quelle che si stanno facendo però.
Perchè non fare delle riforme che vadano in un senso seriamente federalista? Di federalismo s'è parlato per vent'anni in Italia, e dopo vent'anni di bla bla oggi lo si porta in archivio.
Fare un "Senato delle Autonomie", adesso , proprio mentre si svuotano di fatto le Autonomie, mentre le si cancellano, le si "fondono" e le si privano di competenze e/o di risorse... che senso può avere?
Forse quello di intruppare i territori nel Palazzo? Per corromperli? Per fiaccarli? Così avevano fatto dei nobili i re di Francia inventando Versailles.