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domenica 5 febbraio 2017

Presso il Bicigrill di Busche


L'intervento è stato chiamato "Ritorno alla Campagna" e ha un importo complessivo di € 800.000,00 completamente finanziato dal Fondo per i Comuni di Confine  (annualità 2012).
Si tratta della costruzione di un fabbricato polifunzionale a Busche adiacente e integrato al Bicigrill. Vi troveranno posto uno spaccio di carni locali, un'ampia sala conferenze, e alcuni uffici che dovranno essere destinati alle attività di promozione del territorio e delle sue produzioni tipiche.
Il Comune di Cesiomaggiore si è attivato per lo spostamento della "torretta" Telecom e ha messo a disposizione un'area di sua proprietà. 
L'azienda Lattebusche, da parte sua,  ha collaborato accollandosi le spese per l'acquisto dell'area e per la costruzione della nuova "torretta" da cedere poi a Telecom in cambio dell'area dove costruire il nuovo fabbricato.
Il 2.11.2015 è stato stipulato l'atto traslativo della proprietà tra Telecom e Lattebusche.
L’11.01.2016 è stato stipulato l’atto tra Lattebusche e Comune per la costituzione del diritto di superficie in favore del Comune.
I lavori sono in corso di esecuzione e si prevede l’ultimazione entro l’anno 2017

Pradenich

INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE DELL'AREA POLIFUNZIONALE SPORTIVA-RICREATIVA DI PROPRIETÀ COMUNALE IN LOCALITÀ PRADENICH:

L'intervento è interamente sostenuto dal Fondo per i Comuni Confinanti  (FCC) e realizzerà una struttura edilizia polivalente dedicata alle numerose associazioni del territorio che promuovono la cultura, le tradizioni e lo sport e le produzioni locali, e che sono attualmente prive di spazi adeguati in cui svolgere le proprie attività.

Per rendere sostenibile l’entità dell’impegno economico complessivo si sono previsti due stralci delo stesso progetto. Nel primo stralcio si provvede alla realizzazione del corpo di fabbrica maggiore completo delle pertinenti opere impiantistiche e relativi sottoservizi. Nel secondo stralcio alla realizzazione del corpo di fabbrica minore completo delle pertinenti opere impiantistiche e relativi sottoservizi, sistemazioni esterne estese al progetto complessivo comprendenti pavimentazioni esterne in cls, in conglomerato bituminoso ed in materiale arido stabilizzato, inclusa la realizzazione di un percorso campestre limitrofo al campo sportivo,


La nuova struttura di servizio è formata da due corpi edilizi monopiano a pianta rettangolare, distanziati di m.3,50 e mutuamente congiunti da un tunnel vetrato di collegamento:
- nel volume maggiore con asse longitudinale E-O ed avente ingombro lordo di m.17,70 x m.30,85 è ricavata una sala polifunzionale con superficie prossima a mq. 350,00 provvista di locali di deposito per attrezzature, blocco spogliatoi con servizi igienici, centrale termica;
- nel volume minore con asse longitudinale N-S ed avente ingombro lordo di m.11,00 x m.20,70 è ricavato un locale cucina con superficie prossima a mq. 145,00 e pertinenti vani di deposito per attrezzature e derrate, oltre a spogliatoio e servizio igienico per gli addetti.

Entrambi i volumi possiedono i medesimi caratteri architettonici e materici trattandosi di intervento funzionalmente e architettonicamente integrato.

La struttura prevista è di tipo scatolare a setti continui in c.a. su fondazioni a platea con copertura a due falde in pannelli alveolari in c.a.p. su travi tralicciate autoportanti REP poste ad interasse costante con sporti aggettanti ad orditura lignea sostenuta da travi di banchina e ritti metallici. Il manto antimeteorico è previsto in lamiera ondulata preverniciata in tinta grigio antracite chiaro, analogamente alle rimanenti opere di lattoneria.
Si propone di lasciare a vista la superficie esterna dell’involucro, impiegando calcestruzzo pigmentato con ossidi in grado di produrre un tenue imbrunimento del materiale; la coibentazione potrà essere eseguita internamente con sistema a placcaggio di pannelli in eps rivestiti lastre in cartongesso.

I serramenti potranno essere realizzati con intelaiatura metallica elettrocolorata in tonalità grigia coordinata a quella delle lattonerie, oppure tinta alluminio naturale; per le specchiature vetrate, qualora dotate di pellicola stop-sol, si propone di mantenere la medesima colorazione grigia, già abitualmente adottata in ambito montano.
L’intervento in progetto comprende tutte le opere di finitura e complementari occorrenti, quali impianti termo-idro-sanitario ed elettrico, sottoservizi, recinzioni, pavimentazioni, sistemazioni a verde e quant’altro.

L'intero intervento è stato progettato in condivisione con diverse e rappresentative associazioni del territorio.

venerdì 19 giugno 2015

Protocollo sulla scuola fra Belluno e Trento

Questo protocollo nasceva nel gennaio del 2013 quando si erano incontrati, come riferisce La Voce del Nord'Est, «presso la Sala Giunta della Comunità di Primiero, alla presenza del presidente Cristiano Trotter e dell’assessore della Comunità, Marco Zeni, [...] i presidi e i rappresentanti degli istituti superiori feltrini, il dirigente scolastico dr. Alessandro Bonesini e il direttore dell’Enaip di Primiero dr. Fausto Eccher, il dirigente del Servizio Istruzione della Provincia di Trento dr. Roberto Ceccato, la dr.ssa Faoro della Provincia di Belluno, il prof. Maurizio Milani referente per l’orientamento dell’Ufficio Scolastico di Belluno, Graziano Baster (Polo di Feltre, Colotti – Rizzarda), per il Liceo Dal Piaz, Giampietro Da Rugna, per ITI Negrelli-Forcellini, Costantina Facchin, per il Liceo Canossiane, Stefano Serafin e per Enaip Feltre, Marta Fornaro.
L’incontro era stato organizzato e promosso dai referenti della Rete Orientamento di Primiero, Delia Scalet, Dino Zanetel e Fabio Longo in collaborazione con la Comunità di Primiero.»
Dunque si parlò di scuole feltrine e primierotte fra dirigenti e referenti scolastici e funzionari delle rispettive Province, con due amministratori pubblici del Primiero. Nessun  rappresentante della popolazione feltrina era presente.

Poi un vuoto di memoria: non ricordo nè che il Distretto Formativo del Feltrino nè che l'Unione Montana Feltrina siano mai stati coinvolti nel protocollo sulla scuola.
E' un vuoto di memoria il mio o è soltanto un vuoto di democrazia?


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 Delibera di Giunta della Provincia di Belluno n.218 del 05/12/2012

PROTOCOLLO D’ INTESA TRA

PROVINCIA DI BELLUNO, qui rappresentata dal Dirigente del Settore Sviluppo Economico sociale e culturale dott.ssa Gabriella Faoro, a ciò autorizzata in virtù dell’art.27 dello Statuto provinciale e della deliberazione delle Giunta provinciale n.218 di data 05.12.2012;

L’UFFICIO SCOLASTICO – AMBITO TERRITORIALE N. VIII DELLA REGIONE VENETO qui rappresentato dal dirigente vicario dell’Ufficio scolastico Territoriale di Belluno dott.ssa Daniela Del Pizzol, a ciò autorizzata ai sensi della disposizione dell’UST n.11251 del 29.12.2004;

LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, qui rappresentata dalla dott.ssa Marta Dalmaso, Assessore all’Istruzione, a ciò autorizzata in virtù dell’art. 1 del DPR 1.11.1973, n. 690, della L.P. 30.7.1987, n. 12, art. 2 e della deliberazione della Giunta Provinciale n.2655 di data 07.12.2012;

LA COMUNITA’ DI PRIMIERO qui rappresentata dal Presidente pro-tempore dott.Cristiano Trotter a ciò autorizzato in virtù dell’art.13 dello Statuto della Comunità e della deliberazione della Giunta della Comunità n.163 di data 28.11.2012.

Premesso che:
- nello scenario locale i comuni del Trentino e del Bellunese, situati sulla linea di confine, costituiscono centri di attrazione privilegiati dei flussi migratori degli studenti, specialmente di quelli in diritto-dovere all’istruzione ed alla formazione professionale, che negli ultimi anni ha raggiunto una consistenza numerica rilevante. Infatti si e’ via via registrata negli ultimi anni una richiesta cospicua di studenti della Provincia di Belluno che, attratti dall’offerta formativa programmata dalla Provincia Autonoma di Trento, intendono frequentare i rispettivi percorsi di istruzione e Iefp erogati dalle Istituzioni scolastiche e formative provinciali e paritarie del Trentino; viceversa, sempre più frequente è la richiesta di studenti del Trentino che si rivolgono alle Istituzioni scolastiche e formative della Provincia di Belluno per usufruire dei percorsi di istruzione e di Iefp programmati dalla Regione Veneto;

-sulla base delle rispettive competenze la Provincia di Belluno, la Provincia Autonoma di Trento e la Comunità di Primiero rilevano l’esigenza di cooperare al fine di meglio corrispondere ai bisogni educativi e formativi dei rispettivi territori dei comuni viciniori e tutelare cosi le pari opportunità delle famiglie degli studenti che intendono frequentare i percorsi di Istruzione e di Iefp realizzati sulla base dei rispettivi ordinamenti;

- i suddetti Enti condividono il ruolo di centralità assunto dall’istruzione e dalla formazione professionale nei processi di crescita e modernizzazione della società e considerano il raccordo del territorio dei comuni viciniori, nell’ambito dei servizi di istruzione, formazione e mondo del lavoro, un fattore strategico sia per le imprese che per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro, specie nell’attuale contesto di razionalizzazione e contenimento delle risorse pubbliche;

- l’adesione al presente protocollo è stata decisa dai competenti organi, con appositi provvedimenti;

CONCORDANO
La Provincia Autonoma di Trento – Dipartimento della Conoscenza, la Comunità di Primiero, la Provincia di Belluno e l’Ufficio Scolastico Territoriale VIII, intendono realizzare, in condizioni di reciprocità, una rete coordinata nel settore dell’istruzione e della formazione professionale per favorire l’ottimizzazione della fruibilità dell’offerta scolastica e formativa presente nei rispettivi territori da parte degli studenti e promuovere, conseguentemente, un ulteriore sviluppo socio-economico dell’area di confine
In particolare, la collaborazione tra i soggetti firmatari del presente Protocollo di intesa è mirata a raggiungere i seguenti obiettivi:

- accogliere, in condizioni di reciprocità, le domande di iscrizione degli studenti dei percorsi di istruzione scolastica e di formazione professionale rientranti nell’ambito del diritto-dovere all’istruzione ed alla formazione professionale all’interno delle Istituzioni scolastiche e formative provinciali e paritarie dislocate nei comuni viciniori delle due Province;

- facilitare nei rispettivi territori – attraverso la collaborazione di tutti gli enti preposti – l’accesso, l’inserimento, il successo formativo e la regolarità della frequenza dei percorsi formativi, garantendo così l’espletamento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione professionale;

- agevolare lo scambio e la circolazione delle esperienze e delle buone prassi mediante l’organizzazione di momenti di confronto periodico tra le reti per l’orientamento presenti nei rispettivi territori;

- promuovere reciprocamente l’offerta scolastica e formativa presente nei due territori;

- nell’ambito delle attività di orientamento promosse e/o realizzate da ciascun ente nei confronti di tutti i possibili utenti (studenti, famiglie, operatori), diffondere la conoscenza dei diversi sistemi formativi presenti nei due territori per agevolare la scelta scolastico-professionale dei rispettivi studenti;

- favorire scelte programmatorie più consapevoli da parte dei soggetti preposti grazie anche allo scambio di dati in forma aggregata sui flussi di accesso alle istituzioni scolastiche e formative nelle aree territoriali confinanti.

3) DIFFUSIONE DEL PROTOCOLLO D’ INTESA
Le Parti si impegnano a promuovere – nei modi che riterranno più opportuni – la diffusione dei contenuti del presente protocollo e dei rispettivi esiti in divenire tra tutte le istituzioni scolastiche e formative provinciali e paritarie presenti nelle due province e gli enti locali interessati.

4) DECORRENZA E DURATA
Il presente protocollo di intesa decorre dalla data di sottoscrizione e ha durata permanente fino alla formale disdetta di una delle parti firmatarie. Ognuna delle parti potrà disdire il protocollo tramite raccomandata a/r e potrà procedere alla sua rescissione ove si verifichino violazioni degli impegni sottoscritti, contestati per iscritto, con le motivazioni del caso.

5) FORME STABILI DI CONSULTAZIONE.
Le parti firmatarie del presente protocollo di intesa si impegnano ad attuare forme stabili di consultazione con l’obiettivo di ogni ampio confronto sulla sua attuazione e su ogni altra azione finalizzata ad elevare la qualità del rispettivo sistema formativo.



6) ACCORDI SUCCESSIVI
Qualora si renda necessario, per un più efficace svolgimento delle attività oggetto del presente protocollo di intesa, le Parti potranno stipulare specifici accordi operativi.

7) CONTROVERSIE
Ogni controversia derivante dall’esecuzione del presente protocollo di intesa che non venga definita bonariamente sarà devoluta all’organo competente previsto dalla vigente normativa.

8) ESECUTIVITA’.
Il presente protocollo, per divenire esecutivo, dovrà essere ratificato dai rispettivi organi deliberativi
competenti degli enti firmatari.

9)  REGIME FISCALE.
Per il presente atto si invoca l'esenzione dal bollo ai sensi dell'art. 16 dalla tabella allegato B) al Decreto del Presidente della Repubblica 26.10.1972 n. 642 ed ai sensi della Legge n. 210
del 17.05.1985.

Letto, confermato e sottoscritto.


FIRMA DELLE PARTI
....



fonti: 
http://attiamministrativi.provincia.belluno.it/pratiche/dett_registri.php?id=9565
http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2013/01/30/news/trento-e-belluno-unite-dalla-scuola-1.6445136
http://www.lavocedelnordest.eu/protocollo-scuola-trento-belluno-nuovo-incontro-a-primiero/
http://www.lavocedelnordest.eu/comunita-primiero-provincia-di-belluno-protocollo-sulla-scuola/

domenica 25 gennaio 2015

Fondo ODI...

13 marzo 2014


Fondo ODI...
Va detto che il fondo ODI per i Comuni di Confine è stato 'sbloccato' da Bolzano a fronte di ulteriori vantaggi per quella Provincia. Va detto che i soldi NON SONO 'di Trento e di Bolzano', ma 'dello Stato'. Va detto che quei soldi sono DOVUTI per legge ai Comuni di Confine, e non sono una generosa elargizione. Va ancora detto che una strana legge concede "di fatto" a Trento e a Bolzano la singolare facoltà di aprire e chiudere a loro piacimento il magico rubinetto attraverso cui scorre (o 'dovrebbe' scorrere) il denaro del Fondo da Roma fino ai 48 comuni di confine, veneti e lombardi.

martedì 6 gennaio 2015

Referendum per il Trentino: "Questione di Quorum..."

11 febbraio 2013 alle ore 9.48

Al blocco delle liste elettorali, avvenuto il 26 gennaio 2013, gli elettori del comune di Cesiomaggiore erano in numero di 4666.
Di essi 1280 sono i cittadini residenti all'estero (AIRE)
I cittadini effettivamente residenti in comune sono dunque 3386.

Il quorum previsto per la validazione del referendum è pari al 50% degli aventi diritto al voto più uno (50%+1).

Riferito al numero degli aventi diritto al voto ufficiali (AIRE compreso) il quorum validante si raggiunge con
4666:2=2333+1=2334

Riferito invece al numero degli effettivi elettori residenti (AIRE escluso) il quorum si raggiungerebbe con
3386:2=1693+1=1694

Il primo è il dato legale, il secondo ha invece valore puramente politico.

Il secondo, infatti, permette di cogliere la dimensione del reale, l'effettiva volontà di chi abita e risiede nel territorio di Cesio.
Esiste una questione di non poco conto: è giusto che il quorum, per ammettere un voto consultivo come questo, si fissi comprendendo un alto numero di cittadini che sono lontani e dunque impediti al voto per la loro lontananza?

Per il quorum si veda L.352/1970 art. 45
Art. 45
L'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione, procede
alla somma dei risultati del referendum relativi a tutto il territorio nel quale esso si è
svolto, e ne proclama il risultato.
La proposta sottoposta a referendum è dichiarata approvata, nel caso che il numero
dei voti attribuiti alla risposta affermativa al quesito del referendum non sia inferiore alla maggioranza degli elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni nei quali è stato indetto il referendum, altrimenti è dichiarata respinta.

C'è da chiedersi, e io infatti me lo chiedo, se sia davvero necessario, utile, opportuno che un referendum consultivo, che non delibera un bel nulla e non elegge nessuno, ma sottopone soltanto al legislatore una proposta, abbia a sottostare alla logica del quorum.   
Quanti anziani o invalidi, per esempio, non hanno potuto recarsi alle urne date le loro difficili condizioni psicofisiche? Ho il sospetto che a Cesiomaggiore ve ne sia stato un buon numero. Il quorum li pretendeva al seggio.  

Il dopovoto: quorum mancato...

11 febbraio 2013 alle ore 19.07

A Cesiomaggiore hanno votato in tutto 1648 elettori sui 4666 aventi diritto, e sui 3386 residenti effettivi.
Ciò vuol dire che ha votato il 35,31% degli aventi diritto e il 48, 67% dei residenti effettivi.
Il quorum dunque non è stato raggiunto, nè lo sarebbe stato considerando i soli residenti effettivi.
La richiesta di distacco dal Veneto e di aggregazione al Trentino del comune di Cesio non può quindi procedere.

Servirà del tempo per analizzare e per capire il senso di questo "non voto" scelto dal 51,33% degli elettori cesiolini effettivamente residenti.
Certo è fin d'ora che in futuro sarà più difficile per noi amministratori rappresentare alla politica romana e veneziana il disagio della popolazione cesiolina, il malcontento per le crescente difficoltà economiche e per le continue disparità di trattamento che sono riservate ai cugini del Trentino-Alto Adige.

Noi amministratori pubblici confidavamo che lo strumento del voto sarebbe stato usato a piene mani. Così non è stato. Confidavamo che da un voto affermativo sarebbe emersa con chiarezza la voce del malcontento popolare e una inequivocabile volontà di cambiamento. Così non è stato.

Ora vedremo se questo non-voto sarà interpretato dal mondo politico come segno di indifferenza verso la sorte della propria comunità, o come fiducia incondizionata nel sistema, o come soddisfazioine per lo stato delle cose. Vedremo.
Intanto faremo del nostro meglio, e nonostante tutto, per servire come possiamo i nostri cittadini.

Referendum e osservazioni cronologiche

 31 gennaio 2013

2005: il 30 e 31 ottobre a Lamon si tiene il referendum per chiedere il passaggio del Comune dal Veneto alla Provincia Autonoma di Trento.

2006: il 9 ottobre si tiene a Sovramonte un referendum del tutto analogo a quello di Lamon.

2007: Il 4 luglio a Recoaro Terme il Presidente della Regione del Veneto Galan e il Presidente della Provincia Autonoma di Trento Dellai sottoscrivono l'Intesa tra Regione del Veneto e Provincia autonoma di Trento per la disciplina del migliore esercizio delle funzioni amministrative inerenti i settori dello sviluppo locale, della sanità, della cultura, dell'alta formazione, dell'istruzione e della formazione, delle infrastrutture e reti di trasporto, interessanti i territori confinanti della Regione del Veneto e della Provincia autonoma di Trento. L'Intesa è ratificata dai rispettivii Consigli lo stesso anno.

2007: il 28 ottobre a Cortina d'Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana si tiene il referendum per chiedere il passaggio alla Provincia Autonoma di Bolzano. .

2009: il 23 dicembre è istituito l'ODI con la legge finanziaria per il 2010 del 23 dicembre 2009 n. 191 per  gestire un fondo di 80 milioni annui destinati a finanziare progetti “per lo sviluppo economico e sociale dei territori confinanti con le province autonome di Trento e Bolzano”.

2010: con la legge finanziaria delll'anno si approva il cosiddetto Fondo Letta destinato al finanziamento di specifici progetti finalizzati allo sviluppo economico e sociale dei territori dei comuni confinanti la cui superficie è contigua al confine delle regioni a statuto speciale, individuati per macroarea, per un totale di 99 comuni del Nord;

2011: il 13 ottobre è approvato il Fondo per la valorizzazione e la promozione delle aree territoriali svantaggiate confinanti con le regioni a statuto speciale.

Panta rei: province, referendum e identità

30 gennaio 2013 alle ore 12.42 



A chi non riesce ad immaginare il Feltrino se non come un'articolazione distrettuale dell'attuale provincia di Belluno, a chi ritiene che gli abitatori della plaga feltrina siano da definirsi inopinatamente "bellunesi", a chi si scandalizza dell'idea che la provincia di Belluno possa essere smembrata o trevigianizzata o dissolta, o che parte di essa possa tentare la via del Friuli o del Trentino-Alto Adige, a tutti costoro dedico e propongo questa breve lettura. E' tratta da una delibera di giunta che circolò tra i comuni feltrini nei primi anni Settanta dell'Ottocento.


"I due territori di Feltre e di Belluno costituirono due diverse provincie fino al congresso di Lione (1802), quando per prepotenza di conquista, furono unite in una sola, con sede in Belluno. Però nessuna ragione naturale od economica chiama i due distretti di Feltre e di Fonzaso, che formavano il primo di quei territori, a far parte della provincia di Belluno, talchè la loro aggregazione può dirsi veramente una violenza legale.
Somma differenza di prodotti del suolo e della mano dell'uomo; separazione e disuguagflianaza manifesta di interessi; mancanza totlae di rapporti sociali e commerciali; eccedenza insopportabile di spese senza alcuna utilità pubblica, sono i principali argomenti che valgono a provare la accusata anormalità. Indi la grande e molto sentita sproporzione tra le spese cui soggiace questa parte della provincia ed i vantaggi che ne ritrae.
[...]
E' per ciò la grande maggioranza di essi [abitanti della provincia di Belluno] chiede al Governo che ha promesso una savia riforma della circoscrizione territoriale delle provincie e circondari del Regno, la soppressione della provincia di Belluno per assoluta mancanza di mezzi ad esistere; ed in particolare i comuni dei due distretti di Feltre e di Fonzaso, che ne formano più che una terza parte, concordi ed unanimi domandano la loro aggregazione alla provincia di Treviso, alla quale per posizione e per vie naturali, con ogni rapporto, con ogni interesse, con ogni aspirazione da tempi remoti e con attività ognor crescente stanno legati.
Questa petizione che esprime un voto la cui soddisfazione si presenta avedentemente quale una siprema necessità economica ed un atto di pura giustizia, s'innalza alla rappresentanza della Nazione, nella fiducia che sia favorevolmente accolta, perchè gli Ordini Liberi permettano alfine la distruzione di vincoli imposti dalla forza, senza riguardo alcuno alla volontà ed al benessere delle popolazioni."


Il testo che ho estratto è sufficiente, a mio avviso, a regalare un disarmante ritratto dei feltrini di allora, per nulla schierati a difesa della loro incipiente bellunesità, avversi ad essa, invece, con un'avversione vivace, decisa e motivata; un'avversione figlia del sopruso subito da Napoleone, ma soprattutto del disagio sociale ed economico che già si stava sperimentando.
Chi l'avrebbe immaginato? Chi? Gli storici forse, abituati come sono a veder cambiare ogni cosa nel tempo, come il colore del camaleonte su un ramo.

Consoliamoci del nostro futuro, comunque vada sarà radioso: un domani i feltrini potranno forse dirsi orgogliosamente trevisani o trentini o chissà cos'altro, così come oggi si dicono bellunesi, e difendere con entusiamo ciò che oggi ripugnano, o aborrire ciò che oggi difendono.
Consoliamoci, così va la vita, così va la storia.

Statuto e Consiglio sul referendum

29 gennaio 2013 alle ore 10.15


Lo Statuto Comunale di Cesiomaggiore all’art. 32, c 2 riconosce al Consiglio la facoltà di avviare, motu proprio, la procedura di indizione del referendum di consultazione.
In alternativa, all’art. 32, c 4, lo  stesso statuto chiede, per avviare il medesimo procedimento, un quorum di sottoscrittori non inferiore al 20% degli aventi diritto al voto.
Il numero di sottoscrittori della richiesta referendaria pervenuta al Sindaco è di 462, numero di per sè insufficiente per avviare la procedura secondo l'ipotesi prevista dall'art. 32, c 4, perchè al 31 luglio 2012 gli aventi diritto al voto del comune erano 4665, in tal numero compresi i residenti al’estero.
Tenendo conto tuttavia che il numero dei firmatari è superiore al 20% degli effettivi votanti delle ultime elezioni comunali, che è pari a 2.171 elettori su 3386 residenti, il Consiglio ha valutato di accogliere e di far propria la proposta dei firmatari seguendo lo spirito previsto dall'art. 32, c 2

Il referendum per il Trentino: i costi della democrazia.

 4 gennaio 2013 alle ore 23.35

C'è chi li promuove, chi li sostiene, chi li avversa, anche con decisione, chi li snobba e chi li ignora o finge di ignorarli, anche se ignorarli è diventato ormai difficile. Parlo dei referendum di consultazione popolare per passare, armi e bagagli in mano, al Trentino Alto-Adige.
Il mio Comune ha ricevuto la richiesta, sottoscritta da un cospicuo numero di cittadini, di indire il referendum, e ha deliberato a favore, con voto unanime dei consiglieri comunali. Poi le competenti autorità romane hanno autorizzato la consultazione e ne hanno stabilito la data.
Dunque il referendum... s'ha da fare.

Ora mi permetto due parole sul tema.
Fin da quella volta che Napoleone Bonaparte pestò coi suoi calcagni questa nostra terra, che oggi chiamiamo "provincia di Belluno", i nostri comuni sono inscritti nell'ente amministrativo allora chiamato "Dipartimento della Piave". In oltre due secoli di storia la nostra provincia ha conosciuto varie vicissitudini, lunghi periodi di miseria e brevi e rari momenti di fortuna.
Il Feltrino, che prima d'allora era del tutto autonomo, ha perduto nella provincia quasi tutte le sue istituzioni più importanti. Il resto del territoro, il Cadore, l'Agordino, il Comelico, l'Alpago... non se la passa meglio: non ha visto che rari e localizzati esempi di sviluppo e di benessere, mai nulla a che vedere col benessere e con lo sviluppo del Trevisano, tanto per dire.
Onestà e laboriosità delle popolazioni "bellunesi" non sono valse che ad ottenere le briciole di quanto hanno ottenuto nel frattempo i fratelli trentini col loro statuto speciale.

La Provincia di Belluno ha avuto oltre duecent'anni di tempo per dimostrare la sua forza e la sua efficacia nel difendere e nel promuovere al meglio i suoi territori. Com'è andata, vogliamo fare due conti? Siamo soddisfatti di questa provincia?
Se i risultati non ci soddisfano dovremmo semplicemente e saggiamente prenderne atto.
E se lo stato attuale delle cose, che vige da secoli, sia efficace o meno ha da dircelo la statistica; e se siamo soddisfatti o meno ha da dircelo l'uomo della strada che fa i conti con la fine del mese.

Io difendo l'unità della Provincia, sia ben chiaro, ma l'unità non fine a se stessa, non come un valore assoluto, bensì come uno strumento per governare i nostri paesi. Non altrimenti.
Per fortuna, io dico, l'unità della provincia di Belluno non forse è nè l'unico nè il più efficace strumento per difendere e sostenere le nostre ragioni. Per fortuna vi sono altre vie, vie che altri tentano di percorrere, come fanno i comitati referendari e come fanno quei cittadini che i referendum li hanno chiesti e sottoscritti. Fanno bene a tentare strade impraticate? Non lo so, ma parto dal principio che "tentare altre vie" sia sempre un atto d'intelligenza e di coraggio.

In ogni caso io sono il sindaco di Cesiomaggiore, sono al servizio dei miei cittadini e sento il dovere, anzi, il "sacrosanto dovere", di dare ai cesiolini la possibilità di esprimersi sul futuro del loro Comune; come sento di sostenere le loro ragioni e di attendere di conoscere la loro volontà, quale essa sia, per tenerla nel giusto conto, com'è mio dovere.
Per questo non mi limiterò a difendere soltanto la Provincia di Belluno e la sua unità, ma sosterrò parimenti le ragioni e il diritto di chi ha chiesto il referendum per il distacco dal Veneto, ritenendo che vi sia soltanto un'apparente contraddizione in questa scelta, ritenendo che prima di ogni altra cosa venga il bene della mia gente e che ogni strada democratica e legale per ricercarlo sia pure legittima.
Il referendum consultivo è uno strumento legale e democratico ed è volto al bene del mio paese, allora ben venga il referendum, al di là dei suoi costi che sono dei costi dovuti alla democrazia.

Aggiungo infine che la strada della specificità della Provincia di Belluno nella Regione del Veneto è sempre valida e aperta. Ma deve diventare sostanziale, reale e palpabile. Sarà questa sostanzialità, e l'equità fra i territori, che toglierà eventualmente senso ad altre scelte. Per ora vi sono ragioni storiche, identitarie ed economiche che rendono più che rispettabile la scelta dei referendum.

Fondi per i comuni di confine e nuove umiliazioni

2 dicembre 2013 alle ore 17.56

''Conosco tutte le specificità della provincia di Belluno e bisogna intervenire per evitare assimmetrie istituzionali che non hanno senso: a questo territorio serve un'autonomia forte".
Lo ha detto il presidente del consiglio Enrico Letta quando, sabato 12 ottobre 2013, è venuto a Longarone per  ricordare le vittime del Vajont.

La Provincia di Belluno oggi, ed è il 2 dicembre 2013, è ancora commissariata come quel giorno.
Allora mi dico che forse è perchè il Governo è impegnato in cose più importanti, è troppo impegnato per potersi occupare anche dell'autonomia di una terra che è così lontana da Roma. 
Poi scopro però che l'altro giorno, era il 26 novembre scorso, nonostante le sue tante preoccupazioni, i suoi troppi impegni, il governo era comunque riuscito a far avere, con un suo emendamento, un bel regalo alle province autonome di Trento e di Bolzano; il regalo è la potestà di derogare alle norme nazionali su esenzioni, deduzioni e detrazioni fiscali in materia immobiliare. Mano libera sulla fiscalità: cose mai viste!
Eh, ma allora si vede che il tempo per occuparsi di terre lontane da Roma il governo ce l'ha! Si vede che allora dipende da quali terre sono. E provo un certa amarezza.

Prendo atto, Trento e Bolzano hanno nuove iniezioni di autonomia. A diral tutta per loro è un anno fortunato: il 16 luglio scorso, quest'estate insomma, la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittima l’applicazione delle sanzioni economiche sul mancato rispetto del patto di stabilità per le Regioni a Statuto Speciale. Mano libera anche sul patto di stabilità. I siciliani hanno gioito.
Tutti gli altri no evidentemente, che il patto di stabilità frena l'ecomomia, blocca le opere, incatena i bilanci.

Con una più ampia autonomia fiscale, con nessun limite al patto di stabilità. Gli "autonomi" possono volare, e tutti gli altri (noi)... strisciare sul pavimento.
Tanto per dire è la seconda volta che sopprimono l’ODI. Lo fanno ormai una volta l'anno.
L'ODI è l’organismo di indirizzo (e di gestione) del Fondo per i Comuni di confine, un fondo che vale ben 80 milioni di auro annuali, soldi che le due province autonome devono indirizzare ai quarantotto comuni confinanti del lombardoveneto.
La soppressione dell'organismo è sancita a sorpresa dall'emendamento 346 bis (legge di stabilità) in cui si dice «I commi dal 118 al 121 [della legge 191/2009] sono soppressi». Con i commi citati si sopprime, appunto, l'ODI che essi istituivano.
Così, mentre a Trento e a Bolzano si gioisce per l'accrescimento di una già grassa autonomia, di qua del magico confine, si profila, al contrario, una nuova umilante battaglia per quei soldi dovuti, quel teroretto che dal 2010 ancora "giace".

Il bello è che gli amici di Trento e di Bolzano anche su quello reclamano (e ottengono) il diritto di beneficiare, piure se in modo indiretto. Chiedono (e ottengono) di riservare una quota del fondo a progetti che abbiano una "valenza sovraregionale" che vuol dire "interessante per loro"; così che ancora una parte di quei soldi, che sarebbero destinati a diminuire il divario fra i comuni privilegiati e quelli ordinari, possa tornare a vantaggio dei primi. Questa è furbizia!
Pretendono (e ottengono) gli amici di Trento e di Bolzano di sindacare sui progetti dei veneti e dei lombardi: "ci piacciono, non ci piacciono, lo sosteniamo, non li sosteniamo, ci mettiamo il veto...£
Già, perchè, se non sono di loro gradimento, se non hanno per loro alcuna utilità... i progetti a che serve farli passare?

Tolgono l'ODI, così senza chiedere nulla ai diretti interessati, ai comuni di confine. Non mi pare che sia una bella cosa! E poi parlano di coinvolgere, nella discussione sul futuro del fondo, le regioni, le due province autonome e le cinque a statuto ordinario (Belluno, Brescia, Sondrio, Verona e Vicenza). E non i succitati comuni? No, dico, vi pare bello?!
I comuni di confine devono essere coinvolti, e massicciamente e fin da subito, nella gestione del fondo. Non sono semplici destinatari passivi, sono "protagonisti" del fondo.
Al contrario, sono semmai Trento e Bolzano che non hanno a metter bocca nella cosa. A che pro?

Ecco, scusate se io una roba così la chiamo umiliazione, la chiamo sudditanza, la chiamo vergogna.
E scusate se credo che un corretto e amichevole rapporto dei comuni del Veneto e della Lombardia con quelli del Trentino-Alto Adige necessiti di una cosa indispensabile: del riconoscimento di pari dignità, di pari diritti e di pari doveri fra i cittadini e fra le comunità, quelli dell'una e quelli dell'altra parte del confine.

A proposito di fondo per i Comuni di Confine

10 aprile 2014 alle ore 15.41

Nella fattispecie parlo di autonomia comunale e di fondo per i comuni confinanti con le regioni a statuto speciale, Fondo "ODI" o "Brancher", tanto per esser chiari.
Sempre più spesso capita di sentir parlare parli di questo fondo istituito nel 2010 per i comuni di confine dicendo che
potrà/dovrà essere impiegato per una perequazione generale dei territori veneti di montagna o, peggio dell'intera regione.
A parte il fatto che a quel punto i soldi diventerebbero acqua fresca e non servirebbe più a nessuno (immaginiamoci gli 80 milioni di euro sparsi su tutta la montagna veneta e lombarda, o su tutto ilVeneto e tutta la Lombardia), ma non si capirebbe più nemmeno la ratio della legge (che sotto cito per chiarezza).
E ai comuni di confine che cosa resterebbe come strumento per alleviare (pur di poco) la loro condizione di inferiorità e debolezza?
Sì, perchè ce lo possiamo dire: rispetto al Trentino altro è essere un comune come Lamon o Sovramonte (faccio per dire) e altro è essere come Ponte nelle Alpi (faccio sempre per dire). Altro è essere Cesiomaggiore, Feltre, e altro è essere Padova o Treviso.
Allora vorrei che fosse chiaro una volta per tutte che a decidere il come e il dove spendere i soldi dei comuni di confine (fondo "Brancher" o "ODI" che dir si voglia) devono essere, pur nella doverosa solidarietà fra gli enti dei territori veneti e lombardi più vicini al problema, i soli destinatari, cioè i Comuni confinanti con le Province a statuto speciale.
Se ANCI, se le dueRegioni, se i nostri politici nazionali, vorranno aiutare in questa direzione, bene, altrimenti, se qualcuno vorrà invece mettere le mani sui soldi dei comuni di confine, se vorrà spenderli in altri modi, ci dovrà essere da parte dei comuni titolari un'opposizione fiera e decisa.




 Ecco per completezza il testo normativo che più interessa per capire la nascita e le ragioni del fondo.
Legge Finanziaria 2010
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale

Legge 23.12.2009 n° 191 , G.U. 30.12.2009

art.2
117. Secondo quanto previsto dall'articolo 79, comma 1, lettera c), del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, come sostituito dal comma 107, lettera h)*, del presente articolo, le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto del principio di leale collaborazione, concorrono al conseguimento di obiettivi di perequazione e di solidarietà attraverso il finanziamento di progetti, di durata anche pluriennale, per la valorizzazione, lo sviluppo economico e sociale, l'integrazione e la coesione dei territori dei comuni appartenenti alle province di regioni a statuto ordinario confinanti rispettivamente con la provincia autonoma di Trento e con la provincia autonoma di Bolzano. Ciascuna delle due province autonome di Trento e di Bolzano assicura annualmente un intervento finanziario determinato in 40 milioni di euro.
118. Ai fini dell'attuazione del comma 117 e' istituito un organismo di indirizzo composto da:
a) due rappresentanti del Ministro dell'economia e delle finanze, di cui uno con funzioni di presidente, su indicazione del Ministro stesso;
b) un rappresentante del Ministro per i rapporti con le regioni;
c) un rappresentante del Ministro dell'interno;
d) un rappresentante della provincia autonoma di Trento;
e) un rappresentante della provincia autonoma di Bolzano;
f) un rappresentante per ciascuna delle regioni a statuto ordinario di cui al comma 117.
119. L'organismo di indirizzo di cui al comma 118 stabilisce gli indirizzi per la valutazione e l'approvazione dei progetti di cui al comma 117.
120. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti il Ministro per i rapporti con le regioni e il Ministro dell'interno, previo parere delle regioni a statuto ordinario di cui al comma 117 e d'intesa con le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede a:
a) stabilire i criteri in base ai quali possono concorrere al finanziamento, presentando i progetti di cui al comma 117, oltre ai singoli comuni confinanti, anche forme associative tra più comuni confinanti e tra comuni confinanti e comuni ad essi contigui territorialmente;
b) stabilire i criteri di ripartizione dei finanziamenti con riferimento ai diversi obiettivi di sviluppo e di integrazione e tra i diversi ambiti territoriali;
c) disciplinare le modalità di erogazione dei finanziamenti da parte delle province autonome di Trento e di Bolzano;
d) nominare i membri dell'organismo di indirizzo di cui al comma 118, sulla base delle designazioni presentate da ciascuno dei soggetti e organi rappresentati;
e) disciplinare l'organizzazione e il funzionamento dell'organismo di indirizzo di cui al comma 118, in modo da garantire il carattere cooperativo delle decisioni;
f) determinare le tipologie dei progetti di cui al comma 117, nonché le modalità e i termini per la presentazione degli stessi;
g) stabilire i requisiti di ammissibilità dei progetti, al fine di assicurare il rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato;
h) stabilire i criteri di valutazione dei progetti;
i) stabilire i criteri e le modalità di verifica della regolare attuazione degli interventi previsti da ciascun progetto ammesso al finanziamento e del conseguimento degli obiettivi da essi perseguiti;
l) disciplinare il funzionamento di appositi organi, che approvano annualmente i progetti e determinano i finanziamenti da parte delle province autonome spettanti a ciascuno di essi, sulla base degli indirizzi stabiliti dall'organismo di cui al comma 118; i suddetti organi sono composti in modo paritetico da rappresentanti delle province interessate e dello Stato.
121. Ai componenti dell'organismo di gestione di cui al comma 118 non spetta alcun compenso. Gli oneri connessi alla partecipazione alle riunioni dello stesso sono a carico dei rispettivi soggetti e organi rappresentati, i
quali provvedono a valere sugli ordinari stanziamenti di bilancio e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

lunedì 29 dicembre 2014

Idee (più) chiare per l'Autonomia

20 dicembre 2013 alle ore 17.18

Una domanda sbagliata porta, spesso e volentieri, a una risposta altrettanto sbagliata. "Sbagliata" nel senso di mal posta, e si sa che un problema male impostato è impossibile da risolvere correttamente, se non per intervento divino.
Ora, sulla questione della nostra Provincia e del suo futuro io credo che la vera domanda non dovrebbe essere "Vogliamo noi mantenere l'ente provinciale di 'primo grado', che già abbiamo o vogliamo invece una Provincia nuova di 'secondo grado'?" Io credo che la domanda dovrebbe essere piuttosto: "Vogliamo noi un'autonomia amministrativa e politica 'forte' per la nostra terra, per salvaguardarla da una prevedibile recessione, o vogliamo restare a dormire beatamente sotto il pero dei ricordi?"

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, giunto a Longarone il 12 ottobre 2013, così si era espresso sulla Provincia di Belluno - sapendola costretta fra due province autonome, una regione a statuto speciale ed una pianura veneta facilitata dalle condizioni ambientali - : "Conosco tutte le specificità e bisogna intervenire per evitare asimmetrie istituzionali che non hanno senso", e ha poi aggiunto che per essa ci vogliono "forme di autogoverno marcate", "un'autonomia forte" (sic).
Quel Capo del Governo ha dunque riconosciuto pubblicamente il fatto che questa terra ha il titolo per ottenere dallo stato un'autonomia che egli, di sua sponte, ha definito "forte", tale da "evitare asimmetrie istituzionali che non hanno senso" (cit).Il Capo del Governo, che vive e che pensa nella lontana Roma, è consapevole, e lo dichiara, che le nostre comunità hanno bisogno di un'autonomia forte e non di Provincia a statuto ordinario. L'autonomia forte richiede appunto uno statuto speciale, non ordinario, uno statuto allora come quello Trentino, tanto per dirne uno. Giova a proposito anche ricordare l'istituzione dei fondi speciali, il "Letta" e il "Brancher", che sono un'implicito riconoscimento dello stato di bisogno in cui versa la nostra plaga. E ancora e soprattutto il famosissimo articolo 15 dello statuto regionale del Veneto, intitolato "Specificità delle singole comunità, dei territori montani e della Provincia di Belluno." in cui si legge che la Regione
[...] conferisce con legge alla Provincia di Belluno, in considerazione della specificità del suo territorio transfrontaliero e interamente montano nonché abitato da significative minoranze linguistiche, forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria in particolare in materia di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, sostegno e promozione delle attività economiche, agricoltura e turismo. [...]

Corollario.

Il Governo nazionale nel 2013, per bocca del suo Presidente, riconosce alla nostra terra l'esigenza di un'autonomia forte. La Regione lo ha fatto con un articolo del suo Statuto. Allora è il momento adesso di reclamare ad alta voce la "forte autonomia" che ci spetta, non si può perdere altro tempo!A chi non osa, rispondo: sì, si può essere minimalisti, si può chiedere un tozzo di pan secco, si può essere anche più realisti del re, possiamo fare i cavallini volenterosi e metterci le briglie da soli (per non affaticare il cavaliere che ci sta in groppa); si può stupire con effetti speciali la buona vecchia Capitale, usando tutta la straordinaria mitezza delle nostre richieste: "dateci poco, mi raccomando, e datecelo quando volete!". Insomma si può fare i poveri villani col cappello in mano, piegati in due davanti a Lorsignori, intimiditi noi dai portoni dei loro palazzi, e si può essere... "sudditi". Oppure si può essere cittadini, di quelli con la C maiuscola, cittadini che sanno di avere dei diritti, che sanno di pretendere dallo stato nulla di più e nulla di meno di ciò che è dovuto, di ciò che è stato riconosciuto pubblicamente come necessario dallo stesso Capo del Governo, dalla stessa Regione, l'autonomia forte che il solo il futuro sostenibile per le nostre comunità. E dunque chiariamoci presto le idee e mettiamoci al lavoro per progettare l'autonomia "forte" di cui abbiamo bisogno, per progettare lo statuto che funga anche da manifesto per la nostra autonomia: l'Autonomia dell'Area Montana "Alta Piave - Dolomiti Venete".

Michele Balen