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lunedì 18 maggio 2015

L'autonomia.... a chi?

Supponiamo per un momento che il genio dalla lampada si offra di concedere magicamente una vera autonomia alla montagna veneta: a chi vorremmo che fosse intestata detta facoltà? 
"All'ente provinciale!", ci sembra senza dubbio di dover rispondere, com'è per Trento e per Bolzano. Ma siamo certi che questa sarebbe davvero una scelta lugimirante per noi?
Vediamo un po'. 
Gli enti provinciali sono, da sempre, quelli più discussi e più assediati fra gli enti del governo territoriale. Con scadenza periodica, infatti, vi è chi ne propone l’abolizione, ritenendo che essi siano un livello istituzionale inutile, ben sostituibile con un migliore e più definito assetto delle competenze e dei poteri fra le Regioni ed i Comuni.
Orbene, l'autonomia è un valore importante, un tesoro prezioso: e chi mai metterebbe un tesoro prezioso in un luogo così frequentemente esposto agli assedi e alle tempeste della politica?

Ma allora dove dovremmo chiedere che il genio della lampada riponga la nostra autonomia perchè essa non vada cancellata, sottratta, perduta appena l'indomani del suo magico conseguimento? Su quale barca la dovremo caricare, se quella provinciale ci appare, e a ragione, tanto insicura ed esposta alle tempeste?

Io suggerisco che al genio si chieda di riporre la nostra autonomia non in una sola grande nave provinciale, ma nella "flotta" intera dei piccoli agili vascelli comunali, degli enti più antichi, più stabili e più sicuri della nostra repubblica, quelli che con molta difficoltà verrebbero un domani cancellati dalla nostra Costituzione: i comuni. Così mi sentirei al sicuro.
 
La norma "geniale" dovrebbe dunque prevedere l'assegnazione delle autonomie speciali agli enti comunali, definiti e individuati dalla legge stessa; dovrebbe inoltre obbligare tali enti a individuare da loro stessi gli ambiti ottimali (gruppi di comuni, unioni montane, gruppi di unioni, aree provinciali o interprovinciali o addirittura interregionali...) in cui esercitare, in forma necessariamente associata, le competenze loro assegnate, una per una, permettendo così alle varie comunità naturali di ridisegnare buone "geometrie" di governo, e di creare strumenti e livelli efficaci per esercitare ogni funzione ricevuta. E  praticare, con ciò, una responsabile democrazia politico-amministrativa radicata e aderente al territorio.

martedì 27 gennaio 2015

la specificità votata

Palazzo Ferro Fini Venezia

Mercoledì 30 luglio 2014 Palazzo Ferro Fini Venezia 



Cos'è accaduto oggi a Venezia, in Consiglio Regionale? 
E' accaduto che c'è stata una svolta epocale nella politica regionale. 
E' accaduto che la Regione Veneto ha saputo pensare ai suoi territori montani in modo organicamente e definitivamente amico e democratico. 
Un fatto storico!
 
Restano ora da capire i dettagli del testo che è stato licenziato ier sera dall'aula e soprattutto da capirne la reale portata futura. 

Resta da capire se i tempi (che saranno lunghi) per attuare il trasferimento delle funzioni e delle risorse si riveleranno alla fin fine così tanto lunghi da vanificare lo sforzo fin qua compiuto dai consiglieri Dario Bond, Matteo Toscani, Sergio Reolon, che hanno, diciamolo, lavorato bene e con coscienza.
 
E' un punto di arrivo e, come sempre, non è che un punto di partenza.

Così va la storia, così va il mondo...

martedì 6 gennaio 2015

la specificità in Regione

31 luglio 2014

Cos'è accaduto ieri a Venezia, in Consiglio Regionale? E' accaduto che c'è stata una svolta epocale nella politica regionale. E' accaduto che la Regione Veneto ha saputo pensare ai suoi territori montani in modo organicamente e definitivamente amico e democratico. Un fatto storico!
Restano ora da capire i dettagli del testo che è stato licenziato ier sera dall'aula e soprattutto da capirne la reale portata futura. Resta da capire se i tempi (che sono lunghi) previsti per il trasferimento delle funzioni e delle risorse si riveleranno alla fine tanto lunghi da vanificare lo sforzo fin qui compiuto dai consiglieri Dario Bond (Pagina ufficiale), Matteo Toscani, Sergio Reolon, che hanno, bisgona dirlo, lavorato bene e con coscienza.
E' un punto di arrivo e, come sempre, è anche e soprattutto un punto di partenza, così va la storia da che mondo è mondo..

lunedì 29 dicembre 2014

Idee (più) chiare per l'Autonomia

20 dicembre 2013 alle ore 17.18

Una domanda sbagliata porta, spesso e volentieri, a una risposta altrettanto sbagliata. "Sbagliata" nel senso di mal posta, e si sa che un problema male impostato è impossibile da risolvere correttamente, se non per intervento divino.
Ora, sulla questione della nostra Provincia e del suo futuro io credo che la vera domanda non dovrebbe essere "Vogliamo noi mantenere l'ente provinciale di 'primo grado', che già abbiamo o vogliamo invece una Provincia nuova di 'secondo grado'?" Io credo che la domanda dovrebbe essere piuttosto: "Vogliamo noi un'autonomia amministrativa e politica 'forte' per la nostra terra, per salvaguardarla da una prevedibile recessione, o vogliamo restare a dormire beatamente sotto il pero dei ricordi?"

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, giunto a Longarone il 12 ottobre 2013, così si era espresso sulla Provincia di Belluno - sapendola costretta fra due province autonome, una regione a statuto speciale ed una pianura veneta facilitata dalle condizioni ambientali - : "Conosco tutte le specificità e bisogna intervenire per evitare asimmetrie istituzionali che non hanno senso", e ha poi aggiunto che per essa ci vogliono "forme di autogoverno marcate", "un'autonomia forte" (sic).
Quel Capo del Governo ha dunque riconosciuto pubblicamente il fatto che questa terra ha il titolo per ottenere dallo stato un'autonomia che egli, di sua sponte, ha definito "forte", tale da "evitare asimmetrie istituzionali che non hanno senso" (cit).Il Capo del Governo, che vive e che pensa nella lontana Roma, è consapevole, e lo dichiara, che le nostre comunità hanno bisogno di un'autonomia forte e non di Provincia a statuto ordinario. L'autonomia forte richiede appunto uno statuto speciale, non ordinario, uno statuto allora come quello Trentino, tanto per dirne uno. Giova a proposito anche ricordare l'istituzione dei fondi speciali, il "Letta" e il "Brancher", che sono un'implicito riconoscimento dello stato di bisogno in cui versa la nostra plaga. E ancora e soprattutto il famosissimo articolo 15 dello statuto regionale del Veneto, intitolato "Specificità delle singole comunità, dei territori montani e della Provincia di Belluno." in cui si legge che la Regione
[...] conferisce con legge alla Provincia di Belluno, in considerazione della specificità del suo territorio transfrontaliero e interamente montano nonché abitato da significative minoranze linguistiche, forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria in particolare in materia di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, sostegno e promozione delle attività economiche, agricoltura e turismo. [...]

Corollario.

Il Governo nazionale nel 2013, per bocca del suo Presidente, riconosce alla nostra terra l'esigenza di un'autonomia forte. La Regione lo ha fatto con un articolo del suo Statuto. Allora è il momento adesso di reclamare ad alta voce la "forte autonomia" che ci spetta, non si può perdere altro tempo!A chi non osa, rispondo: sì, si può essere minimalisti, si può chiedere un tozzo di pan secco, si può essere anche più realisti del re, possiamo fare i cavallini volenterosi e metterci le briglie da soli (per non affaticare il cavaliere che ci sta in groppa); si può stupire con effetti speciali la buona vecchia Capitale, usando tutta la straordinaria mitezza delle nostre richieste: "dateci poco, mi raccomando, e datecelo quando volete!". Insomma si può fare i poveri villani col cappello in mano, piegati in due davanti a Lorsignori, intimiditi noi dai portoni dei loro palazzi, e si può essere... "sudditi". Oppure si può essere cittadini, di quelli con la C maiuscola, cittadini che sanno di avere dei diritti, che sanno di pretendere dallo stato nulla di più e nulla di meno di ciò che è dovuto, di ciò che è stato riconosciuto pubblicamente come necessario dallo stesso Capo del Governo, dalla stessa Regione, l'autonomia forte che il solo il futuro sostenibile per le nostre comunità. E dunque chiariamoci presto le idee e mettiamoci al lavoro per progettare l'autonomia "forte" di cui abbiamo bisogno, per progettare lo statuto che funga anche da manifesto per la nostra autonomia: l'Autonomia dell'Area Montana "Alta Piave - Dolomiti Venete".

Michele Balen