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sabato 5 marzo 2016

Trasparenza in GSP: verità con faccia contro menzogne senza volto



Nel 2014, a causa di quello che ritengo essere il mio senso naturale di responsabilità e di democrazia, sottoponevo all'Assemblea generale di BIM GSP una proposta di delibera che, come qualsiasi lettore può constatare di persona, è volta ad assicurare la trasparenza e la democrazia nella società di gestione della risorsa idrica provinciale. 
Poichè, in vista della mia proposta avevo preventivamente negato il mio voto ad una che le era similare, secondo me non ottimale, un'anonima congrega di individui ideologicamente e politicamente "diretti", di squadristi della rete, mi fece bersaglio di illazioni e falsità, dedicandomi una satiretta ridicolizzante in cui mi si rappresenta (senza possibilità di contradditorio) come un nemico della trasparenza. 
Non avendo nè i mezzi nè il potere per contrastare questi nascosti mentitori ho deciso, due anni dalla gogna, di mettere a disposizione la nuda verità e cioè il fatto che allora ho proposto ed ottenuto da GSP il Tavolo Integrato per la Trasparenza. 
I miei lettori giudichino se davvero meritavo e merito di essere trattato (ancor oggi) come un nemico della trasparenza. 


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Spettabile AU di BIM GSP

Si chiede di inserire all'odg della prima seduta utile dell'assemblea dei soci e di sottoporre al voto quanto segue:



«Ai sensi e per gli effetti dell'art 23 dello statuto sociale l'assemblea delibera quanto segue:  



È istituito presso il Comitato di Coordinamento, deliberato il 19 luglio 2013, il "Tavolo integrato per la trasparenza".

Il tavolo ha lo scopo di favorire l'informazione e la partecipazione dei cittadini utenti in merito alla gestione del servizio idrico loro indirizzato. 

Il Tavolo ha dunque le seguenti competenze:

-        garantire ampia informazione verso i soggetti non soci interessati circa l'operato societario

-        collaborare con l'assemblea dei soci alla definizione di modalità comuni per fornire una informazione corretta, di ampio raggio, diretta all'utenza e alla cittadinanza in genere, circa la gestione del servizio idrico.

-        rappresentare alla Società le emergenti esigenze dell'utenza e i bisogni non ancora risolti.



Al Tavolo Integrato per la Trasparenza sono convocati:



A. i sei membri del comitato di coordinamento,

B. l’Amministratore Unico,

C. fino a cinque membri espressione dei portatori di interesse del territorio così individuati:

            a. 1, d'intesa tra loro, dalle associazioni di categoria

            b. 1, d'intesa tra loro, dalle organizzazioni sindacali

            c. 1, d'intesa tra loro, dalle associazioni di consumatori

            d. 1, d'intesa tra loro, dai movimenti impegnati nella tutela degli interessi del territorio                        provinciale e nella promozione della maggior autonomia amministrativa.

            e. 1, d'intesa tra loro, dai gruppi associativi impegnati nella tutela patrimonio idrico.



I soggetti ammessi al tavolo devono avere carattere democratico ed elettivo ed essere espressione di parti significative della cittadinanza.

Il Tavolo è obbligatoriamente convocato a cura del presidente del Comitato di Coordinamento non meno di due volte l'anno.

Possono essere ammessi ai lavori del tavolo gli organi di informazione. »





 Michele Balen.

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La lettera, mai pubblicata, è del 13-01-2014.
La proposta fu portata in Assemblea ed approvata in data 29 aprile 2014.

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 PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA E L’INTEGRITA’Approvato con determina dell'Amministratore Unico del 05/08/2014

(estratto)

2.4 Modalità di coinvolgimento degli stakeholder e risultati del coinvolgimento GSP  ritiene  fondamentale  favorire il coinvolgimento degli stakeholders e  l’interazione con gli stessi.
A tal fine, oltre alla pubblicazione dei dati e delle  informazioni necessarie sul proprio sito internet alla sezione amministrazione trasparente, l’Assemblea dei Soci di GSP ha deliberato in data 29 aprile 2014 l’istituzione di un “Tavolo Integrato per la Trasparenza”.
Tale Organo ha lo scopo di favorire l’informazione e la partecipazione dei cittadini utenti in merito alla gestione del Servizio Idrico e avrà le seguenti competenze:

  • garantire  ampia  informazione  verso  i  soggetti  non  soci  interessati  circa  l’operato societario;
  • collaborare  con l’assemblea dei soci alla  definizione  di modalità comuni per fornire una  informazione  corretta,  di  ampio  raggio,  diretta  all’utenza  e  alla  cittadinanza  in genere, circa la gestione del Servizio Idrico;
  • rappresentare alla Società le emergenti esigenze e i bisogni non ancora risolti.
Al  Tavolo  Integrato per la Trasparenza, che  verrà convocato  almeno due volte l’anno, saranno invitati:
  • i sei membri del Comitato di Coordinamento,
  • l’Amministratore Unico,
  • fino a cinque membri espressione  dei  portatori  di  interesse del territorio così individuati:
  1. di intesa tra loro dalle associazioni di categoria;
  2. di intesa tra loro dalle organizzazioni sindacali;
  3. di intesa tra loro dalle associazioni di consumatori;
  4. di intesa tra loro dai movimenti impegnati nella tutela  degli  interessi del territorio provinciale e nella promozione della maggior autonomia amministrativa;
  5. di intesa tra loro dai gruppi associativi impegnati  nella  tutela del patrimonio idrico.



giovedì 12 febbraio 2015

Omicidio a scoppio ritardato

Certi delitti sono come le mine, come le bombe della miniera, hanno la miccia lunga lunga che qualcuno l'accende e poi se ne va per non sentire neppure il botto. E scoppiano quasi da sole quelle mine, quasi senza fartelo sapere, ma quando scoppiano si sa che per qualcuno è finita. 
Certi delitti sono come la pussiera, la bastarda malattia che ti prendevi in Belgio quando andavi dentro un buco nero di  carbone per guadagnarti la vita, e intanto però ti guadagnavi la morte. O come l'uranio impoverito che buttavano da cielo i liberatori della vecchia Jugosavia negli anni novanta, o come l'amianto di Casale Monferrato.

Certi delitti partono timidamente, con una scintilla iniziale, come fa la miccia a cui qualcuno ha dato fuoco. Qualche articolo di cronaca, un po' di sdegno e nulla più. 
Il morto non ci scappa, non subito almeno, e lì per lì magari è "solo" una rapina, un reato mostruoso sì, daccordo, ma senza il sangue che serve, senza l'orrore che ci vuole per occupare la prima pagina del giornale.

E' la primavera del 2012, il 4 di maggio. Una coppia di anziani sta lì nella sua casa a tirare avanti il suo tran tran di ogni giorno, a macinare il mestiere di una vita.  E' una sera come un'altra.
La casa è di quelle che stanno fuori frazione, ahimè, ahiloro, è una casa isolata! La cucina sa di povera intimità, come una volta, la tavola in mezzo con le sue brave careghe, in un angolo la stufa, e poi il secchiaio, le chicchere buone nella credenza per offrire il caffè quando qualcuno viene a trovarci. Fuori c'è la legnaia, l'orto è appena un po' più in là. 

Non sanno i due che in quella sera di maggio così tranquilla, così uguale a tante altre sere, sta arrivando per loro un fantasma spaventoso. Non sanno che qualcuno fra poco accederà la miccia che porrà fine, di lì a pochi mesi, alla loro esistenza terrena.

Sono le sei di sera, tre giovani iene si avvicinano alla casa di Mario e di Maria, sono tre ragazzi di  origine straniera.
E' tutto molto svelto, tutto molto confuso, tutto tremendo. I tre delinquenti sequestrano i poveri ottentenni, legano lui nella legnaia, lei la lasciano svenuta dal terrore là in cucina, coi segni del coltello che le arrossano la gola. 
Il sequestro di persona e la rapina fruttano ai tre delinqenti la cifra di duecento euro, una fede nunziale, e la colpa di un omicidio a scoppio ritardato.

Tanto siamo minorenni - pensano i tre - e ci va liscia.

La miccia è stata accesa. Un fantasma è andato ad abitare in quella casa: l'orribile  fantasma del terrore. 
Sì, i tre delinquenti se ne sono andati, poi li arresteranno i bravi carabinieri del Feltrino, ma intanto il fantasma del terrore si è insediato, ed è come uno di quei mali che nessuno sa guarire.

Come state? Chiedo io.
Eh, cosa vuoi Michele, siamo sempre qua pieni di paura. - Risponde la Maria - Non si dorme più, non si sta più come prima... si ha sempre paura. Sempre.

La miccia brucia nel segreto di quella casa, nascosta come la pussiera nei polmoni, come l'amianto che ti rode e non perdona. 
Passano i mesi, e la risposta è sempre quella: Caro sindaco, non viviamo più, la paura è ancora tanta. 
Da quella risposta io capisco che il fantasma non se n'è andato e non se ne andrà da quella casa prima di aver compiuto il suo lavoro.

La miccia continua a bruciare, non importa se il giudice terrà in galera o no chi l'ha innescata in una sera di maggio.

Maggio ritorna, dopo dodici mesi con quel fantasma che ancora tormenta le sue povere vittime.

Ci sono delitti che nessun giudice potrà mai giudicare, delitti dalla natura infida come una malattia, come un tumore che lavora pian piano e non si mostra. Ci sono delitti che agiscono come veleni dell'anima, veleni che uccidono senza che la ragione o la scienza lo possano mai dimostrare. 
Collegare la morte di qualcuno ad una causa, a quella causa, è una cosa che non sempre sa fare la ragione, che può fare  volte l'intuizione umana, quando vede una cosa che è ovvia, palese, ma che nessuno può dimostrare razionalmente.
Ci sono delitti che nessun giudice può giudicare, e ci sono assassini che nessun giudice può condannare. Ci sono assassini che avranno da fare i conti solo con Dio.

Il terzo maggio arriva nel 2014. E' un maggio di tristezza. Son passati due anni da che le giovani iene portarono il terrore in quella casa isolata. 
Lui, Mario, adesso è crollato. La miccia ha raggiunto ormai la sua mina e l'omicidio che non si può dimostrare è compiuto. 
La pussiera della paura ha fatto il suo morto.

Dove stanno adesso quei tre ragazzi che hanno avviato il delitto, quei giovani assassini a scoppio ritardato? Sono in prigione? Sono liberi? Lo sanno di aver ucciso qualcuno, di aver ucciso un innocente?
Non passano che poche settimane e anche lei, Maria, raggiunge il suo Mario. Addio.

Caro Michele, caro sindaco, mi aveva detto, qua non viviamo più.  
"Non viviamo più".

La seconda mina è scoppiata, dopo due anni il duplice omicidio s'è consumato del tutto, senza che nessuno lo possa affermare. E' un'opinione, infatti, non è una sentenza. Non c'è l'omicidio, non c'è l'assassino. Eppure...
"Assassini!" vien da urlare, ma poi ci si ferma, perchè la parola resta come annodata nella gola, perchè è vero, anche se sembra di esagerare, è così e si capisce... ma chi può dirlo? Nessuno!
E allora, che dolore, che malinconia!

mercoledì 11 febbraio 2015

Stacchio: il non-vile di Nanto

«Un uomo che uccide un altro uomo non possa essere considerato un eroe... non volevo uccidere»
Lo dice Graziano Stacchio, il benzinaio di Nanto che ha sparato alle gambe di un delinquente che stava compiendo l'ennesima rapina nel suo paese.
 Non è un eroe?  Magari no. 
Eppure, anche se lui è il primo a rifiutare per se stesso quel titolo altisonante da cinemascope, c'è nella sua figura qualche cosa che si oppone decisamente alla corrente dei più, alla logica imperante del "fatti-i-fatti-tuoi". 
Stacchio è appena un mite che si arrabbia, è uno che si ribella (per una volta nella sua vita) alla prepotenza armata di chi invece la violenza la usa in modo abituale, è un protettore dei disarmati e lo è però in modo del tutto fortuito. Potremmo definirlo un Eroe per caso, se lui non avesse, appunto, rifiutato l'appellativo di eroe.
Stacchio di certo non è un vendicatore solitario, non un pistolero da Spaghetti Western, uno sceriffo Wyatt Earp delle Venezie,non è nemmeno un giustiziere della notte alla Charles Bronson. Insomma, Sracchio è solo un benzinaio come tanti, ma è uno che non fugge quando la nave che affonda, uno che impegna con un tragico gesto la sua vita per difendere quella degli altri.
Daccordo, Graziano Stacchio non è un Salvo D'Acquisto (la vita che è stata stroncata non è la sua), ma non è neppure quel Francesco Schettino della Costa Concordia che tanto ci ha fatto vergognare per la sua viltà. Lui, Stacchio, non è fuggito. Ha accettato di combattere contro chi minacciava con le armi la vita altrui. Anche la sua vita ora è terribilmente cambiata per quel gesto, un gesto che vilmente poteva rifiutare. 

Quel mite benzinaio in fondo non voleva far altro che salvaguardare la tranquilla esistenza di un paese, e la vita di altri miti come lui.

martedì 6 gennaio 2015

Lattebusche - 60 anni dell’azienda

 Cesiomaggiore - 60 anni dell’azienda

Lattebusche, anniversario con De Bortoli

CESIOMAGGIORE. «Una gestione lungimirante che ha saputo sfidare la congiuntura, è venuta incontro alle nuove e crescenti difficoltà delle famiglie e ha sempre assicurato un reddito a dipendenti e...




CESIOMAGGIORE. «Una gestione lungimirante che ha saputo sfidare la congiuntura, è venuta incontro alle nuove e crescenti difficoltà delle famiglie e ha sempre assicurato un reddito a dipendenti e associati». Così esordisce il sindaco di Cesiomaggiore, Michele Balen che si prepara ai festeggiamenti per un traguardo importante, i sessant'anni di Lattebusche. La ricorrenza è per martedì al campo sportivo di Cesiomaggiore. Dopo l'indirizzo di saluto di Balen, seguiranno il benvenuto del presidente di Lattebusche, Augusto Guerriero e la relazione tecnica del direttore Antonio Bortoli. Ospite d'onore sarà il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli al quale viene affidata la chiusura dei lavori.
Sarà questa l'occasione per ricordare l'importanza di una realtà cooperativistica su base sociale che, come dice il sindaco, «ha radici profonde nella storia della solidarietà fra i produttori di latte». Un modo di intendere e perseguire il profitto «in maniera meno aggressiva rispetto ad altre aziende di settore, che ha comunque sempre ripagato in termini di solidarietà», continua Balen senza sottacere che la produzione lattiero-casearia, negli ultimi anni, ha sofferto della congiuntura non favorevole che si è riverberata sui consumi familiari, primi fra tutti. Con il Comune di Cesiomaggiore che ospita lo stabilimento dalla fondazione a tutt'oggi, c'è sempre stata una grande e proficua intesa, dice sempre Balen. «Va sottolineato che Lattebusche ha dimostrato grande disponibilità per la promozione del territorio nelle sue sfaccettature, da quella naturalistico-ambientale a quella della valorizzazione dei prodotti tipici locali fino a comprendere gli aspetti culturali. Si ricorda a questo proposito il supporto da parte dell'azienda al progetto di rete con altri Comuni, come quello di Quarto d'Altino, per il rilancio del tracciato Claudia Augusta». A dimostrazione che Lattebusche è parte per il tutto con la realtà dove fonda la propria origine, c'è anche l'aspetto dell'urbanistica e della riqualificazione del paese. «L'azienda ha contribuito, con interventi specifici, a dare un nuovo aspetto a Busche», conclude il sindaco. (l.m.)
L'articolo è pubblicato in http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2014/09/07/news/lattebusche-anniversario-con-de-bortoli-1.9893821

Due documenti storici donati al Comune

 13 settembre 2014

Momento della donazione al municipio di due importanti documenti ottocenteschi riguardanti la storia di Cesiomaggiore. 
Per la Cassa di Risparmio del Veneto sono presenti i donatori: il Vice Presidente Vicario Dott. Fabio Ortolan, il Dott. Luigi Curto consigliere di Amministrazione e il Vice Presidente Intesa san Paolo Prof. Giovanni Costa.
Foto Zanfron


 

Referendum per il Trentino: "Questione di Quorum..."

11 febbraio 2013 alle ore 9.48

Al blocco delle liste elettorali, avvenuto il 26 gennaio 2013, gli elettori del comune di Cesiomaggiore erano in numero di 4666.
Di essi 1280 sono i cittadini residenti all'estero (AIRE)
I cittadini effettivamente residenti in comune sono dunque 3386.

Il quorum previsto per la validazione del referendum è pari al 50% degli aventi diritto al voto più uno (50%+1).

Riferito al numero degli aventi diritto al voto ufficiali (AIRE compreso) il quorum validante si raggiunge con
4666:2=2333+1=2334

Riferito invece al numero degli effettivi elettori residenti (AIRE escluso) il quorum si raggiungerebbe con
3386:2=1693+1=1694

Il primo è il dato legale, il secondo ha invece valore puramente politico.

Il secondo, infatti, permette di cogliere la dimensione del reale, l'effettiva volontà di chi abita e risiede nel territorio di Cesio.
Esiste una questione di non poco conto: è giusto che il quorum, per ammettere un voto consultivo come questo, si fissi comprendendo un alto numero di cittadini che sono lontani e dunque impediti al voto per la loro lontananza?

Per il quorum si veda L.352/1970 art. 45
Art. 45
L'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione, procede
alla somma dei risultati del referendum relativi a tutto il territorio nel quale esso si è
svolto, e ne proclama il risultato.
La proposta sottoposta a referendum è dichiarata approvata, nel caso che il numero
dei voti attribuiti alla risposta affermativa al quesito del referendum non sia inferiore alla maggioranza degli elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni nei quali è stato indetto il referendum, altrimenti è dichiarata respinta.

C'è da chiedersi, e io infatti me lo chiedo, se sia davvero necessario, utile, opportuno che un referendum consultivo, che non delibera un bel nulla e non elegge nessuno, ma sottopone soltanto al legislatore una proposta, abbia a sottostare alla logica del quorum.   
Quanti anziani o invalidi, per esempio, non hanno potuto recarsi alle urne date le loro difficili condizioni psicofisiche? Ho il sospetto che a Cesiomaggiore ve ne sia stato un buon numero. Il quorum li pretendeva al seggio.  

Il dopovoto: quorum mancato...

11 febbraio 2013 alle ore 19.07

A Cesiomaggiore hanno votato in tutto 1648 elettori sui 4666 aventi diritto, e sui 3386 residenti effettivi.
Ciò vuol dire che ha votato il 35,31% degli aventi diritto e il 48, 67% dei residenti effettivi.
Il quorum dunque non è stato raggiunto, nè lo sarebbe stato considerando i soli residenti effettivi.
La richiesta di distacco dal Veneto e di aggregazione al Trentino del comune di Cesio non può quindi procedere.

Servirà del tempo per analizzare e per capire il senso di questo "non voto" scelto dal 51,33% degli elettori cesiolini effettivamente residenti.
Certo è fin d'ora che in futuro sarà più difficile per noi amministratori rappresentare alla politica romana e veneziana il disagio della popolazione cesiolina, il malcontento per le crescente difficoltà economiche e per le continue disparità di trattamento che sono riservate ai cugini del Trentino-Alto Adige.

Noi amministratori pubblici confidavamo che lo strumento del voto sarebbe stato usato a piene mani. Così non è stato. Confidavamo che da un voto affermativo sarebbe emersa con chiarezza la voce del malcontento popolare e una inequivocabile volontà di cambiamento. Così non è stato.

Ora vedremo se questo non-voto sarà interpretato dal mondo politico come segno di indifferenza verso la sorte della propria comunità, o come fiducia incondizionata nel sistema, o come soddisfazioine per lo stato delle cose. Vedremo.
Intanto faremo del nostro meglio, e nonostante tutto, per servire come possiamo i nostri cittadini.

Il nuovo Bar Bianco di Busche

20 luglio 2012 alle ore 11.44

Busche è un centro in crescita, che mentre cresce e vede migliorare il proprio assetto urbanistico anche sotto il profilo qualitativo, sviluppa un'inattesa funzione di polo turistico-commerciale, già diventata strategica per l'intera vallata del Piave.

In meno di cinque anni si è potuto inaugurare a Busche un piazzale nuovo, Piazzale Aratiba, una nuova chiesetta, la Chiesa di San Giovanni, ed un Bar Bianco nuovissimo. E si è visto crescere e migliorare con rapidità un foro commerciale di tutto rispetto, così come è cresciuto l'insediamento abitativo della zona ovest.
E', infine, imminente l'apertura del Bicigrill, che sarà il nuovo punto di accoglienza per i visitatori amanti delle due ruote e del buon cibo, centro di incontro, di promozione e di vendita dei prodotti locali, emporio utilissimo per gli acquirenti locali più attenti alla qualità dei propri consumi.

Tre sono i principali protagonisti di questo straordinario sviluppo. Il primo è senz'altro la popolazione locale, che è attiva, determinata, capace di organizzarsi e di perseguire obiettivi anche ambiziosi, come la costruzione di un nuovo edificio di culto. Il secondo è l'azienda cooperativa Lattebusche, un'azienda fiore all'occhiello per il nostro territorio, che fin dai suoi esordi ha saputo coniugare, con innegabile intelligenza e lungimiranza, le esigenze di un importante centro produttivo lattierocaseario con l'idea di valorizzare sotto il profilo turistico e commerciale il sito. Protagonista è infine, ma non ultima, l'amministrazione comunale: un'amministrazione che da anni sta seguendo, con costanza, e sostenendo gli sforzi dei privati, associandosi ad essi con convinzione nella progettazione e nella costruzione di un polo ormai divenuto di assoluto interesse provinciale.

Al Bar Bianco di Busche, ai suoi lavoratori e all'Azienda, e a tutto il "mondo" Lattebusche formulo oggi i miei migliori auguri per un futuro sereno e ricco di grandi soddisfazioni.

Michele Balen
Sindaco di Cesiomaggiore


Nota sul depuratore di Lentiai

4 settembre 2013 alle ore 13.15


E’ emersa in questi giorni sulla stampa locale la questione della posizione di Cesio circa la  realizzazione di un impianto di depurazione e di trattamento dei rifiuti in Comune di Lentiai.
La notizia ha avuto come ‘voce protagonista’ quella del sindaco di Lentiai Vello, il quale ha esternato il suo “stupore” per la mancata informazione di Cesio in merito ai dettagli del progetto.
Preciso che l’Amministrazione di Cesio non ha mai detto di non essere stata invitata alle riunioni dedicate al progetto: chi lo sostiene o è mal informato o è in malafede. Con ciò si può definire malevola e pretestuosa la voce che il sindaco di Cesio sia stato “smentito” da qualcuno su qualche cosa.
Tranquillizzo poi il sindaco stupito: Cesio ha acquisito le dovute informazioni circa il progetto dell’impianto; ciò che Cesio desidera approfondire e meglio conoscere (mi spiace non sia stato sufficientemente chiaro) sono le motivazioni dell’assenso o del dissenso (quest’ultimo di Lentiai) e il futuribile impatto che l’impianto avrebbe sull’intera area coinvolta. In altre parole: Cesio sta valutando il problema della gestione futura e delle implicazioni che questa potrebbe avere sotto i più vari aspetti. È una valutazione non facile che richiede tempo e confronto dialettico,  per non giungere a determinazioni dettate solo dall’emotività, dall’ideologia o da meri interessi elettorali o economici.
Se Vello, per parte sua, desidera coinvolgere sul tema i livelli sovra comunali del governo territoriale, bene, lo faccia: noi di Cesio saremmo lieti di approfondire la questione insieme a lui e a tutti gli altri enti interessati.
Anzi a questo proposito mi sembra opportuno chiarire le ragioni della non partecipazione di Cesio agli incontri convocati.
L’Amministrazione cesiolina è perfettamente consapevole che solo una minima parte dell’impianto previsto, la meno impattante ed onerosa, ricade sul suo territorio, mentre, al contrario, l’impianto vero e proprio insiste tutto sul comune lentiaiese. Per questo ha ritenuto di dover mantenere un atteggiamento di assoluto rispetto verso le decisioni degli amministratori e della popolazione di Lentiai, molto più interessata di Cesio alla faccenda. Ha ritenuto inoltre, seppur titolata a partecipare agli incontri, di non doversi distinguere nemmeno dalle amministrazioni di quei comuni vicini che, pure non convocati, al pari e forse più di Cesio, potranno risentire all’avvio dell’impianto di tale speciale presenza.
In altre parole Cesio ha fatto un passo indietro e si è astenuta dal condizionare, anche con la sua sola partecipazione, le decisioni degli organi deputati, preferendo attendere piuttosto un momento di condivisione territoriale che, sia ben chiaro, non spetta a Cesio di istituire.

Michele Balen
Sindaco di Cesiomaggiore

Cesiomaggiore, 4 settembre 2013

Torre Ascon e depuratore di Lentiai - comunicato

23 settembre 2013 alle ore 13.24

Torre Ascon e depuratore di Lentiai

Circa la torre Ascon
 il Comune di Cesio non ha nulla di nuovo da dire rispetto a quanto già esposto più volte in passato. Informa solo che non si ritiene, da parte cesiolina, di dover chiedere un confronto con le altre amministrazioni comunali su questo tema. Che si ritiene conclusa anche la passata vicenda giudiziaria conclusasi con l’archiviazione richiesta alla procura dallo stesso pubblico ministero. Gli amministratori di Cesio confermano piuttosto il loro impegno di garanti e di mediatori fra i cittadini e l’azienda, avendo lo scopo di salvaguardare, nel miglior modo possibile, i diritti di entrambi.
Per ciò che riguarda gli annunciati controlli UE sulla qualità dell’ambiente nei pressi dell’impianto, il Comune mantiene il massimo rispetto per le funzioni che sono deputate dalla legge agli enti preposti. Attende semmai i risultati e si augura che tali controlli favoriscano un clima di rispetto e di fiducia reciproci fra i residenti e l’azienda. Periodici controlli ambientali sono richiesti peraltro all’ARPAV dallo stesso Comune, sia per quella zona come per altre zone sensibili del territorio a tutela della salute dei cittadini.

Per quanto riguarda l’impianto di depurazione di Lentiai
il Comune di Cesio ribadisce il proprio pensiero già reso pubblico di recente a mezzo stampa e sulla Rete.
Il Comune di Cesio ritiene che l’impianto di Lentiai sia di naturale competenza di quel Comune. Rispetta pertanto la legittima posizione di dissenso presa dall’amministrazione lentiaiese. Non esprime in modo definitivo alcuna propria posizione in merito, riservandosi di acquisire prima elementi di giudizio più completi circa l’impatto che l’impianto e la sua gestione avrebbero nella zona.
Lascia al Comune di Lentiai di scegliere se voler coinvolgere o meno i livelli sovracomunali del governo territoriale: Comunità Montane, Provincia e Unioni. Auspica però che il dibattito sul tema sia avviato e prosegua nelle sedi istituzionali opportune, oltre che sulla stampa.

Da ultimo, e su entrambe le questioni, il sindaco e l’intera Amministrazione Comunale di Cesio si augurano che nessuno voglia più creare contrapposizioni inutili fra le comunità confinanti, e scelgono per questo di esporre sempre il proprio pensiero in modo pacato e meditato, e di non infiammare i media senza costrutto.

Michele Balen
Sindaco di Cesiomaggiore
Cesiomaggiore, 23 settembre 2013

Fondi per i comuni di confine e nuove umiliazioni

2 dicembre 2013 alle ore 17.56

''Conosco tutte le specificità della provincia di Belluno e bisogna intervenire per evitare assimmetrie istituzionali che non hanno senso: a questo territorio serve un'autonomia forte".
Lo ha detto il presidente del consiglio Enrico Letta quando, sabato 12 ottobre 2013, è venuto a Longarone per  ricordare le vittime del Vajont.

La Provincia di Belluno oggi, ed è il 2 dicembre 2013, è ancora commissariata come quel giorno.
Allora mi dico che forse è perchè il Governo è impegnato in cose più importanti, è troppo impegnato per potersi occupare anche dell'autonomia di una terra che è così lontana da Roma. 
Poi scopro però che l'altro giorno, era il 26 novembre scorso, nonostante le sue tante preoccupazioni, i suoi troppi impegni, il governo era comunque riuscito a far avere, con un suo emendamento, un bel regalo alle province autonome di Trento e di Bolzano; il regalo è la potestà di derogare alle norme nazionali su esenzioni, deduzioni e detrazioni fiscali in materia immobiliare. Mano libera sulla fiscalità: cose mai viste!
Eh, ma allora si vede che il tempo per occuparsi di terre lontane da Roma il governo ce l'ha! Si vede che allora dipende da quali terre sono. E provo un certa amarezza.

Prendo atto, Trento e Bolzano hanno nuove iniezioni di autonomia. A diral tutta per loro è un anno fortunato: il 16 luglio scorso, quest'estate insomma, la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittima l’applicazione delle sanzioni economiche sul mancato rispetto del patto di stabilità per le Regioni a Statuto Speciale. Mano libera anche sul patto di stabilità. I siciliani hanno gioito.
Tutti gli altri no evidentemente, che il patto di stabilità frena l'ecomomia, blocca le opere, incatena i bilanci.

Con una più ampia autonomia fiscale, con nessun limite al patto di stabilità. Gli "autonomi" possono volare, e tutti gli altri (noi)... strisciare sul pavimento.
Tanto per dire è la seconda volta che sopprimono l’ODI. Lo fanno ormai una volta l'anno.
L'ODI è l’organismo di indirizzo (e di gestione) del Fondo per i Comuni di confine, un fondo che vale ben 80 milioni di auro annuali, soldi che le due province autonome devono indirizzare ai quarantotto comuni confinanti del lombardoveneto.
La soppressione dell'organismo è sancita a sorpresa dall'emendamento 346 bis (legge di stabilità) in cui si dice «I commi dal 118 al 121 [della legge 191/2009] sono soppressi». Con i commi citati si sopprime, appunto, l'ODI che essi istituivano.
Così, mentre a Trento e a Bolzano si gioisce per l'accrescimento di una già grassa autonomia, di qua del magico confine, si profila, al contrario, una nuova umilante battaglia per quei soldi dovuti, quel teroretto che dal 2010 ancora "giace".

Il bello è che gli amici di Trento e di Bolzano anche su quello reclamano (e ottengono) il diritto di beneficiare, piure se in modo indiretto. Chiedono (e ottengono) di riservare una quota del fondo a progetti che abbiano una "valenza sovraregionale" che vuol dire "interessante per loro"; così che ancora una parte di quei soldi, che sarebbero destinati a diminuire il divario fra i comuni privilegiati e quelli ordinari, possa tornare a vantaggio dei primi. Questa è furbizia!
Pretendono (e ottengono) gli amici di Trento e di Bolzano di sindacare sui progetti dei veneti e dei lombardi: "ci piacciono, non ci piacciono, lo sosteniamo, non li sosteniamo, ci mettiamo il veto...£
Già, perchè, se non sono di loro gradimento, se non hanno per loro alcuna utilità... i progetti a che serve farli passare?

Tolgono l'ODI, così senza chiedere nulla ai diretti interessati, ai comuni di confine. Non mi pare che sia una bella cosa! E poi parlano di coinvolgere, nella discussione sul futuro del fondo, le regioni, le due province autonome e le cinque a statuto ordinario (Belluno, Brescia, Sondrio, Verona e Vicenza). E non i succitati comuni? No, dico, vi pare bello?!
I comuni di confine devono essere coinvolti, e massicciamente e fin da subito, nella gestione del fondo. Non sono semplici destinatari passivi, sono "protagonisti" del fondo.
Al contrario, sono semmai Trento e Bolzano che non hanno a metter bocca nella cosa. A che pro?

Ecco, scusate se io una roba così la chiamo umiliazione, la chiamo sudditanza, la chiamo vergogna.
E scusate se credo che un corretto e amichevole rapporto dei comuni del Veneto e della Lombardia con quelli del Trentino-Alto Adige necessiti di una cosa indispensabile: del riconoscimento di pari dignità, di pari diritti e di pari doveri fra i cittadini e fra le comunità, quelli dell'una e quelli dell'altra parte del confine.

La medicina di base sta per cambiare...

 31 gennaio 2014 alle ore 13.11


Legge regionale 29 giugno 2012, n. 23 (BUR n. 53/2012)
NORME IN MATERIA DI PROGRAMMAZIONE SOCIO SANITARIA E APPROVAZIONE
DEL PIANO SOCIO-SANITARIO REGIONALE 2012-2016


Estratto
ALLEGATO A

art. 3. GLI AMBITI DELLAPROGRAMMAZIONE
[…]
3.1.2 Modelli organizzativi dell’assistenzaterritoriale
L’area della cronicità, in progressiva crescita, è senza dubbio il tema meritevole di maggiori attenzioni sia in considerazione degli impatti sulla qualità e sulla continuità dell’assistenza erogata, sia in quanto assorbe più della metà del fabbisogno di servizi e di risorse. Si avverte, perciò, l’esigenza di definire nuovi modelli assistenziali caratterizzati da un approccio multidisciplinare ed interdisciplinare, in grado di porre in essere meccanismi di integrazione delle prestazioni sanitarie e sociali territoriali ed ospedaliere, favorendo la continuità delle cure e ricorrendo a misure assistenziali ed organizzative di chiara evidenza scientifica ed efficacia.
Per la gestione di questa priorità il sistema veneto si orienta verso un modello di assistenza integrato, le cui dimensioni strategiche sono:
1. l’organizzazione in team multiprofessionali composti da vari professionisti sanitari e sociali, strutturata su una chiara divisione del lavoro, fondata sulla pianificazione delle attività e del follow up, garantendo l’integrazione attraverso l’implementazione di appositi PDTA;
2. l’individuazione di un case manager all’interno del team multiprofessionale che prenda in carico l’assistito e proattivamente lo segua, ne verifichi i progressi, coordini gli interventi fra i vari attori, funga da interfaccia con il medico di famiglia e gli specialisti;
3. il supporto all’autocura attraverso cui il paziente diventa il protagonista attivo dei processi assistenziali, coinvolgendo e responsabilizzando il cittadino nelle decisioni che attengono alla propria salute;
4. il supporto sistematico ai professionisti nelle decisioni assistenziali anche attraverso il potenziamento dei sistemi informativi in grado di seguire il cittadino nel suo percorso assistenziale e nel contatto con tutti i servizi socio-sanitari del Distretto;
5. l’adozione di linee guida basate sull’evidenza ed il potenziamento della formazione continua che rappresentano per il team gli strumenti necessari per fornire un’assistenza ottimale ai pazienti cronici;
6. il coinvolgimento attivo delle risorse della comunità, stabilendo solidi collegamenti fra organizzazioni sanitarie e comunità locali attraverso programmi di partecipazione (es. la messa a disposizione di strutture, ecc.);
7. la sperimentazione di modelli di intervento e di presa in carico multiprofessionali che avvalorino l’efficacia dell’approccio integrato biopsicosociale alla persona.

Nella gestione integrata della cronicità il medico/pediatra di famiglia rappresenta il principale referente e corresponsabile della presa in carico, in grado di svolgere la funzione di accompagnamento dei pazienti, con l’obiettivo di conseguire la migliore adesione ai percorsi assistenziali, nel pieno coinvolgimento dei pazienti stessi. Questo approccio presuppone una medicina di famiglia organizzata e coadiuvata da personale infermieristico, di supporto ed amministrativo, una collaborazione funzionale con gli specialisti territoriali ed ospedalieri, la messa a punto di un sistema informativo integrato.
In particolare rappresentano elementi indispensabili per una corretta edefficace presa in carico:
- la formalizzazione di PDTA,
- la compilazione dei registri di patologia,
- la tracciabilità del percorso assistenziale,
- la programmazione del follow up,
- l’implementazione di percorsi di audit su obiettivi ed indicatori di outcome condivisi.

Per rendere operativo il modello di presa in carico della cronicità è necessario implementare in modo diffuso su tutto il territorio regionale le Medicine di Gruppo Integrate, forme associative più evolute, esito del perfezionamento e consolidamento dei processi di sperimentazione avviati nel corso degli anni.
Si tratta cioè di radicare stabilmente un modello organizzativo che propone una rimodulazione dell’offerta assistenziale non solo in termini di accessibilità (ampliamento degli orari di apertura degli studi medici), ma anche rispetto al conseguimento di specifici obiettivi di salute.
Le caratteristiche peculiari delle Medicine di Gruppo Integrate sono:
- di essere organizzazioni fondate su un team multiprofessionale e multidisciplinare, strutturate sulla definizione dei problemi a cui il team stesso deve garantire una risposta. L’integrazione professionale comprende medici di famiglia, avviando forme assistenziali con personale medico dipendente, o con strutture private accreditate, operanti in una sede diriferimento, specialisti ambulatoriali interni ed ospedalieri, medici di continuità assistenziale, infermieri, operatori socio-sanitari, assistenti sociali, psicologi;
- di rappresentare nodi della rete territoriale, centrati sulla persona, orientati sulla famiglia, inseriti nella Comunità;
- di gestire la presa in carico dei bisogni socio-sanitari di una definita Comunità;
- di garantire la continuità dell’assistenza nelle sue diverse accezioni (gestionale, informativa, relazionale), assicurando una risposta certa all’assistito nell’arco delle 24 ore, anche attraverso forme di raccordo tra Ospedale-Territorio e con gli altri nodi della rete territoriale;
- di realizzare programmi di prevenzione, erogare prestazioni per il paziente acuto e gestire il paziente cronico, ampliando il ruolo del personale infermieristico nella gestione della cronicità e nelle iniziative promozionali sugli stili di vita;
- di implementare PDTA, basati sull’evidenza scientifica e definiti su protocolli condivisi con tutti gli attori coinvolti, sviluppando la collaborazione consulenziale dello specialista al medico di famiglia, anche tramite il teleconsulto;
- di garantire i LEA, attraverso obiettivi di salute misurabili con indicatori di outcome clinico ed organizzativo da definire attraverso i Patti aziendali, finalizzando al meglio le diverse professionalità e valorizzandone il ruolo;
- di essere impegnati nell’integrazione informativa/informatica sia a livello orizzontale (tra i componenti del team) sia a livello verticale (con l’Azienda ULSS), implementando un sistema informativo integrato in cui i medici di famiglia alimentano ed utilizzano in modo professionale la cartella informatizzata, supportati da collegamenti con il sistema informativo aziendale nell’accesso alla documentazione sanitaria;
- di integrare le analisi epidemiologiche anche ai fini di valutare il case mix della propria popolazione assistita e di supportare l’implementazione di audit interni (tra pari e con le componenti aziendali) e di audit civici, coinvolgendo la Comunità.

Nell’assistenza pediatrica potranno essere sperimentati modelli organizzativi alternativi per garantire il collegamento con il secondo ed il terzo livello assistenziale, nell’ottica di integrare pienamente il pediatra di famiglia nel Distretto e di trattenere i pazienti nell’ambito dell’assistenza territoriale,riducendo gli indici di ospedalizzazione. In particolare si prevede l’estensione dell’attività ambulatoriale nell’arco orario 8.00-20.00, 7 giorni su 7, e l’erogazione di prestazioni ambulatoriali e domiciliari, anche attraverso l’utilizzo di personale medico dipendente o di strutture private accreditate. Questo modello intende configurarsi come un nodo della rete territoriale rivolto ad un bacino di popolazione definito (es. ambito distrettuale), ad accesso libero, sebbene filtrato attraverso una centrale operativa che garantisca la ricezione delle istanze ed il costante collegamento con i pediatri per assicurare la continuità dell’assistenza.
L’estensione delle Medicine di Gruppo Integrate vuole garantire l’uniformità assistenziale a tutti gli assistiti del Veneto e superare differenze territoriali ed organizzative. La sostenibilità economica resta, peraltro, il cardine per sviluppare questi nuovi modelli organizzativi.
Più in generale sarà necessario prevedere una maggiore omogeneizzazione dei Patti aziendali con la Medicina Convenzionata, con riferimento ai contenuti e dai relativi sistemi premianti, ferme restando le specificità territoriali. Ciò presuppone l’avvio di un’azione strutturata di coordinamento regionale in grado di definire criteri uniformi di individuazione degli obiettivi, sia assistenziali che economici, nella prospettiva di garantirne l’autosostenibilità attraverso l’appropriatezza prescrittiva.
Sono, infine, auspicabili a livello locale, accordi con le Amministrazioni Locali e con altre istituzioni pubbliche e private per favorire la messa a disposizione di strutture che permettano la realizzazione di questi modelli organizzativi.

http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2012/12lr0023.html

Erol Gelenbe di Maria Sacchet di Cesio

10 febbraio 2014 alle ore 10.09

dal Gazzettino di Giovedì 30 Gennaio 2014


Informatica e medicina devono alcuni dei loro pregi anche a Cesiomaggiore. Erol Gelenbe (in foto) è turco ed è uno scienziato informatico, ingegnere e matematico applicato, è docente nel dipartimento di ingegneria elettrica ed elettronica dell'Imperial College di Londra e il suo lavoro viene utilizzato nei campi di informatica e medicina.
      Le sue origini, o almeno parte di esse, risalgono al comune cesiolino. Gelende è nato a Istanbul il 22 agosto 1945 da Maria Sacchet di Cesiomaggiore e da Yursuf Ali Gelenbe, diplomatico turco e discendente del matematico ottomano del 18° secolo Gelenbevi Ismail Efendi. Il nonno era Giovanni Sacchet, anch'egli di Cesiomaggiore, Corazziere del re e maresciallo dei carabinieri, e gli zii portano il nome di Elena, Giovanna e Pompeo Sacchet.
      Gelende è conosciuto a livello mondiale per il suo lavoro di ottimizzazione di sistemi informatici e reti con studi che si estendono ai sistemi biologici come le reti neurali casuali (rappresentazione matematica di una rete di neuroni che si scambiano segnali) e per impieghi nelle scansioni cerebrali di risonanza magnetica. Compie i suoi studi in Turchia, Stati Uniti, Francia e Inghilterra e a questi, passo dopo passo, si aggiungono riconoscimenti e premi.
      L'Italia gli ha conferito il titolo di commendatore nel 2005, nello stesso anno ha ricevuto la laurea honoris causa in ingegneria all'Università di Tor Vergata e nel 2007 è stato nominato Grande ufficiale dell'Ordine della Stella d'Italia. (D.M.)

Il ritiro dei referti sanitari

 3 marzo 2014 alle ore 11.55

L'ULSS di Feltre ora fa ritirare i risultati delle analisi e degli esami specialistici tramite il computer.
Ciò può essere difficoltoso per tutte quelle persone che non sono dotate dei mezzi informatici o che non hanno le conoscenze necessarie per usarli.
Perciò raccomando a tutti i coloro che sono in grado di farlo di voler aiutare chi non non lo è.

Nel comune di Cesio per ora sono attivi due punti di supporto
1) presso la parafarmacia di Busche
2) presso la Casa di Riposo

Per aiutare a capire come si fa, riporto alcune notizie che ho tratto dal sito dell'ULSS feltrina, sperando di fare cosa utile e gradita ai cittadini.


SCARICARE REFERTI VIA INTERNET
*andare su -->  https://www.ulssfeltre.veneto.it/TaleteCittadini/login.jsf

I referti di Laboratorio Analisi, Istologia e Centro trasfusionale sono scaricabili esclusivamente in formato digitale
:

    al momento dell'accettazione sarà consegnato un foglio informativo con il "CODICE DI ACCESSO" che servirà per accedere al "RITIRO REFERTI ONLINE”; (DA NON PERDERE!)
    è possibile la trasmissione del referto per posta a domicilio, su esplicita richiesta e con costi a carico dell’utente; [€ 3,50]
    il referto non può essere visualizzato quando sono scaduti i 45 giorni dalla data di refertazione;
    il mancato ritiro referto comporta il pagamento per intero della prestazione eseguita, anche se esenti.

Presso
Parafarmacia di Busche:
dal martedì al venerdì
 8.30 - 12.30
15.30 - 19.00

Centro Servizi "Don Rostirolla" (segreteria Casa di Riposo)
il mercoledì
16.00 - 17.00
il sabato
15.00 - 16.00

Referti non scaricabili via internetNon sono scaricabili via internet i referti degli
  
  esami eseguiti in Libera professione
    esami refertati da altre Strutture pubbliche
    esami eseguiti in Assistenza domiciliare
    esami eseguiti presso il Punto Prelievo del Centro servizi (Casa di riposo) di Cesiomaggiore

Questi referti possono essere ritirati dai diretti interessati o da persona delegata
presso la sede del
Centro Unico Prenotazioni (CUP), Padiglione Guarnieri dell’Ospedale di Feltre
dal lunedì al venerdì
dalle ore 15.00 alle ore 17.00.

I referti degli esami eseguiti in assistenza domiciliare possono essere ritirati dai diretti interessati o da persona delegata, presso: ... ?

Referti di Radiologia
I referti di Radiologia possono essere ritirati presso lo sportello del Servizio di Radiologia dell'Ospedale di Feltre.

N.B.

1) I referti possono essere ritirati da persona delegata, compilando e firmando la delega presente nel talloncino rilasciato al momento dell'accettazione ed allegando la fotocopia del documento d’identità del titolare del referto.

2) *Il computer deve avere queste caratteristiche:
    WindowsXP (o versioni superiori) oppure Linux
    Internet Explorer 7 (o versioni superiori) oppure Firefox (nella sua versione più recente) con "supporto    javascript" abilitato
    Un software per la lettura di file PDF (consigliato Acrobat Reader)

L'area verde di Busche e i cani esclusi

29 marzo 2014 alle ore 11.48

Il Bel Paese annovera fra le tanti sue arti, di cui è fieramente maestro, anche quella della polemica.
Sull’area verde di Busche è fiorita adesso la polemica degli “amici del miglior amico dell’uomo”, dei cinofili insomma.

È comparso infatti in quell’area (a monte del 'bicigrill') un antipatico cartello che vieta l’ingresso ai cani nell’area prativa.  E come mai?
Semplice: per molto tempo l’area è stata accessibile a cani e cagnetti, con l’intesa (sancita dalla norma comunale) che le deiezioni degli amici a quattro zampe fossero amorevolmente e civilmente raccolte dai loro bipedi padroni. Così però non è stato, e il sindaco ha ricevuto più volte delle accorate lamentele da parte di chi quel verde lo cura, con tanta passione e altruismo. “Quando entriamo a tagliare l’erba, quando i bambini corrono nel verde, quando si passeggia, è tutto un pestar le cacche” hanno detto i volonterosi della frazione. 
Allora il sindaco (che sono io) ha pensato: “forse è il caso di limitare l’accesso ai cani, dato che di passeggiate nel verde ce ne sono in quantità, anche a poche decine di metri dalla frazione, e dato che non siamo nel centro di Milano. E dato soprattutto che i padroni dei cani (forse non tutti) hanno provatamente dimostrato di avere avuto finora poco senso civico e poca cura.” Detto fatto: l'area è stata inibita ai cani.

Da parte dei cinofili nel frattempo, oltre alle lamentele, non è arrivata al Comune alcuna proposta del tipo: “facciamo noi la rimozione dalle cacche, facciano noi il taglio dell’erba, finanziamo noi l’acquisto di un qualche gioco per i bambini o di una qualche panchina per la sosta”. Niente di tutto questo, ma non si sa mai.

Ora che è stato risolto il problema canino, resta quello dei bipedi antropomorfi, di impedire a certuni di rendere quella zona un letamaio. Si dovrà intensificare il controllo e beccare sul fatto gli infrattati sporcaccioni. Una volta colti i romanticoni in flagranza di... sporcaccioneria, il sindaco (che sono sempre io) finirà sui giornali per aver impedito a Giulietta & Romeo di consumare, al chiar di luna, le loro "innocenti effusioni". 

PS: ho letto di un… macello a Busche? Un macello?! Ma da quando in qua?