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lunedì 21 marzo 2016

Troppi i comuni italiani?

Eliminazione dei piccoli comuni.

Dal PD parte una bordata -l'ennesima- contro i comuni: una proposta di legge a firma di Lodolini che prevede di eliminare dall'alto, in modo forzato, i comuni più piccoli. 
La scusa è quella di sempre, quella che si usa per motivare qualsiasi azione deleteria e antidemocratica che si voglia attuare: la scusa è Monsignor Risparmio. Potevano dire "E' l'Europa che ce lo chiede", ma tant'è...

A poco serve dimostrare razionalmente, coi numeri, che il risparmio in realtà non esiste, e che se c'è, c'è perchè sono stati eliminati dei servizi essenziali per la popolazione. A poco valgono il buon senso e la ragione umana. Come nella favola del lupo e dell'agnello di Fedro il forte prevale sul debole senza neanche avere l'onere, alla fin fine, di dover fornire una plausibile ragione.

In ogni caso ci chiediamo per pura onestà intellettuale: sono davvero troppi i comuni in Italia? Sono davvero da sfoltire? 

Diamo allora una piccola occhiatina all'estero.

In Italia i comuni sono circa 8.000 e cioè uno ogni 7.585 abitanti
In Germania i gemeinden sono 11.334 ossia sono uno ogni 7.213 abitanti.
Nel Regno Unito gli wards sono 9.434 vale a dire uno ogni 6.618 abitanti.
In Francia i communes sono 36.680: uno ogni 1.774 abitanti.
In Spagna ci sono 8.116 municipios: uno ogni 5.687 abitanti.
La media in UE è di un ente comunale ogni 4.132 abitanti.



Possiamo dunque visualizzare in questo grafico il rapporto che c'è tra i comuni e gli abitanti nei citati paesi europei. 
E come si vede l'Italia è il paese, fra quelli considerati, con il minor numero di comuni per abitante.



Dimostrato che in Italia non ci sono troppi comuni, non almeno rispetto all'Unione Europea, la vera questione rimane solo quella del rapporto economico fra le risorse pubbliche disponibili e i servizi da rendere alla cittadinanza. 

E' chiaro e scontato che sia la democrazia sia i servizi alla popolazione sono onerosi, ma alzi la mano chi pensa che si debba risparmiare o sulla democrazia o sui servizi essenziali, sapendo che è appunto per governare in modo democratico e per rendere servizi alla popolazione, che esiste la Repubblica. Chi volesse, infatti, risparmiare su queste cose dovrebbe avere il coraggio di proporre una monarchia assoluta alla Roi Soleil, con zero democrazia e zero servizi: il risparmio sarebbe assicurato.

Stabilito che il risparmio per il risparmio non è una cosa che stia in piedi in uno stato democratico, è bene capire che il vero risparmio è ottenibile non tanto distruggendo i comuni, ma maggiorando semmai la scala di gestione dei servizi erogati. E neanche questo è sempre vero.
In ogni caso è sui servizi e non sugli enti che si può ottenere un certo risparmio, e lavorando non per distruggere ma per dare ordine e razionalità 
Sarebbe, infatti, una calamità spaventosa la demolizione di migliaia di piccoli comuni, poichè tale demolizione comporterebbe una perdita irrimediabile di identità comunitaria e di autentica democrazia, e soprattutto della ricchezza civica costituita dall'impegno di decine di migliaia di amministratori pubblici, sostanzialmente volontari, il cui costo complessivo annuale è pari a quello di appena una trentina di deputati parlamentari. E il tutto a fronte di risparmi reali davvero irrisori.
 
La soluzione, dettata dal buon senso, è quella della gestione associata dei servizi. Il d.l. 78/2010 già obbliga i comuni con meno di cinquemila abitanti ad associare le funzioni e i servizi e l'associazione dei servizi è ampiamente sperimentata in enti quali le Comunità e le Unioni Montane e le unioni di comuni; l
a maggior parte dei comuni con
meno di cinquemila abitanti fa parte appunto di uno di questi enti
Il segreto sta dunque nell'incentivare con decisione l'ulteriore associazione di servizi in ambiti ottimali e attraverso delle giuste e congrue premialità.
Se dieci comuni, tanto per capirci, che hanno in tutto sette agenti di polizia locale, associandosi nella funzione ricevono due agenti in più, è chiaro che hanno un forte interesse ad associarsi. Ma se, al contrario, nell'associarsi perdono un ulteriore agente e si ritrovano con meno di quel che avevano quand'erano dissociati, è evidente che per loro la cosa è solo un imbroglio.

Gli enti di secondo grado, sovracomunali, possono essere lo strumento giusto per salvare i servizi fondamentali, le economie e soprattutto per salvaguardare le piccole comunità locali. 
Serve allora uno sguardo intelligente sulla questione, che non sia ideologico, non scalmanato e mediatico come quello che oggi è in voga nel Palazzo (vedi il PD Lodolini) e nei salotti. Serve mollare la scellerata avversione talebana per i cosiddetti campanili e "capire" prima metter mano al piccone demolitore.

Invece di distruggere i piccoli comuni è ragionevole casomai

- innalzare l'obbligo di associare la gestione delle funzioni e dei servizi fino ai comuni con 10.000 abitanti, rendendoli disponibili a collaborare con i comuni più piccoli e in difficoltà;

- premiare con risorse aggiuntive gli enti di secondo grado quali le Unioni Montane, in ragione dei servizi gestiti per i comuni associati;

- considerare tra i parametri di virtuosità l'associazione dei servizi;
- concedere un'autonomia fiduciaria concreta ai comuni che si dimostrino virtuosi;
-  applicare quale parametro di valutazione per le premialità, il metodo dei costi standard sia per contesto nazionale sia per aree omogenee.

Con questo metodo si otterrebbero dei veri risparmi, una più razionale ed efficace gestione dei servizi, servizi di qualità migliore, e, guarda caso, si manterrebbero le strutture del governo territoriale, gli enti e i luoghi della democrazia.


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In calce alla mia riflessione aggiungo un intervento di Francesco Chiucchiurlotto dedicato al medesimo argomento.




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Fino a poco tempo fa le caratterizzazioni ed i contenuti della Sinistra erano facilmente riconoscibili ed identificabili: giustizia sociale per i più deboli, diritti civili diffusi, lavoro come diritto e fondamento politico, autonomia e crescita della autonomie locali, comuni in primis.
E’ nei comuni, che nasce e cresce il cittadino; è li che esso forma il centro dei suoi interessi e sviluppa la propria famiglia come cellula dell’intera società.
Non a caso l’Italia ha, unica al mondo, due istituzioni millenarie: la chiesa cattolica apostolica romana e gli ottomila comuni.
Prudenza vorrebbe che tali istituzioni fossero trattate con il dovuto riguardo, rispetto, sensibilità; e ciò comunque la si pensi, comunque si appartenga a schieramenti politici o culturali.
Sta facendo un qualche effetto, sulla seconda delle istituzioni citate, la proposta di legge che va sotto il nome del primo firmatario, tal Lodolini, seguito da altri 19 deputati del Pd, che all’art.1 modificherebbe il testo unico sugli enti locali sancendo la lapidaria sentenza che: “Un comune non può avere una popolazione inferiore a 5000 abitanti”.
L’art. 2 prevede la fusione obbligatoria, che se non volontariamente scelta, verrà attuata dalle Regioni; l’art.3 dimezza i trasferimenti erariali alle Regioni non adempienti.
Ora con tutti guai che abbiamo, sia dentro che fuori i confini patrii, la proposta non potrebbe che suscitare sorrisi di compatimento o qualche metaforica pernacchia: ma qualche riflessione sarebbe bene farla.
Intanto capire perché proprio nel Pd, in contrasto con la propria ricordata tradizione di sinistra, si raccolga una pattuglia di deputati che mettono insieme in un sol colpo, autoritarismo statuale velleitario, spregio della Costituzione, superficialità e disinformazione, populismo di bassissimo conio.
Gli 8.003 comuni italiani non sono né tanti né troppi accanto ai 12.900 tedeschi, 36.700 francesi, 8100 spagnoli e via elencando; la particolare orografia dell’Italia ha nei secoli costruito aggregazioni ottimali con propria storia, identità, tradizioni, tipicità, eccellenze, che sono alla base delle forme più diffuse del made in Italy; seimila circa di essi sono amministrati da volontari a costi risibili o inesistenti; negli ultimi 15 anni hanno subito tagli dieci volte superiori agli altri comparti pubblici.
Non è dimostrato, anzi lo è il contrario, che la dimensione demografica costituisca risparmio o servizi efficienti; l’associazionismo delle funzioni e dei servizi è una cosa seria e da praticare, ma non con obblighi assurdi o direttive sommarie.
Il novecento ci ha fornito esempi tragici di chirurgia sociale e politica; di chirurgia istituzionale non se ne sentiva proprio il bisogno; siccome la proposta è sta presentata in pieno periodo di Carnevale, prendiamola come uno scherzo.

Francesco Chiucchiurlotto
Coordinatore Regionale
Borghi e Paesi del Lazio

  


domenica 25 gennaio 2015

patto di stabilità

 1 marzo 2013
 
La giunta comunale di Cesiomaggiore, con una specifica delibera approvata ieri sera, chiede formalmente al parlamento e al governo di escludere i comuni aventi meno di 5000 abitanti dal famoso e deleterio patto di stabilità.

Fondo ODI...

13 marzo 2014


Fondo ODI...
Va detto che il fondo ODI per i Comuni di Confine è stato 'sbloccato' da Bolzano a fronte di ulteriori vantaggi per quella Provincia. Va detto che i soldi NON SONO 'di Trento e di Bolzano', ma 'dello Stato'. Va detto che quei soldi sono DOVUTI per legge ai Comuni di Confine, e non sono una generosa elargizione. Va ancora detto che una strana legge concede "di fatto" a Trento e a Bolzano la singolare facoltà di aprire e chiudere a loro piacimento il magico rubinetto attraverso cui scorre (o 'dovrebbe' scorrere) il denaro del Fondo da Roma fino ai 48 comuni di confine, veneti e lombardi.

L'area vasta e la temperatura

13 marzo 2014 


Per chi cerca un nuovo assetto istituzionale di area vasta, per chi studia una nuova geografia politica del Veneto. La carta della temperatura avrebbe qualcosa da dire...

più tagli più cresce?


Da metà anni Novanta qui da noi si taglia la spesa pubblica: scuola, sanità, sociale, sicurezza... eppure sembra che la spesa pubblica sia cresciuta, ma è davvero così? Non saranno cresciuti invece gli stipendi degli alti dirigenti pubblici? Dagli anni Novanta si taglia su tutto e siamo arrivati qui: siamo sicuri che sia la strada giusta?

Area = base x altitudine

AM: Area Metropolitana e Area Montana.
Per calcolare l'area non basta la base, serve anche l'altezza, in questo caso... l'altitudine!

venerdì 16 gennaio 2015

ABBIAMO FINANZIATO LA GUERRA?

«Dodici milioni di Euro è la cifra che manca alla Provincia di Belluno per pagare la manutenzione delle strade.» vedi: (1)


Si parla in queste ore di un riscatto di 12 milioni di Euro, sarebbero quelli pagati ai rapitori delle due giovani italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, in cambio della loro restituzione.
Prima era il momento del silenzio perchè la Farnesina aveva imposto "il massimo riserbo" durante tutta la fase delle trattative. Adesso è il momento della gioia perchè le ragazze sono tornate a casa. Io sto aspettando che arrivi anche il fatidico momento della verità, quello in cui si spiega qualcosa agli italiani su quei dodici milioni versati. Perchè, a liberazione avvenuta, quel riserbo prima giustamente preteso dal governo, si trasforma ora in una purissima e inaccettabile reticenza.
Vorrei ricordare, infatti, al nostro governo e al parlamento che quei milioni di euro di cui si sta parlando sono senza alcun dubbio di proprietà dei cittadini italiani, e che la trasparenza nell'uso del denaro pubblico è, per lo stato, non diversamente dagli enti locali, un preciso dovere morale.

Le due ragazze erano "cooperanti", lo erano nell'ambito del loro progetto "Assistenza sanitaria in Siria - horryaty". Ma, erano "cooperanti", come si dice, anche nel senso di "attive sostenitrici dei ribelli siriani"? Questa è una voce insistente che circola nei media, ed è una voce ben motivata visti i profili FB delle due. Non è mica una cosa di secondaria importanza quella di sapere per quale causa i cooperanti stanno cooperando; non lo è soprattutto quando la causa potrebbe essere più politica che umanitaria, più legata al terrorismo e alla guerriglia che non alla pace e all'assitenza per i poveri. E non una cosa di secondaria importanza soprattutto quando per liberare i "cooperanti di non si sa ben che cosa" ci vogliono decine di milioni di euro che sono euro dei cittadini italiani. 
Non so se le due ragazze in questione fossero davvero delle simpatizzanti di un qualche cattivo soggetto siriano (come è stato detto), so tuttavia che un po' di chiarezza su questo punto il nostro governo la dovrebbe dare, e che ciò sarebbe una gran cosa per la politica malata di scarsa trasparenza.
Che cosa impedirebbe, infatti, a un'organizzazione politico militare belligerante, ad un branco di terroristi senza scrupoli, di ottenere la collaborazione di qualche bella giovinetta italiana, idealista al punto giusto, affascinabile, esaltata, e di simulare con essa un rapimento volto a finanziare coi soldi, sempre certi e disponibili degli italiani, le imprese più cruente?

Detto ciò. Che accadrà adesso di quei presunti dodici milioni di euro sottatti dal bilancio dello stato e dati brevi manu ai rapitori? Saranno spesi in medicinali, in cibo, in vestiti o diventeranno piuttosto delle mine antiuomo, delle divise, delle mitragliette, o delle bombe, o dei blindati? Salveranno delle vite innocenti o causeranno piuttosto altri morti e a migliaia?
Greta e Vanessa
A noi la liberazione delle due fanciulle è costata, si dice, ben 12 milioni di euro, resi disponibili da ulteriori tagli alla spesa pubblica di pari valore (meno sanità, meno scuola, meno servizi, meno assistenza sociale... meno qualcosa da qualche parte), ai siriani la liberazione delle stesse che cosa costerà? Quanti morti, quanti feriti, quanto dolore dovranno sopportare i siriani innocenti a causa dell'impiego bellico di quei 12 milioni?

domenica 11 gennaio 2015

Lettera al Governo per un mancato appuntamento

12 gennaio 2015 alle ore 4.47 

Sono le tre di notte del 12 gennaio 2015, mi sono svegliato presto oggi perchè da Belluno dove abito devo raggiungere Feltre (30 Km da qui) . Lì alcuni sindaci mi stanno aspettando per partire insieme alla volta di Roma. Stamattina verso le nove saremo ricevuti presso il ministero e saremo sentiti sulla questione dell'IMU per i terrreni agricoli di montagna.
Ecco che la macchina anche oggi fa le bizze, è da diversi giorni che le fa per un pieno di gasolio annacquato. Perdo tempo ad avviare il motore, perdo tempo a scaldarlo, e sono in ritardo.
Parto, ma quando sono a Sedico è ormai chiaro che ho perso, per una manciata di minuti, l'aggancio coi colleghi. Perso l'aggancio è perso per me anche il treno delle 5.55 da Padova a Roma. OK: è andata!

Oggi dunque non ci sarò a Roma, non potrò dar numero alla protesta come avevo pensato: ciò mi mette di pessimo umore. Com'è facile a volte "perdere i treni" nonostante l'impegno che ci si mette. Basta u po' di stanchezza, bastano dei piccoli banali problemi qualche volta fisici qualche volta meccanici, e le cose vanno per un verso non voluto... Siamo umani.
Daccordo, io non sarò a Roma per uno stupido problema di gasolio e di motore, ma se non ci sarò fisicamente, ci sarò senza dubbio con la testa e con il cuore.

Fermo alla mia scrivania, (adesso sono le cinque di mattina) scrivo.
Scrivo per sfogarmi della mancata partenza, perchè odio i cambi di programma involontari, ma scrivo soprattutto di ciò che avrei voluto dire ai cari Signori del Governo.

Scrivo a Lei Signor Presidente del Consiglio. 

All'incontro di oggi avrei voluto dire molte cose al suo ministro. Cose serie e cose dure.
Avrei voluto dire e spiegare senza mezzi termini a voi, signori del governo, che state ormai giocando con il fuoco. Che tra l'ordine democratico e il caos dello stato che si disfa ci stanno i sindaci. I sindaci che voi costringete a fare da gabellieri per vostro contro, i sindaci ubbidienti e responsabili, ligi alle istituzioni e al giuramento di fedeltà fatto alla Repubblica, i sindaci attenti a non incendiare di anarchia questo Paese, ubbidienti alla leggi e alla costituzione per il forte senso del dovere e delle istituzioni che hanno.
I sindaci stanno dalla parte dello Stato, daccordo, ma i cittadini vanno difesi! A Roma, a Venezia, a Belluno, vanno difesi. Difesi certo, ma da che cosa? Da chi li governa? Da quel parlamento che democraticamente li dovrebbe rappresentare? Siamo arrivati forse a questo punto? Al punto che i cittadini devono essere difesi dalle loro stesse istituzioni statali? Dio non voglia, ma ho paura di sì.
Dagli enti locali arrivano preoccupantissimi segnali d'allarme: i tagli operati sui bilanci colpiscono in modo indifferenziato gli enti spreconi come quelli virtuosi, gli enti furbi come quelli onesti, col netto vantaggio dei peggiori, vantaggio iniquo che voi non potete più ignorare, che forse non avete mai ignorato.
Voi del governo lo sapete benissimo questo, ma allora perchè non cambiate sistema?
Sapete benissimo che la spesa dello stato centrale è andata aumentando in questi ultimi anni, e in modo macroscopico, e che gli enti locali sono stati messi invece a pane a acqua per sopperire alla medesima spesa. Sapete benissimo che gli enti locali incidono solo per una minima parte della spesa pubblica, e però pretendete dagli stessi una contrazione delle uscite che essi vi non possono dare. Siete onesti, siete ciechi? Vi rendete conto di ciò che state facendo? Siete... in buona fede?
I nuovi bilanci pubblici che avete introdotto sembrano richiamarsi pari pari ai dettami del cosiddetto "statuto della P2", è un fatto casuale? Lo spero di cuore, ma intanto questi bilanci saranno dei campi minati di contabilità, dei labirinti di filo spinato per gli amministratori. Anche questo voi voi lo sapete, ma a quanto pare vi va bene così. Sapete che essi renderanno difficile, "ancor più difficile" per gli amministratori locali, lavorare correttamente ed efficacemente negli enti più onesti. Ma di questo a voi qualcosa ve ne cale?
L'IMU dei terreni agricoli di montagna non è forse nemmeno la questione centrale, non è la più importante, però è un paradigma del vostro stile di governo.
Avete calcolato in modo autonomo e poco chiaro per ciascun comune le entrate presunte che secondo voi deriverebbero dall'IMU dei terreni agricoli. Il calcolo è tutto da verificare, ma intanto avete tolto, a dicembre 2014, con un bilancio in chiusura, anzi, già chiuso, e con un effetto retroattivo, centinaia di migliaia di euro a ciascun comune. I comuni anche stavolta per riavere quei soldi che avete sottratto, li dovranno "risucchiare" letteralmente dalle vene dei loro cittadini, oppure dovranno chiudere i servizi che essi erogano in loro favore. Vi sembra bello? Ve le lavate le mani? Lo sapete che in ogni caso la differenza tra i soldi sottratti da voi ai comuni, col sistema dei tagli ai trasferimenti statali, e quelli effettivamente recuperati con le tasse, resterà una differenza non risarcita ovviamente a danno dei comuni, e quella resterà allo stato, con tanti saluti al territorio? Lo sapete certo che lo sapete, ma vi va bene così.

Più tasse e meno servizi, ma perchè? Per pagare chi? In ossequio a quale logica o a quale oscuro potere finanziario?
Lo capite o no che noi non possiamo più andare avanti così? Riuscite o no a vedere che gli enti locali, così come le aziende, sono ormai allo stremo delle forze? Che le aziende, ma soprattutto i cittadini hanno bisogno di un governo vero, di soluzioni vere per i loro problemi.
Vere in che senso? Vere nel senso di efficaci, nel senso che sono capaci di risolvere davvero i problemi, di incidere positivamente nella realtà. Di voltar pagina.
Abbiamo tutti bisogno di un governo che protegga l'economia italiana, per esempio, che protegga e valorizzi il manifatturiero, l'agricoltura, il turismo, il terziario avanzato, la ricerca. Lo sapete fare questo? Ad oggi gli effetti del vostro lavoro mica si son visti.
Abbiamo bisogno di un governo che la smetta di saccheggiare i conti correnti, i risparmi, degli italiani; o che la smetta di metter mano (a vanvera) nella scuola, di buttar là riforme sempre più sgangherate e sgagheranti, volte soltanto a risparmiare.
Ci serve un governo che dia efficacia alla magistratura, per dirne un'altra, che faccia in modo di avere processi veloci e definitivi. E di un governo che tolga certi cosiddetti diritti, che sono i privilegi scandalosi e inaccettabili che hanno tutte le "caste" di questa benedetta Repubblica.
E poi serve un governo che moralizzi la politica colpendone la corruzione, che dia anche la certezza della pena, chiaro, per politico corrotto, ovvio, per il mafioso, ma anche per il vandalo del sabato notte,a cne per il piccolo topo d'appartamento, anche per il criminale minorenne. Tutto secondo giustizia e proporzione, sia ben chiaro. Perchè il ricorso all'impunità sistematica, alla depenalizzazione dei reati all'indulto ricorrente, servirà a certo svuotare le carceri, a farci dire bravi dall'UE, ma non a dare il senso di un paese serio ed affidabile. Non a dare il senso della giustizia.
Ci vuole un governo che sappia darsi delle priorità reali, che non siano di  bandiera, o ideologiche, priorità legate al più vasto e condiviso sentire della gente, priorità soprattutto legate ai bisogni reali che la gente ha. Sarà pure qualunquismo il mio, ma questo governo le ha capite o no le priorità degli italiani?
Servono azioni coraggiose e responsabili che limitino i danni ecomomici che altri paesi ci stanno facendo. Servono leggi meno ossequiose nei confronti della finanza internazionale. Serve coraggio insomma!
Sì, è davvero l'ora di avere politici forti, di gente di cuore, gente di testa. Ma voi lo siete?
C'è bisogno, per esempio, di un governo che operi per mantenere i capitali italiani in Italia, non per favorire soltanto (e a parole) l'attrazione, come dite voi, di capitali esteri, che poi vuol dire la svendita agli stranieri di interi settori del nostro sistema produttivo. C'è bisogno di un governo che dia agli italiani delle buone ragioni  per  investire essi stessi nel loro Paese, perchè è questo, a lungo termine, il capitale che davvero ci serve.
Ditelo, se siete impotenti, o complici o se siete semplicemente degli incapaci strapagati.
C'è bisogno di un governo che ponga termine al dissanguamento che deriva dall'eccessiva apertura dei confini. Milioni di euro guadagnati in Italia escono per sempre dal nostro paese e vengono spesi un po' dovunque, fuorchè qui da noi. E' un'emorragia spaventosa. I nostri prodotti vengono falsificati, imitati, osteggiati nei modi più creativi nel mondo e voi che fate per tutelarli? Che fate per difendere a livello globale i prodotti italiani?
Non è un sindaco che deve fare questi discorsi, avete ragione, è la politica, quella vera quella dei grandi politici e dei partiti. Ma come fa un sindaco a non dire che il pericolo di un collasso della democrazia è dietro l'angolo, che la crisi economica metterà a nudo molto presto la terribile fragiità del sistema democratico di questo Paese? E allora... crack!
L'Italia non è una potenza economica così piena di risorse da poter mantenere il mondo intero, l'ltalia è un paese sull'orlo della povertà. Ma voi sembrate non averlo capito. Sapete cose che noi non sappiamo? Vede cose che noi non vediamo?
Come può un sindaco non dire tutto ciò vedendo con quanta facilità il governo dilapidi il denaro dei suoi cittadini in ogni direzione. Vedendo la facilità con la quale inventi sempre nuove tasse per prelevar denaro dai suoi contribuenti.
Non tocca forse a un sindaco che vive nel suo territorio, che non ha palazzi per isolarsi dalla realtà, e che respira l'aria di tutti i cittadini normali, dire queste cose?
State sbagliando tutto. State sbagliando tutto.

Rivedete subito la questione dell'IMU dei terreni agricoli di montagna, toglietela, per favore, e sostituitela con risparmi su tutte quelle spese che non siano dirette al benessere essenziale degli italiani, sostituitela con dei risparmi su quelle cose che non difendono il Paese, che non difendono gli interessi degli italiani, che non sono direttamente collegate con lo sviluppo e la vita sociale di quessta nazione.
Imparate a dire di no piuttosto alle persone a cui va detto. A certi poteri sovranazionali a certe lobby finanziarie, a certe massonerie grasse e cialtrone. Imparate che per il governo italiano è il popolo italiano che deve venire prima di tutto: il popolo non è lì per fare da piedestallo alle vostre poltrone, sono quelle poltrone che piuttosto devono esistere per servire gli italiani. Gli italiani ho detto, non gli interessi finanziari del globo intero, non L'Europa dei Palazzi, non il mondo: gli italiani.

Questo avrei detto  al ministro se un dannato problema di motore non mi avesse malauguratamente fermato.

martedì 6 gennaio 2015

Tagli alla spesa pubblica, ma...

30 ottobre 2014


Tagli alla spesa pubblica.

Il signor Presidente del Consiglio vorrebbe gentilmente chiarire ai signori cittadini che l'espressione "tagli alla spesa pubblica" deve essere intesa come segue:
- meno servizi sanitari con attese più lunghe per le visite e gli esami, medicine e prestazioni più costose e impoverimento degli ospedali periferici...
- meno classi con più alunni per classe, meno insegnanti di sostegno, meno strumenti didattici (anche informatici),
- meno comuni con amministratori più distanti dai cittadini, meno manutenzione delle strade e degli edifici, meno servizi culturali, meno biblioteche, meno contributi alle associazioni di volontariato, meno risorse per la protezione civile...
- meno forze dell'ordine, meno scurezza, meno controllo, meno certezza della pena per i delinquenti...
- meno assitenza sociale, meno sostegno ai bisognosi, ai disoccupati, ai pensionati minimi, ai minori, agli anziani...
- meno risorse per le infrastrutture che chiedono le aziende, meno risorse per sostenere il commercio ed il turismo...
Insomma, ci vuol pensare il signor Presidente del Consiglio a spiegare ai cittadini che a fronte delle sue belle parole gli effetti saranno più tasse e meno di tutto per loro?
Se no ci dovremo pensare noi comuni mortali a raccontare la storia dei "tagli agli sprechi" per il verso giusto.


"sprechi" e "comportamento virtuoso"

30 ottobre 2014

Il Signor Presidente del Consiglio Matteo Renzi vorrebbe spiegare a noi gente del popolo cosa debba intendersi per lui con i termini
"sprechi" e "comportamento virtuoso"
così da poter finalmente individuare con parametri certi e indicatori chiari chi stia facendo sprechi in italia e chi no, e chi abbia un comportamento virtuoso in Italia e chi no.
E una volta fatto questo, vuol dirci Signor il Presidente del Consiglio Matteo Renzi come intenda egli procedere per incentivare e premiare i virtuosi e per sanzionare e disincentivare gli spreconi?
Ad oggi Il Signor Presidente del Consiglio Matteo Renzi, se vedo bene, non ha fatto una gran chiarezza sui concetti citati, nè ha adottato una sola misura per favorire le virtù (punendo i virtuosi) e sfavorire gli sprechi (premiando al contrario gli spreconi).

IMU sui terreni agricoli di montagna

 1 dicembre 2014 


IMU sui terreni agricoli di montagna: esattamente quel che NON ci voleva per la ripresa del territorio...
107.354,63 sono gli euro che lo stato sottrae d'autorità al bilancio 2014 (sic!) del Comune di Cesiomaggiore (circa 4100 abitanti). Lo comunica il ministero all'ultimo di novembre per l'anno in corso -ma ci rendiamo conto?- in previsione del fatto che altrettanti euro dovebbero essere incamerati dal Comune prelevandoli a sua volta dalle tasche dei proprietari di terreni agricoli (agricoli sulla carta). A parte la scelta di colpire la montagna, a parte la cifra enorme e dall'origine per ora misteriosa, anche i tempi (a dicembre per un bilancio in chiusura) sono immorali.

Tagli al Comune di Cesio


Lo so che è brutto dire di no a chi chiede i servizi, ma è questa la ragione...

Osservazioni sul bilancio 2013 del Comune di Cesiomaggiore

20 dicembre 2012 alle ore 11.56

Scadenze di approvazione del Bilancio di Previsione
Il D.L.267/2000 l’art. 151 recita quanto segue: “Gli Enti Locali deliberano entro il 31 dicembre il Bilancio di Previsione per l’anno successivo…”. Ad oggi non vi è ancora nessuna comunicazione ufficiale di rinvio di tale termine e comunque approvare il Bilancio prima dell’inizio del nuovo anno permette all’amministrazione di iniziare da subito l’attività amministrativa, al contrario finché non viene approvato il Bilancio non si può procedere ad alcun impegno o pagamento se non in proporzione ai dodicesimi dell’anno precedente. Pertanto se possibile è buona norma riuscire ad approvare il Bilancio di previsione per l’anno successivo entro la fine dell’anno.

In merito alle aliquote.
Le entrate del nostro Comune sono costituite quasi esclusivamente da entrate tributarie e trasferimenti statali. I secondi, negli ultimi anni, sono diminuiti in modo consistente e su di essi non c’è modo di intervenire.
Fino al  2009 compreso, il Comune di Cesiomaggiore ha applicato aliquote tributarie contenute , ma dal 2009 ad oggi i trasferimenti statali hanno subito un taglio di circa € 250.000,00.
Nonostante questo siamo riusciti, per l’anno 2012 , a mantenere soprattutto per l’IMU le aliquote di base, al contrario della maggior parte dei comuni che già per il 2012 le  hanno aumentate considerevolmente.
Purtroppo con il 2013 c’è un ulteriore  taglio di circa € 100.000,00 ex art.16 comma 6 del D.L. 95/2012 e, non potendo disporre di importanti entrate autonome  (proventi da centrali elettriche, discariche ecc..), per non dover azzerare le prestazioni essenziali del Comune , per non rischiare il blocco fattivo dell’ente,  per poter garantire gli equilibri di bilancio e garantire ai cittadini i servizi necessari, a malincuore si è dovuto agire, oltre che sul contenimento delle spese correnti, anche sulle entrate fiscali.
La scelta è stata quella di non gravare sul cittadino proprietario della sola casa in cui vive, ( per le prime case si mantiene l’aliquota dello 0,4%), ma di chiedere qualcosa in più a quelli che dispongono di ulteriori immobili.
La TARES
C’è da evidenziare il fatto che il nuovo tributo, come previsto dall’art.14 del D.L. 201/2011,  si divide in due componenti:
- una prima parte deve coprire totalmente i costi che l’Ente sostiene per la gestione dei rifiuti solidi urbani e per questo la quota fissa e variabile che ci permette la copertura dei costi è rimasta invariata  rispetto alla TARSU + addizionale comunale 2012;
- una seconda parte è la maggiorazione stabilita dallo Stato che va da un minimo di 0,30 a massimo 0,40 al metro quadro, in questo caso l’Ente ha scelto di fissare l’aliquota minima, che va a finanziare i servizi indivisibili del Comune, peccato che questo gettito andrà allo Stato, che  lo tratterrà dai trasferimenti 2013.
Se , con la nuova legge di stabilità, ancora in discussione, dovesse cambiare qualche cosa rispetto a tale maggiorazione,  la delibera prevede già che vi sia un adeguamento automatico alla norma, sia in un senso che nell’altro.

Gli adeguamenti.
Nel corso dell’anno verranno fatti comunque gli adeguamenti del caso, ma le novità che si prospettano con la nuova legge di stabilità, non sono tali da poter stravolgere il nostro Bilancio.
Per il nuovo tributo TARES si  parla di slittamento nel pagamento della prima rata, ma non di  far slittare il tributo al 2014, inoltre se anche così fosse, in tale eventualità rientrerebbero in vigore le aliquote TARSU che comportavano un gettito al Comune sempre di €330.000,00 e non si avrebbe quindi un taglio dei trasferimenti statali previsti per l’applicazione dello 0,30 a metro quadrato di € 112.000,00 (si tratterebbe semplicemente di adottare una variazione nella parte entrate di - € 112.000,00 per TARES e + € 112.000,00 sul Fondo Sperimentale di Riequilibrio).
Per l’IMU l’ipotesi che, secondo le nuove modifiche alla legge di stabilità in discussione,  l’ imposta sulle abitazioni possa essere destinata in toto ai Comuni, (salvo che lo Stato si tratterà lo 0,76 che grava sui capannoni industriali e opifici), per l’Ente nella più rosea delle ipotesi l’operazione dovrebbe essere a costo zero, in quanto lo Stato si tratterrà dai trasferimenti l’importo che nel 2012 ha riscosso per l’IMU dai cittadini di Cesiomaggiore e quindi circa € 250.000,00.
L’unica modifica, che ci preme venisse presa in considerazione nella nuova legge è l’esclusione dei Comuni piccoli dal Patto di Stabilità, viste le grosse difficoltà che si prospettano se ciò non avvenisse, non ultimo il blocco dei lavori e investimenti che coinvolgerebbe appunto anche i comuni sotto i 5.000 abitanti, per poter rispettare i rigidi vincoli di finanza pubblica.